Il Salotto di Malcom: Andrea Giraudo

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Amici di Malcom… finalmente in questo salotto virtuale riesco ad ospitare un artista che mi permette di tenere in vista tutti gli arredi possibili… di tutti i gusti e di tutti i generi. E quindi lascio appese le tele gitane, le teche della sabbia latino americana, lascio in esposizione i dischi di Miles Davis da una parte e quelli di grande pop italiano dall’altra. Le mie poltrone avranno alle spalle scaffali di libri di filosofia mischiati a quelli di Baricco e di Benni. E cosa manca? Manca un bel Borsalino, un vecchio rum come si deve, qualche sigaro e la voglia di “Stare bene”. Ecco come quadra il cerchio ed ecco il titolo del nuovo disco del cantautore e musicista (pianista) cuneese Andrea Giraudo. Un disco intenso e lungo di inediti che davvero spaziano ovunque nella forma e nella scrittura. Spaziano dal Jazz al Gospel, dal Soul al Pop senza passare dal via, tutti rigorosamente in italiano, tutti con quel fare che mi riporta alle situazioni benestanti di grandi città e case moderne con dentro giochi di bambino. Come la copertina del disco firmata proprio da sua figlia. E dentro le sue tracce Giraudo manca forse dell’appeal estetico dei singoli che restano ma conservano una qualità espressiva e compositiva che vale la pena sottolineare. Musica per stare bene, perché alla musica chiederemo soprattutto questo, almeno oggi. Benvenuto ad Andrea Giraudo:

In questo salotto virtuale c’è sempre aria di contaminazione. Passa di tutto e ognuno lascia qualcosa. Credo sia accaduto qualcosa di simile per la tua musica, per questo disco… non è così?

Direi di si, se per “contaminazione” intendiamo la naturale evoluzione del linguaggio musicale, che arricchisce le nozione di base acquisite nel tempo con quotidiani contaminazioni, o meglio, assimilazioni e trasformazioni di tutto ciò che ci colpisce, nel bene e nel male, o comunque ci interessa fuori e dentro il linguaggio musicale.

Cosa significa, in fondo… “Stare bene”?

Vent’anni fa probabilmente avrei dato una riposta diversa da oggi: avrei puntato sul raggiungimento degli obbiettivi e la realizzazione di desideri più o meno puerili… oggi, senza dubbio,  lo stare bene per me no può prescindere dalla tranquillità, per poter coltivare le mie passioni; tranquillità per tenere lontana l’ansia, la paura e tutti quelli stati d’ animo castranti e portatori di sfiga. 

“Stare bene” è riuscire a zittire pensieri e persone moleste, eliminare la spazzatura ( anche musicale) che intasa orecchie e anima … poi c’è sempre il superenalotto!

E perché il disegno di un bambino/a per la copertina?

I disegni dei bambini non esprimono mai dubbi, ma verità assolute con gran semplicità. “Musicino” , il personaggino della mia copertina, è allegro e fiducioso, ha i fiori al posto delle mani perché “suona bene il piano”… e soprattutto è un’opera della mia bimba Annacarla. Avevo scelta? 

Ma secondo te, crescendo si smette di “stare bene”?

Crescendo si perde il senso della “magia “, cioè quella capacità innata dei bambini di accettare per vera qualsiasi irrazionalità. Crescendo il confine tra immaginazione e realtà si fa sempre più marcato ad eccezione degli artisti, forse. Comunque per chi ha avuto un’ infanzia come la mia, la crescita ha sicuramente comportato qualche delusione e rimpianto inevitabile.

E artisticamente parlando, crescendo… quanto si “sporca” la musica che si fa? Come a dire: si perde l’ingenuità e l’istinto per dirigersi verso cose pre-confezionate?

Quando un artista “sporca” la sua musica, come dici tu, smette di fare il musicista e fa il manager o marketing o il piazzista… se ci riesce buon per lui. Penso che la musica sia una delle poche applicazioni della vita in cui l’onestà intellettuale premia. La musica che hai dentro è vera e sincera nella sua natura. 

Hai deciso di condividerla? Piace? Bene! Non piace? Datti alle cover, se hai quel talento. Non ce l’hai? Lascia perdere! Di stalker musicali ce n’è già fin troppi, fai altro! 

Ormai questo disco ha già diversi mesi. Che cosa ha lasciato e che cosa ha portato di nuovo?

Quest’album man mano che acquista autonomia mi aiuta farmi capire a che punto sono del mio viaggio musicale. Un disco è una stazione di posta, ma soprattutto è la voglia di andare avanti e fare cose nuove.

Dalla rete peschiamo questo singolo La Clessidra” . E vi lascio immaginare gli scenari un poco circensi e un poco jazz alla Conte… e sempre vi prego di sottolineare bene le strutture, le soluzioni, i colori di questa canzone. E poi ascoltate quel che resta di un disco che vuol far “Stare bene”… e non è poco