«Hard Headed Girl»: primo singolo e videoclip dall’album «Empty Fills» di Eddie Cat, girato a New York da Calvan Fowler (assistente di Spike Lee)

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Il brano del cantautore anglo italiano Eddie Cat è stato affidato a Calvan Fowler, regista afro-americano che ha lavorato finora soprattutto con artisti hip-hop. Un mondo distante da quello di Eddie Cat, scelto proprio per creare un senso di frattura. Il songwriter ha dato carta bianca al regista; unica indicazione: quella di trattare il tema dell’amore tra due donne. Perché quando si parla di omosessualità si pensa subito ad una storia tra due uomini e, per una sorta di pregiudizio nel pregiudizio, non si pensa mai all’omosessualità femminile. Fowler ha scelto una coppia vera, due donne assolutamente normali, lontane dagli stereotipi di qualsiasi tipo. Naomi Barwick e Kelly Catchings sono insieme da tempo, Kelly è fotografa professionista e ha sostenuto spesso il movimento gay con i suoi scatti.

 Calvan ha lavorato con Spike Lee per cinque anni. È stato suo assistente in film come Clockers, Summer of Sam, Girl 6 e Get on The Bus. Il lavoro accanto a Spike Lee che ricorda con più piacere è il videoclip di Michael Jackson «They Don’t Really Care About Us», dove ha avuto modo di conoscere ed interagire con Michael stesso.

 Il video di «Hard Headed Girl» è stato interamente girato a New York.

 La prima parte è girata in interni, con uno sfondo scuro di legno che può ricordare le ante di un armadio, poi la coppia esce libera (“come out of the closet” ovvero uscire dall’armadio è l’espressione che si utilizza in inglese per l’atto di dichiararsi gay). Nella seconda parte le due donne interagiscono in maniera spensierata e tenera (nulla della stupida morbosità con cui spesso si tratta l’omosessualità femminile) al Brooklyn Bridge Park, luogo strategico da cui sono visibili sia il ponte di Brooklyn che quello di Manhattan.

 «Realizzare questo video è stata una sfida, perché il protagonista non era presente, ma siamo stati contenti di metterci alla prova ed i feedback sono stati molto positivi»,

commenta Tamara Daley executive producer della newyorkese Daydream Filmworks (fondata 5 anni fa da Fowler), «Siamo contenti anche di esserci cimentati con un genere musicale diverso da quello che abbiamo trattato in passato».

  «Hard Headed Girl» è un pezzo à la Motown, c’è dentro un po’ di roba black, soul. Il brano è tratto da «Empty Fills», secondo cd di Eddie Cat (che ha alle spalle una lunga carriera fatta anche di un contratto con la Pressing di Lucio Dalla ed una collaborazione con Samuele Bersani – ha partecipato alla stesura dei brani di “Oroscopo Speciale” e suonato alcune chitarre nell’album “Caramella Smog” e anche nell’ultimo “Nuvola Numero Nove”).

 Edward Carl Catalini, in arte Eddie Cat, vive a Trieste da più di dieci anni; anche l’album è nato ed è stato registrato nel capoluogo giuliano, alla Casa della Musica (Urban Recording Studios), co-prodotto dall’autore assieme al produttore e sound engineer Fulvio Zafret. Il mastering è stato curato da Nick Watson a Londra.

Eddie Cat è nato a York e ha vissuto in un sacco di posti diversi (dall’Etiopia alla Polonia), dovendo seguire gli spostamenti di lavoro dei suoi genitori.

 «Empty Fills» è un disco di canzoni come una volta. Le influenze musicali vanno dal rock e pop-folk degli anni 60 e 70 (Beatles, Rolling Stones, Buddy Holly, Joni Mitchell, Tim Buckley) alla musica classica di Mozart e il soul di Nina Simone. Ma anche Prince, Paul Weller o i Led Zeppelin… Degli anni 90 ci sono Jeff Buckley (o meglio, Gary Lucas), Afghan Whigs, Pearl Jam, Alice in Chains (ed in generale il grunge).

Sebbene ci siano delle escursioni impegnative nei territori più oscuri dell’anima, se ne esce tuttalpiù con un velo di malinconia, mai di disperazione assoluta. La componente di luce è forte. Più che la luce della speranza, sembra di scorgere la luce della bellezza. Bellezza delle piccole cose, dei dettagli. L’idea portante era di fare un album scarno, suonato quasi esclusivamente da quattro elementi (Eddie Cat voce e chitarra, Daniele Morelli chitarre, Marco Seghene basso e Marco Vattovani batteria), con un utilizzo parsimonioso delle sovraincisioni, cercando di non riempire troppo, di non cadere nel tranello degli artifici che poi dal vivo non si possono ricreare. Non sovraccaricare troppo, ma concentrarsi sulla cura dei suoni che ci sono. Sembra che non ci sia una sola nota fuori posto, o messa per caso: come se tutto fosse forgiato e cesellato alla perfezione, ma con naturalezza. In modo da risultare raffinato, ma non ricercato. Perché «Empty Fills» suona da paura. E in Italia escono pochi dischi così.

Fonte: comunicato stampa di Elisa Russo In Orbita Promotion