Il Salotto di Malcom: CAMIN

381

In genere in questo salotto trovo sempre il modo di stuzzicare la mente e le certezze dei miei ospiti. Forse perché di base c’è sempre un punto fragile nella personalità di ognuno. Ascoltando invece il disco di Francesco CAMIN ho avuto indietro quel senso di fresca leggerezza, di semplicità e di normalità. Ecco: normalità. La normalità con cui il cantautore restituisce immagini e sensazioni, con cui lascia scivolare dentro melodie efficaci e mai abbandonate alla banalità. E dunque lascio entrare e accomodare in questo salotto il buon CAMIN e lascio che giri questo disco dal titolo “Palindromi”, che poi parlandoci addosso scopro che gli alberi, la natura e tutto quel concetto di radici è un motivo portante dietro quasi ogni nota, quasi ogni amore, quasi ogni visione del futuro. Un disco he non prevede la sfida e non cerca la ragione. È un disco di visioni, forse troppo accese e spietate, forse troppo ermetiche in alcuni punti… ma certamente è un disco di visioni. Ed io lo lascio girare che qui da Malcom niente deve restare al buio…

Visioni, metafore e tantissimi spunti di analisi. Oggi che la vita è così superficiale come speri di far arrivare a segno una canzone come la tua?
Innanzitutto grazie per queste domande e grazie per le belle parole spese per la mia musica! Per rispondere al quesito: ad essere completamente sincero, non spero niente. Cioè, mi fa piacere ovviamente se a qualcuno la mia canzone e il mio disco piaceranno, ma di sicuro non voglio costringere nessuno ad ascoltarla né tantomeno a farsela piacere.

Che sia poi il linguaggio estetico del mondo digitale a dialogare con il popolo ormai annidato in rete?
Penso che il mondo digitale sia un bellissimo sistema per comunicare, in maniera veloce e capillare, ciò che si vuole condividere e divulgare. Tutto dipende da cosa poi sta alla base del proprio messaggio. Forse per provare a comunicare qualcosa di diverso si devono usare sistemi diversi, più lenti, che costringono il fruitore a prendersi il tempo per analizzare e capire se una cosa realmente gli piace o no, o se gli piace solo perché piace a un altro milione di persone.

A proposito: tu che “vieni dagli alberi” (passami la metafora), come ti relazioni a tutti gli altri che vivono in rete appunto?
Mi relaziono poco.

In questo disco si parla anche di società in qualche modo. Il tuo occhio attento di “tartaruga” come racconta la scena che vede attorno?
“Tartarughe” è un modo un po’ ironico e paradossale con cui ho voluto provare a raccontare alcune situazioni che vivono attorno a noi ogni giorno. In generale credo che siamo troppo concentrati sulle effimere realtà che percepiamo con i nostri cinque sensi. Sono convinto che se ognuno si rivolgesse più spesso al proprio Dio interiore, alla propria anima, a quella cosa che c’è ma non si vede, le cose andrebbero molto meglio.

E poi questo disco parla di amore. Ci hai fatto caso che ultimamente si parla poco di amore?
Beh, dipende. Si parla fin troppo di amore, ma di quell’amore adolescenziale che viene sempre raccontato nello stesso modo. Tra l’altro se fossero degli adolescenti a raccontarlo mi andrebbe anche bene, il problema è che pure i cantanti che hanno sfondato i quarant’anni sembra non facciano un passo in più per provare a raccontare qualcosa di nuovo o perlomeno in un modo nuovo.

Con questo io non dico di esserci riuscito, però dentro di me sento che c’è molto molto altro da raccontare oltre a “mi hai lasciato, sto male, che schifo la vita”.

Un nuovo video alle porte?
Si! A giorni uscirà il videoclip di “Tasche”, terzo e ultimo singolo estratto dal disco. Sono estremamente soddisfatto del risultato e non vedo l’ora che venga lanciato!

E aspettando allora questo nuovo singolo che si pesca dalla rete “Tartarughe” e penso che più di “Tasche” reciti a pieno i tratti fondamentali di questa produzione.  Un bellissimo ascolto a portata di radice…