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Il Salotto di Malcom: Bruno Caruso

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Beh che dire amici di Malcom. L’America non è per niente lontana anzi… direi che qui potremmo scrivere un film dal titolo nostalgico come “Un americano a Roma”… o in Emilia che farebbe assai scena vista anche quella vena d’autore che rimanda anche ad un certo rock targato Liga. Ebbene si: Bruno Caruso ci regala un primo disco dal titolo strano come “ASSSolutamente” ma dalle chiare – anzi chiarissime – tendenze: quel rock americano, “asssolutamente” americano ma italiano negli intenti, nel mood forse troppo mocciano, dal romanticismo d’amore che forse avrei preferito più sporco e meno cinematografico. Insomma un esordio che non regala la rivoluzione ma anzi mi fa tornare ai miei cari e fedeli vinili degli anni ’90.

Benvenuto in questo salotto virtuale dove, come vedo soltanto io, ci sono infiniti rimasugli del passato della grande musica. Ecco un punto di partenza: il tempo. Perché guardiamo e attingiamo sempre al passato? Questo tuo primo disco sembra figlio degli anni ’90…
Effettivamente si è da li che sono partito ed è da li che volevo essere conosciuto raccontandomi dalla mia nascita artistica, in futuro certamente si potranno apprezzare segni di crescita e di influenze musicali più autorali.

Per te cos’è il grande rock? E se parliamo poi del pop?
Per me il rock è stata la novità sul modo di esprimersi in musica dei primi anni 60, i Beatles partendo dall’ Europa e il grande Presley che l’ha diffuso partendo dall’America hanno generato un movimento che può uguagliare tranquillamente il Pop degli anni 90 o il Rap/Trap di oggi. Il Pop ormai così definito per me è improprio abbinarlo ad un solo stile, la parola deriva da Popolare e quindi si dovrebbe abbinare alla musica più in voga in un dato periodo.

E poi come te lo spieghi che alla fine convogliano sempre li i suoni di queste nuove voci italiane? In altre parole: secondo te esiste ancora la sperimentazione?
Non saprei rispondere a questa domanda, di certo musica che si assomigli ce n’è tanta ma è anche vero che molti tendono a ripiegare su quello che richiede il mercato in quel momento.

Elettronica: oggi la scena indipendente è quasi esclusivamente padroneggiata dall’elettronica. Che rapporti hai con questa dimensione?
Molto lontana, e lo dico con rammarico perché mi rendo conto che molti addetti al settore, guidati dalle tendenze così come rispondevo prima, la richiedono, mentre nel mio lavoro, nonostante ci siano suoni che possano sembrare elettronici ci sono solo strumenti suonati realmente con le mani ( chitarre, basso, batteria, ecc.).

Un nuovo video in arrivo?
Si certamente ma non so definire la data effettiva, il periodo ci ha imposto molte restrizioni e moltissimi passaggi obbligati, spero davvero presto.

E dalla rete ci godiamo “Qualcosa da dire” che in fin dei conti affascina con questa sezione di drumming davvero potente. Un bel disco… niente da eccepire. E girate alla larga voi che cercate le finte trasgressioni indie…