Gli “Isteresi” si raccontano al pubblico di Radio Tweet Italia

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1.Isteresi, come, dove e quando?!

Un po’ come tutte le band, in un piccolo garage tra i barattoli della conserva della nonna del nostro primo batterista sognavamo i grandi palchi.
Era il lontano 2007 quando iniziava a prendere corpo il nostro progetto.
Fin dalle prime note abbiamo puntato sulla musica inedita lasciando alle cover un ruolo marginale.
Siamo Siciliani, per essere precisi siamo di Enna, e come tutti i cittadini dell’entroterra abbiamo la testa dura e questo ci permette ancora oggi di credere in ciò che facciamo.

2. Che contributo a livello caratteriale dà ciascuno di voi alla band?

Cerchiamo sempre di lavorare in simbiosi, anche se non mancano le liti in fase di composizione e arrangiamento.
La nostra fortuna, è di certo rappresentata, dalle nostre differenze caratteriali e di gusti musicali, ci permette di avere molti punti di vista differenti ed è bello poterne ottenere una buona sintesi. 

3. Che obiettivo vi siete proposti da quando vi siete formati come gruppo?

Prima di tutto divertirci attraverso la nostra musica e farla arrivare a più persone possibili e nello stesso tempo cercare di muovere le coscienze della gente che ascolta. Non abbiamo l’arroganza di far cambiare opinione alle persone, ma ci rende felici il pensiero che in loro si sia mosso qualcosa, che abbiano sviluppato una loro opinione sugli argomenti che trattiamo attraverso la musica. 
Pensiamo fortemente che la musica può e deve rappresentare un mezzo di comunicazione importante nel processo di crescita di ogni individuo.

4. Quali sono le maggiori difficoltà che s’incontrano nella discografia? è un settore davvero così asfittico oppure c’è qualche sincera apertura?

La discografia è un mondo tanto bello quanto bastardo, è un mondo che sta subendo l’evoluzione tecnologica pagando un caro prezzo.
L’avvento di internet, della musica in streaming che da la possibilità a tutti di mettere in rete la propria musica e di farsi strada attraverso i social e le piattaforme musicali, ma alle volte rappresenta un arma a doppio taglio poiché ci si trova in mezzo ad una giungla dove se non sei preparato è semplice trovarsi in pasto ai leoni.
Anche i talent in tv hanno dato la possibilità ad alcuni artisti di fare carriera ma in tanti si sono bruciati proprio grazie a loro nel cattivissimo mondo del capitalismo musicale dove oggi mi servi, poiché vendi le tue 70.000 copie, domani devi farti da parte perché c’è un nuovo vincitore.

5. Quale esperienza vi ha più segnato finora?

Penso che per tutti noi le esperienze più belle siano state le due partecipazioni ad Area Sanremo.
Ci hanno fatto crescere soprattutto rendendoci consapevoli dei nostri mezzi e ci hanno arricchito con tante belle amicizie, abbiamo avuto il piacere di conoscere artisti che meritano tutto il nostro rispetto e con alcuni di loro sono nate delle bellissime collaborazioni, come con Annalisa Andreoli in “ancora un bacio” ma anche belle conoscenze come con Omar Pedrini, Giusy Ferreri e tanti tanti altri artisti.
Non da meno la bellissima esperienza fatta grazie al grande Red Ronnie che ci ha ospitato al roxy bar dove abbiamo avuto il piacere di condividere la serata con dei mostri sacri come Massimo Varini, Omar Pedrini (anche con un duetto) e Moreno.

6. E quella che vi piacerebbe fare?

I sogni sono belli perché non hanno limiti, sono belli perché ci danno l’opportunità di pensare in grande.
Abbiamo sempre sognato gli stadi pieni di gente che canta le nostre canzoni.
Sarebbe il massimo, i sogni sono belli per questo, quindi diremmo Sansiro.