Il Salotto di Malcom: BARRIERA

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E questa volta ho dovuto spegnere le luci per far entrare un progetto che si titola Barriera. E con lui arriva la tendenza sempre discutibile di voler nascondere la propria vita alle luci della scena mediatica. Ed io non posso che rispettarlo e lasciarmi anche intrigare. Ma se – come dice lui – la discussione approda su concetti morettiani in cui si nota più l’assenza che la sempre eterna presenza, io direi anche che la contraddizione è dietro l’angolo visto che poi, di nascosto, facciamo sempre la comparsa sui media. Dunque non è il non esserci ma il volerci essere non con la propria faccia. Questo nasconde letture davvero interessanti… e il rimando a progetti come Liberato è assai automatico anche se qui, il nostro Barriera, non è stato così rigido e dittatore nel nascondere la sua identità. A cercar bene si viene a sapere nome e cognome di chi c’è dietro questo nuovo progetto che, lineamenti facciali a parte, promette un bellissimo gusto indie-pop dai retroscena urbani e periferici di una Torino ovviamente notturna. Parliamo di barriere, parliamo di lontananze industriali e politicamente educate, parliamo di persone che ormai non sanno più considerarsi fratelli di questa terra. Ovviamente ho enfatizzato il concetto, Barriera non fa musica politica ma ha quella pittura impressionistica che lascia aperte numerose finestre di lettura anche dietro una “semplice” canzone dell’amore adolescenziale. Non è superficie quel che deve arrivare. Io ho trovato acqua buona nello scavare. E dunque, faccia o non faccia, diamo il benvenuto a Barriera:

Altro progetto senza volto, almeno così sembrava fino a poco tempo fa. In generale mi domando: nell’era dell’apparire, come si trova il coraggio o la voglia di non apparire?

Ti rimbalzo la domanda: come trovano tutti il coraggio e la voglia di apparire? È una cosa che non riesco a spiegarmi. La tentazione più grande che ho, quella che mi elettrizzerebbe di più, sarebbe proprio il comportamento opposto: sparire. Mi sembra altrettanto perverso, ma molto più divertente. 

Voglio restare sul tema sempre in toni generici e poi se vorrai anche dirci il tuo personalissimo significato: ll saggio filosofo sottolineerebbe questo come un atteggiamento che in realtà ricerca più attenzione attraverso una strada sfacciatamente “diversa” da quella di tutti. Come a dire: con una bella ragazza ci provano tutti, forse mi faccio più notare se non faccio come gli altri… cosa mi rispondi?

Il classico problema morettiano. Mi si nota di più se non vengo? Non lo so, credo sia più banalmente la voglia di coincidere con quello che si fa, per restare dalle parti del saggio filosofo. Per la serie mando avanti le mie canzoni, che di sicuro sono la cosa più decente che ho di me. 

Ma parliamo di “barriere”… che oggi diventano (o meglio stanno tornando a diventare) anche barriere di confine, barriere fisiche tra gli uomini…

Parliamone. Ogni dogana è un confine nella testa delle persone. È un effetto farfalla. Un giorno non riesci a comunicare quanto stai male, e come assurda conseguenza a questa barriera mentale qualcuno il giorno dopo chiederà di affondare una nave con delle persone a bordo. 

Il taglio un po’ adolescenziale nelle liriche ormai è quasi divenuta una moda. Secondo te quel famoso “peso poetico” di artisti come Faber o come Conte, come si codifica oggi?

Si resiste, e ci si iscrive al club di quelli a cui piacciono le parole! Qualcuno c’è anche adesso, e io sono proprio l’ultimo arrivato al massimo. 

E dal vivo come metti in scena l’anonimato? Nei concerti come gestisci “chi non devi far vedere”?

Barriera dal vivo è una cosa strana. Per ora è stata una performance teatrale a piazza castello, a Torino, qualcosa che non c’entra con la musica. Domani potrebbe essere qualunque altra cosa, musica live compresa. 

Elettronica che porta e che determina. Voci che si fanno corali. Disegni e figure che fanno vedere. Questo progetto di soli 3 brani corredati dai relativi video, peschiamo “Ringhiera” che trovo sia diretto e incisivo nel far capire quanto siamo lontani come individui, nonostante l’imperante vicinanza della vita civile di oggi. Ed è tutto discutibile s’intenda…