I Vostri Eroi è il primo video firmato Dj Color e Sandro Su

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Intervista a cura di Angela Mingoni

 

Il 27 Gennaio è uscito Hungerplan, il nuovo album targato Dj Color e Sandro Su.
Li abbiamo intervistati per parlare di I Vostri Eroi, primo videoclip del duo di Trieste.

 

 

Allora il 27 gennaio succede che esce l’album Hungerplan di Sandro Su e Dj Color per ThisPlay Music. 
Succede ancora che due ragazzi triestini (o quasi, sappiamo Sandro che vivi a Trieste ma sei originario di Termoli,in Molise),  finalmente ottengono qualcosa di importante. Trieste non è esattamente quel che si dice la città più semplice del mondo da cui emergere.  Questo vostro nuovo traguardo raggiunto è senz’altro motivo d’orgoglio.  Ma la vera domanda è: come succede che da Trieste si inizia la conquista del mondo?

Color: Dunque, occorrono: un buon piano, idee chiare e dedizione. Nel progetto nulla è stato lasciato al caso, dalla produzione musicale, alla grafica, ai video, alla comunicazione e tutto il resto. Non è davvero importante qual è il posto da cui parti, è importante che tu sappia con precisione dove arrivare.
Abbiamo realizzato Hungerplan come se fosse un libro in musica, i pezzi seguono la storia che c’è attorno a questo fantomatico personaggio che si muove in una società sospesa tra l’oligarchia del presente e il suo passato.
Succedono diverse cose durante il disco: nella title track, il “protagonista” arriva in una stazione affollata mentre la propaganda parla attraverso i media di regime, lui ha un sussulto, un moto di coscienza e da lì parte il  suo viaggio che lo porterà poi a ribellarsi come in #stayfree, il resto lo ascolterete voi!

Sandro: Imputare, al posto in cui si vive, la responsabilità dei propri fallimenti crea un alibi troppo comodo. Mi rendo perfettamente conto che raggiungere traguardi importanti nel campo musicale è cosa non poco complessa ma ti assicuro che Trieste o Termoli non c’entrano assolutamente nulla.

“I Vostri Eroi” è il primo singolo estratto da Hungerplan; “….ma se mi sposto un po’ più in qua i vostri eroi fanno cacà….”. Il messaggio mi sembra sia più che chiaro. Ma per fugare ogni dubbio, raccontatecelo in due parole o anche di più.

C: Il messaggio è che in questa società cerchiamo gli eroi, i salvatori, gli arrivati, perdendo di vista l’io, noi l’abbiamo proposto nell’ottica dell’industria musicale, che sa essere terribilmente conformista e buonista e sempre poco attenta alla qualità, non nella proposta ma nel livello della proposta.

S: Antares non poteva essere più esaustivo di così, andare più a fondo vorrebbe dire spegnere la magia, come quando provi a spiegare una barzelletta, non fa più ridere. In generale prendo sempre le distanze da quello che potremmo definire un “messaggio chiaro ed univoco”, non vorrei mai cadere nell’equivoco dell’allegoria, del “sociale”, del “mondano”, se io “mi sposto un po’ più in qua” è per guardare le cose da una prospettiva diversa nella quale tento di coinvolgere chi ascolta. Se vuoi ti descrivo il Colosseo per filo e per segno ma se fai un salto a Roma ti assicuro che è meglio.

 

Durante il pezzo in questione, tu Sandro, ci infili il tuo dialetto. L’idea dunque è quella di rimarcare la tua identità o forse è solo un modo per seguire un po’ una corrente che piace? Cioè per capirci; Rocco Hunt, ad esempio, fa rap usando il dialetto napoletano e spopola o mi vengono in mente i SudSound System, che magari non è che proprio fanno rap ma insomma quello è il concetto.

S: Amo i dialetti Italiani, tutti.
Sin da ragazzino mi esprimo occasionalmente in un idioma spurio, un azzardato mix di marchigiano, abruzzese e molisano che rappresenta un vero e proprio registro linguistico a se stante di cui non saprei fare a meno poiché gran parte del mio rap si gioca sull’accostamento (a volte improbabile) di registri linguistici diversi.
Nel pezzo “I vostri eroi” in particolare, ci sono alcune frasi pronunciate in un maldestro napoletano, una sorta di doveroso tributo al rap partenopeo e a tutto quello che mi ha trasmesso negli anni in cui mi andavo formando, non parlo solo di struttura o di “tecnica”, ma di anima, sorrisi, mani strette, panini funambolici in orari e posti impensabili, allenamenti, abbracci, hip hop e alla fine un buon caffè.
Tu dici Rocco Hunt e Sud Sound System, io dico De Andrè, Crêuza de mä (1984).

