Il disco d’esordio di un cantautore da tenere d’occhio… Giuseppe Di Gennaro

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giuseppe

GIUSEPPE DI GENNARO
Multiforme2

Pianoforte, chitarra e voce. Ballate e cavalcate elettroacustiche in cui canta la realtà vissuta da lui e quella percepita dagli altri. Una scrittura fluente, brillante, che lo pone di diritto ad essere ascoltato con attenzione. Una struttura dei brani spesso accattivante, che fa di questo primo album dell’artista milanese una riuscita compilation di potenziali hit single. Non avrebbe potuto essere altrimenti. Prima di questo disco infatti c’è una lunga gavetta con una sfliza di nomination e premi di rilievo vinti. Multiforme2 si spera abbia altrettanti consensi. Se li merita tutti.

Come definiresti con quattro aggettivi la tua musica?

Fisica e spirituale per quanto riguarda la musica. Realistica e immaginaria per i testi.

Come si intitola la tua/vostra ultima fatica discografica e come è stato il percorso di produzione della stessa?

Si intitola ”Multiforme Due” ed è la seconda parte, composta da otto tracce, di un progetto fatto di canzoni con influenze diverse fra loro e che volevo avesse come punto di partenza la forma-canzone. Il percorso di produzione è nato dall`esigenza di selezionare delle canzoni, scritte nel tempo, che avessero delle caratteristiche precise e che volevo organizzare in un progetto unico, come in una sorta di manifesto personale. La collaborazione con Cristiano De Andrè prima e un motivo familiare poi, ne hanno rimandato l’uscita ma al tempo stesso mi hanno permesso di ritornare in studio e di fare dei cambiamenti senza i quali, anche grazie ai musicisti che hanno collaborato, questo lavoro non sarebbe così com’ è oggi. Alla fine credo sia venuto fuori un percorso strano, così come lo immaginavo; in cui ogni pezzo, leggero e meno, sembra essere lì ad accompagnare uno stato d’animo e un’ esigenza di fruizione diversa. Aver curato la produzione artistica ed esecutiva di tutto questo è stata un’esperienza importante ; il compimento di un primo obiettivo voluto fino in fondo.

Se ti chiedessi quanta gente “mi porti” ad un tuo concerto, come reagiresti?

Le parole così come le domande sono rivelatorie di una ‘cultura’ non propriamente legata al valore della musica e probabilmente di un’ incapacità di definire una programmazione artistica capace di richiamare gli amanti del live.

Quanto sono importanti i social per la tua/vostra musica?

I social oggi per un musicista sono canali fondamentali; una zona di confronto senza intermediari. Non ne faccio molto uso quando sono in fase di produzione ma, una volta finito, cerco di dedicarci il tempo necessario.

A quanti concerti di musica di altri artisti indie sei stato negli ultimi sei mesi e cosa ne pensi dell’underground indipendente?

Potrei esser stato a quattro o cinque concerti. Penso che la qualità sia relativamente buona, cambiano velocemente anche le forme di espressione come i linguaggi. Non è raro scoprire progetti interessanti come trovarne di altri, secondo me, meno validi . Non è una questione di appartenenza al mondo underground o mainstream ma di fare musica con un valore intrinseco o meno. Per quanto io non mi senta ne dell’uno ne dell’altro campo certamente dell’ underground apprezzo un’autenticità e un coraggio della formula meno condizionata da certi meccanismi. Ci sono suoni non convenzionali, una ricerca e non solo un’ambizione (legittima) ad apparire in televisione con delle cover senza un progetto alle spalle. In questo senso, da cantautore, anch’io mi sento underground; preferisco scrivere e cantare le mie canzoni o lavorare, come è capitato, per artisti con mondi a me più affini.