I MEI Vent’Anni raccontati da Giordano Sangiorgi e Daniele Paletta

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Esce il 28 Gennaio I MEI vent’ anni in libreria e su tutte le piattaforme digitali, edito da Vololibero Edizioni.

I vent’anni del MEI (1994 – 2014) raccontati da Daniele PalettaGiordano Sangiorgi.

Abbiamo parlato con Giordano Sangiorgi,patron del MEI.

Intervista a cura di Angela Mingoni

A: Appena ho saputo dell’uscita del libro il mio primo pensiero si è focalizzato sul perché sia nata la necessità di raccontare questi vent’anni; non avete pensato che potrebbe sembrare una sorta di auto celebrazione? Sì che ci avete pensato dai!
E poi, anche se lo fosse, mi sembra legittimo visti i risultati ottenuti negli anni e visto l’enorme impegno che vi prendete ad ogni edizione.

G: Come vedrai dall’ impostazione del libro abbiamo cercato di farlo meno celebrativo possibile e che creasse dibattito, confronto e discussione. Non in modo sterile, ma per crescere e fare crescere il settore. Inoltre, molti interventi hanno segnalato le cose positive fatte anche oltre il MEI a significare quanto sia importante per il settore lavorare in modo condiviso e tutto l’anno, non solo per tre giorni. Infine, credo sia importante sottolineare l’aspetto che si tratta della prima (e credo finora unica) manifestazione che ha coinvolto artisti di ogni livello e pubblico insieme allo stesso modo, facendoli diventare protagonisti e ascoltatori contemporaneamente e in modo reciproco in un caleidoscopio di eventi che ha messo tutti sullo stesso piano.  Certo: vent’anni in questo settore, dalla prima Festa delle Autoproduzioni del 1995 agli Oscar degli Indipendenti che faremo a febbraio a Roma, con in mezzo tantissime esperienze, meritano una “Festa della Resistenza”

A: Ad un certo punto tu dici: “la cosa ci è esplosa tra le mani”.
Ma davvero, in tutta onestà, non ti aspettavi che il MEI potesse diventare l’importante punto di riferimento che è oggi a tutti gli effetti?

G: No. Non pensavamo che avremmo colto nel segno in modo così potente. In un paio d’anni cominciarono ad esplodere le richieste per partecipare in modo esponenziale insieme all’esigenza dei grandi big dell’epoca di venire a curiosare. Una folgorazione!

A: Leggendo la tua postfazione devo ammettere di aver riso (in senso positivo) parecchio. Credo sia totalmente surreale ed altamente ingegnosa. In un certo senso è come se ti chiamassi fuori dal frastuono delle polemiche, dalle critiche, ma a conti fatti anche dalle soddisfazioni e dai riconoscimenti
E’ un modo per esorcizzare le emozioni e per alleggerire la pressione?

G: Mi fa piacere. Si, è il modo che mi piace di più come approccio. Facciamo il MEI, tutto qua. E’ pieno di cose belle e abbiamo avuto tante soddisfazioni, siamo diventati un punto di riferimento in Italia facendo una grande manifestazione con due soldi, ma ci sono stati e ci sono in questo mondo anche tanti approfittatori e sfruttatori e tanti problemi veri che ho voluto segnalare in modo surreale. Ma ridimensioniamo il tutto, dico.  La vita per fortuna è altro.

A: Oggi il termine “indipendenti” è logoro ed inflazionato perché usato davvero da chiunque. Ma è abbastanza ovvio che gli indipendenti ci sono da sempre, solo che una volta li chiamavano “alternativi”.
Come si è passati dall’essere definiti alternativi al termine indipendenti?
A conti fatti sono entrambi l’incarnazione del mondo underground.

G: Oggi ogni termine si logora con la velocità della luce: figurati il termine indipendenti e anche emergenti. Logorissimi. Noi siamo sempre partiti dal concetto di produzione indipendente (e non di alternativo): cioè di colui che mette i soldi in proprio e rischia su una produzione musicale, video, editoriale, culturale, artistica, live e/o di qualsiasi altra natura legata alla musica del suo paese. Abbiamo avuto ragione anche qui quando dicevamo da soli che il futuro del Made in Italy , con la dismissione delle major sarebbe stato questo, la crescita del mondo indies in ogni ambito anche quello pop, jazz, classico, lirico e di altri stili e generi. L’identita’ musicale e il suo futuro la possono fare crescere solo gli investimenti delle start up italiane. Oggi se non avessimo coltivato il know how della filiera indipendente nessuno avrebbe piu’ le competenze per fare crescere e sviluppare un nuovo prodotto musicale italiano in modo autonomo con la dismissione delle major (un po’ come accade in altri settori): il Mei ha dato un grande contributo allo sviluppo del Made in Italy questo il suo ruolo, certo dando voce maggiore a chi magari aveva qualche contenuto in più da fare emergere. E soprattutto in tempi non sospetti ha sdoganato in chiave positiva, negli ambiti culturali, il termine indipendente che fino a 15 anni fa era sinonimo di “sfigato”, merita di essere ricordato.

A: Se potessi scegliere, a chi consiglieresti in particolare di leggere questo libro?

G: A chi oggi ha vent’anni ed è nato quando è nato il MEI e ci ha partecipato per la prima volta quest’anno, al Mei dei 20 Anni che è diventato con mia grande soddisfazione il Mei dei ventenni cioè come era il Mei quando era nato 20 anni fa. Così abbiamo mantenuto la mission della manifestazione mantenendola attuale e al passo coi tempi legata a una rete viva di artisti,etichette, festival e mondo del web capace di dare nuova linfa vitale alla kermesse senza mai sedersi sui nomi di rlievo capaci di fare pubblico ma legandosi sempre e solo a un’idea  e una proposta nuova ogni anno.  Così le nuove generazioni mantengono un rapporto con la memoria per capire alla fine, insieme a tante altre informazioni che andranno a reperire e cercare, da dove arriva la nuova scena.

A: Grazie Giordano per il tempo che ci hai dedicato.

G: Grazie a voi per il tempo che avete dedicato a me e per la passione che mettere a favore della nuova scena musicale italiana.
Vi aspetto il 6 febbraio a Roma all’IBS alle ore 18 per la prima presentazione ufficiale in occasione della “tre giorni” degli Oscar degli Indipendenti a Roma!

Giordano

 

E tu, ci vai a Roma dal 6 all’ 8 Febbraio agli Oscar degli Indipendenti?

 

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