Il Salotto di Malcom: Andrea Di Giustino

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Finalmente torno alle radici del bel sentire italico. Pop. Musica Leggera. E perché diavolo tutti la snobbate? Trovo ci sia tanta ipocrita voglia di fomentare e credersi innovatori quando invece ci manca tanto così dal conoscere financo le basi. In questo salotto virtuale non mi faccio mancare niente. E per la serata con il cantautore Andrea Di Giustino levo Jack Daniels e verso Cointreau. Il suo disco nato qualche settimana fa, numerosi giorni fa, ha un titolo da subito affascinante anche se troppo cercatore d’oro di romanticismo da social network: “Il Senso dell’Uguale”. Play. Bella voce. Bel suono. Pulito. Mai invadente. Ognuno sta al suo posto, piccolo ed umile, silenzioso e non eccessivo. Ognuno fa quel che deve fare. E lo fa bene…signori miei, lo fa bene. Bravo Di Giustino. Che poi non esalta ne stupisce ne fa gridare al delirante mondo nuovo, che poi non ci sono pezzi che rivoluzionano il dna della storia, beh questa è un’altra storia. Un po’ come mangiarsi un “semplice” piatto di spaghetti al pomodoro…ma come fatto come il cielo comanda.

Vocal Couach e Cantautore. Chi ha generato chi?
È sicuramente il cantautore o meglio il cantante a generare il vocal coach. Diciamo che non sono nato con la camicia, vocalmente parlando, pertanto ho dovuto fare un grande lavoro su me stesso al fine di migliorare i movimenti muscolari che consentono di controllare il suono. Oggi questa esperienza la metto al servizio degli altri.

Insegnando canto che nuove generazioni incontri (musicalmente parlando)? Crisi o speranza?
Speranza nella crisi. I giovani che scelgono di percorrere la dura strada della musica avvertono la palese crisi culturale, fatta di tanti prodotti e pochi contenuti, in parte inevitabilmente assorbono alcune tendenze, ma quando iniziano a scavare nelle radici musicali sviluppano quella onirica speranza tipica di chi si rende conto che è esistito in passato un mondo musicale e non solo, diverso che non può essere riportato in vita ma preso come modello. Le nuove leve cambieranno il mondo

Cantautore oggi. Il senso di questo lavoro non esattamente uguale a prima?
Il problema non è se sia cambiato il modo di fare il cantautore ma se è cambiato il modo di ascoltarlo. Oggi la musica si sente e non si ascolta, e in tale contesto il cantautore è una sorta di grillo parlante che ricorda che la vita è fatta di emozioni, di sogni, ma  nel caos della vita il grillo parlante risulta noioso e inopportuno.

Secondo te si è sempre figli e figliocci di grandi pilastri venuti prima nella storia? Tu per esempio?
Ovviamente si. Io non mi sento figlio in senso stretto di un modello specifico, anche se ho dei punti di riferimento con cui umilmente mi misuro ogni volta che scrivo, diciamo che alcuni artisti sono il target che mi prefiggo di raggiungere  altri sono irraggiungibili ma stimolanti come per esempio Fabrizio De Andrè.

Il tuo personalissimo senso dell’uguale? Trovare o cercare? Viaggio o arrivo? Contaminazione o tradizione?
Il mio senso dell’uguale corrisponde alla meccanica staticità mentale che ci lega a gesti o tradizioni senza che ci si crei alcun dubbio, rompendo tali loop si inizia a viaggiare e capire che la sfumatura è molto più interessante del colore stesso. In tale ottica la tradizione occupa un ruolo di partenza l’innovazione è ciò che ci consente di svilupparla per trasmettere delle emozione al passo coi tempi. Quello è il punto di arrivo, da cui poi si genererà una nuova partenza.

Dietro le quinte dello spettacolo: questo disco rappresenta il tuo quotidiano o il tuo alter ego? Arte e scrittura è spettacolo o realtà?
Questo disco parla di me, e spero di tanti come me, che hanno dovuto rivedere la loro vita, trovare la propria strada, di tanti che sono caduti ma hanno continuato a sognare. Sto talmente bene nel mio piccolo grande sogno musicale che trasferirlo nella realtà della vita sia stata una conseguenza per vivere felice.

Bello ben fatto dieci e lode ascoltando il singolo e guardando il video “Punto a capo”. Impronunciabile il regista ma direi che Di Giustino porta a casa del buon lavoro italiano che è bandiera di tante cose che dovremmo studiare di più invece di condannare per sentito dire come si fa quando ci crediamo politici o allenatori di calcio dopo un gustoso pomeriggio al bar. Mestiere.