I RIFF GRANICITICI DI LA MATHAMORFOSI

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La Methamorfosi con
“GUAI”parla di di sogni , di cose
vere , di cose che le
appartengono, di vita malata o meglio di gente malata, dipendenze e voglia nonostante
tutto di stare bene, per non dimenticare come questo mondo potrebbe essere migliore
Rock energico e distorsione sonora, ogni composizione nasce da un riff o da una melodia
vocale su cui si sviluppano suoni e sensazioni autonome .
la voglia di cantare in italiano per potersi esprimere meglio non nasconde doppi sensi e
riferimenti a fatti e persone, testi scritti nella maniera più semplice e sincera possibile
chitarra basso e batteria come un muro inciso da contaminazioni grunge , doom,
alternative rock , chitarre ritmiche come macigni si trasformano in arpeggi da paranoia
estrema , la base ritmica chiude questo cerchio spianando la strada al suono potente che si
vuole esprimere con questo primo lavoro.
I BRANI guai, mia e sp saranno i primi singoli accompagnati dai loro video clip
ufficiali

Come definiresti con quattro aggettivi la tua/vostra musica?
Sincera, diretta, compatta e ombrosa.
Come si intitola la tua/vostra ultima fatica discografica e come è stato il percorso di produzione della stessa?
Il nostro ultimo lavoro, Guai, è anche il nostro disco di esordio. È stato composto mettendo assieme le canzoni composte da quando abbiamo dato vita al nostro progetto, tre anni or sono. Le canzoni sono nate in fasi diverse ma con una matrice comune: l’improvvisazione. Generalmente ogni brano prende il via da un riff, una melodia, un ritmo o anche solo un tappeto sonoro che qualcuno di noi porta in sala prove. Poi da li ci lavoriamo tutti quanti, girando e rigirando i riff, tagliando e rimescolando le parti fino a che non siamo tutti soddisfatti del risultato. Nessuno di noi ha un ruolo definito, e tutti allo stesso modo collaborano alla stesura di un pezzo. Registriamo tutto, in sala prove, e poi riascoltiamo nei tempi morti. Quando qualcosa ci piace ci torniamo su e ripartiamo da li. Praticamente tutte le canzoni sono state sviluppate così: qualcuna è nata in una sola prova, mentre per altre la gestazione è stata più lunga. I testi sono poi un’altra componente importante. Non che li curiamo in modo maniacale come farebbe un vero e proprio cantautore, ma vogliamo che il senso della canzone sia dato dall’unione delle parole con la musica e quindi anche se ovviamente si prende il via da un testo scritto da uno di noi, poi tutti dicono la loro anche su questo aspetto.
Se ti chiedessi quanta gente “mi porti” ad un tuo concerto, come reagiresti?
È una domanda alla quale chiunque suona, in qualsiasi contesto, si è ormai abituato e pertanto non mi meraviglierei. Quando a porla è il gestore di un locale, magari uno che si dedica unicamente alla musica originale, è comprensibile che si preoccupi a priori dell’andamento della serata perché lui con chi frequenta il posto ci campa e magari ha anche uno staff da mantenere. Detto questo, un locale semi deserto non è mai un obiettivo per nessuno e quindi gli sforzi devono essere condivisi: come gruppo non possiamo promuovere il nostro concerto per gestori privi di un vero interesse né tantomeno restare con le mani in mano sperando che il pubblico piova a frotte senza aver minimamente pubblicizzato l’evento.
Quanto sono importanti i social per la tua/vostra musica?
I social sono ormai un elemento determinante per farsi conoscere, ma è anche vero che viviamo un sovrapopolamento di entità che spesso può portare a confusione. Non siamo dei grandi fan delle piattaforme social, nel senso che preferiamo concentrarci sulla musica piuttosto che sui contenuti condivisi, ma allo stato attuale sarebbe anche stupido non sfruttare le incredibili opportunità che il “mondo connesso” ci offre. A ben vedere, tutti i risultati che stiamo ottenendo di recente li dobbiamo a contatti creati, direttamente o indirettamente, proprio attraverso le varie piattaforme a disposizione. Inoltre, al giorno d’oggi è formidabile poter arrivare a fare ascoltare la nostra musica (che guarda caso è il nostro obiettivo) solo dicendo a qualcuno appena conosciuto “seguici qui” oppure “ascoltaci li”. In tempi precedenti, dovevi avere sempre con te una copia del CD e sperare che l’esborso di qualche euro non fosse una barriera insormontabile, a meno di non volerlo proprio regalare, cosa che in certi termini svilisce gli sforzi compiuti. Giusto per avere (forse) un ascoltatore in più.
A quanti concerti di musica di altri artisti indie sei stato negli ultimi sei mesi e cosa ne pensi dell’underground indipendente?
Quanti? Non abbastanza… mai abbastanza. La scena underground comunque c’è, ed è viva e vegeta. Ovviamente la qualità non è sempre eccelsa, nel senso che non sempre ciò che è indie o underground è dotato di personalità. Talvolta si ascoltano gruppi eccessivamente derivativi, o talmente fuori dagli schemi che la loro musica resta purtroppo fine a sé stessa. In mezzo a questi due estremi, però, si trovano delle grandi sorprese, magari artisti giovanissimi e freschi, o anche altri più navigati che però hanno raggiunto una maturità e una identità solida. Resta il dato che la musica originale si continua a comporre e suonare, ed è già un bene di per sé. Vorremmo solo aggiungere una cosa: a nostro avviso troppo spesso gruppi italiani usano la lingua inglese per le proprie canzoni ed è un vero peccato. A meno che non ci siano delle reali volontà di uscire all’estero, e ciò in genere è particolarmente comune nell’ambito delle nicchie della musica heavy, perché non utilizzare la lingua che usiamo ogni giorno, e che ci permetterebbe di esprimere più chiaramente ciò che vogliamo dire? E se proprio uno vuole usare l’inglese… la pronuncia… è importante!