Al singolo “I vostri Eroi” è legato anche un videoclip decisamente ben fatto con immagini forti ed esplicite. Voi non siete persone a cui si può mandarla a dire e lungi da noi farlo. Qualcuno potrebbe dire che, anche con le immagini, siete molto aggressivi.

C: Sono un grande appassionato di tutto ciò che è arte figurativa e l’idea di poter trasmettere un’emozione attraverso un’immagine riconoscibile mi ha sempre incuriosito.
Abbiamo realizzato un video didascalico, dove le immagini seguono le parole in modo da evidenziare il messaggio visivamente.
Non è l’aggressività nelle immagini a catturare lo spettatore, ma il rendersi conto che ormai si è abituato a quella violenza. La televisione propone immagini aggressive continuamente, immagini che ormai abbiamo ampiamente metabolizzato, visi, personaggi e situazioni che si vedono nel video fanno da sfondo a fotografie, filmati e tragedie viste mille volte.
Nel videoclip abbiamo voluto trasmettere solo la fase cosciente della violenza visiva, quella che ti fa ragionare sul giusto o sbagliato. La coscienza con noi stessi è spesso più violenta delle immagini che l’hanno formata.
Da qui l’ idea per il video.

S: Dipende, aggressivi a confronto con chi? Luttazzi è aggressivo se paragonato ad un qualsiasi comico di Colorado, David Lynch è disturbante se ci si abitua ai Vanzina, Cèline renderebbe impossibile addormentarsi ad un qualsiasi lettore di Fabio Volo, il Che era di sinistra ma dicono lo sia anche Renzi.
Non saprei dirti, in una scala che va dai Puffi ad Alien, quanto siamo aggressivi e se lo siamo, forse siamo solo molto liberi.

Collaborazioni importanti in questo disco. Rapper e produttori di una certa importanza, ed anche il cantautore triestino Abba Zabba (uscito da poco col suo Ep “Sereno”). Qual è la formula per coniugare il rap all’ indierock?

C: Il soul, e chiedere ad Abba di cantare nel disco ci sembrava il minimo.
Nel disco non ci siamo posti limiti di alcun genere, AbbaZabba ha un tono di voce particolare e su Mezzanotte è riuscito a portare quella ruvidezza del rock che volevamo, il pezzo parla di un fiume di pensieri che scorre, fino al ritornello in cui c’è un’ammissione di coscienza, sottolineata dalla voce di  Abba.

S: Non ho mai creduto nella divisione in generi, più etichette ci sono meno riconosci i gusti, la musica è musica, tutta la musica, solo la musica.
Con Abba condividiamo molto del nostro tempo, non credo ci fosse artista più indicato per interpretare una pagina di Hungerplan.

Per qualche tempo  avete ricoperto il ruolo di direttori artistici di uno dei più grandi locali a Trieste.
Ricordo di concerti “indie” entusiasmanti sia musicalmente sia a livello di coraggio da parte vostra. Cioè mi spiego; parlo proprio di una questione a livello di pubblico. Pan del Diavolo e Capovilla (solista) non sono onestamente nazional popolari.  Insomma, mi pare vi foste messi parecchio in gioco rischiando in prima persona. 
Qual è stata la risposta del pubblico verso la musica definita indipendente e di riflesso com’è la risposta del pubblico nei confronti della vostra musica?

C: Io e Francesco dei Burnin Fyah abbiamo preso in mano la direzione artistica del  locale quando è stato chiuso in maniera poco simpatica dalle autorità.
Eravamo molto motivati, non potevamo accettare il fatto che a Trieste sarebbe potuta scomparire una realtà come Etnoblog.
Abbiamo cominciato a organizzare una serie di serate e concerti in base a tutti i gusti delle persone che potevano frequentare il posto, confrontandoci con tutte le crew che già gravitavano attorno.
Tre Allegri Ragazzi Morti, Spiller, E-Green, Magellano, Aquadrop sono solo alcuni nomi che abbiamo chiamato, cercare di proporre la qualità che girava in Italia anche a Trieste ci sembrava d’obbligo, il pubblico ha gradito e anche noi abbiamo fatto una bellissima esperienza, per poi tornare ognuno al suo mestiere. Il pubblico è ben propenso alla musica indipendente, anzi, penso che i confini del mainstream ormai si siano rotti, stiamo riscuotendo ottimi consensi soprattutto da gente che non segue generalmente il rap, anzi e questo ci piace.

S: Se si esclude il frangente “eventi hip hop” nel quale avevo voce in capitolo, io non mi occupavo della direzione artistica, ero una sorta di “responsabile di serata”, questo mi ha consentito di stare a stretto contatto col pubblico di ogni tipo di evento organizzato, molti furono entusiasti della programmazione di quel periodo, segno che la musica indipendente oltre ad avere un suo seguito già ben codificato riesce facilmente a fare nuovi proseliti.

 

Ed adesso godetevi il video di “I Vostri Eroi”!

 

 

 

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