Il Salotto di Malcom: Asia Ghergo

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Nastro rosa amici di Malcom. Chissà perché è sempre meno frequente ritrovarsi una donna a vestire i panni di cantautore. O forse è solo una mia stupida impressione. Certo è che qui da noi il nastro rosa lo appendiamo di rado e oggi sono doppiamente elettrizzato perché avremo modo di fare un viaggio che parte dalla rete digitale e finisce sulla pelle delle persone. Asia Ghergo, giovanissima YouTuber con oltre 90 MILA iscritti sul suo canale, divenuta cantautrice a tutti gli effetti con un lavoro d’esordio dal titolo “Bambini Elettrici”. Dalle cover della scena indie… alla scena indie. Un disco pop, indie ovviamente, un disco elettrico, anzi elettronico, un disco di verità con questa voce della Ghergo che vanta sfumature assai particolari, nostalgiche, un poco “americane”. Ed io sono curioso tanto… e proprio dal nastro rosa vorrei partire. Dunque spolvero e faccio il galantuomo e do il benvenuto alla giovanissima Asia Ghergo.

In questo salotto virtuale siamo sempre felici (più del solito) quando si presenta un’artista. E questo perché, soprattutto nel versante cantautori, il nastro rosa si vede di rado. Come mai secondo te ci sono più cantautori che cantautrici?
A mio parere non è vero che ci sono più cantautori che cantautrici, semplicemente a queste ultime viene dato meno spazio di risonanza. Questo probabilmente perché negli ultimi tempi i cantautori uomini fanno più audience, forse per via di una preponderanza di pubblico femminile, non saprei. La cosa di cui sono certa è che ci sono là fuori tantissime ragazze che scrivono canzoni e che magari si sentono sfiduciate nell’aprirsi al mercato musicale.

Parliamo del disco che ti traghetta in una dimensione meno intima e “cameratesca”. Insomma, sei passata dalla voce e chitarra acustica ad un disco con produzione digitale e non. Insomma un salto niente male. Come ti ci trovi dentro? TI appartiene o senti di esserti in qualche modo “tradita”?
Non mi sento di essermi tradita, assolutamente, anzi penso di essermi data una possibilità. Ovvero ho dato modo agli altri di vedermi finalmente sotto un’altra veste, ed era proprio questo il mio obiettivo. Sono più riconoscibile con chitarra e voce, questo si, ma nel mio spirito mi sento molto più elettronica e rock, mi sento un’anima synth ahahaha.

“Bambini elettrici”. Un titolo forte: chi sono?
I bambini elettrici sono tutti coloro che si meravigliano di fronte alle piccole cose, che hanno un’animo sensibile da difendere. Magari chi si sente più fragile degli altri, mentre dentro di sè nasconde una forza inestimabile, come una scarica elettrica, che non vede l’ora di tirare fuori.

E perché sono elettrici e non elettronici visti i tempi?
Proprio perché volevo concentrarmi più che sull’aspetto del digitale, sul lato più umano, più vivo. L’elettricità richiama una certa energia, la stessa che ritrovo nello spirito di molti adolescenti, i destinatari preferiti del mio disco.

A chiudere: quanta città metropolitana c’è dentro questo disco? Penso che ogni disco abbia il suo habitat…
Questo è senza dubbio un disco di periferia hahah. Parlo per tutti quei ragazzi e ragazze che come me sono cresciuti in una piccola città e che fremono di vedere e sperimentare la vita che c’è là fuori, oltre i loro confini, spazio che bramano ma di cui al tempo stesso hanno timore, quello di lasciare la propria comfort zone, di crescere e diventare adulti.

Dalla rete, dal suo habitat principale, prendo questo video metropolitano, di adolescenti pulsioni, di amore e di società. Non mi sarei mai aspettato colori accesi e mood maggiori. Tutto vive di grandissima coerenza. Una bella produzione che dimostra quanto sia capace di partire da basi solide e ben strutturate.