FLORIO’S… e il loro isolamento momentaneo

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Florio’s – Isolamento momentaneo (autoproduzione)
Un disco che parla molti linguaggi è una buona notizia. Rock è il punto di partenza e di arrivo in tutti i brani di questo nuovo disco della band. Ma il percorso per arrivarci e sviluppare il suono rock è “puntiforme”. Arriva attraverso suggestioni cinematiche, aperture pop improvvise e successive esplosioni (vedi la bellissima “Il vuoto dentro”). Lo scheletro ritmico ha un chè di metronomico, e, anch’esso, viene spezzato all’improvviso e lascia sorpresi. I riff sono sempre assassini. Intorno a tutto questo la bellissima voce della vocalist. Una voce che fa pensare a chanteuse italiane d’altri tempi, o, per fare paragoni a un mix tra Consoli e la Ruggiero.

Come definiresti con quattro aggettivi la tua/vostra musica?

Dissonante, viscerale, levigata, tagliente

Come si intitola la tua/vostra ultima fatica discografica e come è stato il percorso di produzione della stessa?
Sta uscendo il nostro primo album, “Isolamento Momentaneo”. Abbiamo scritto i brani in quattro mesi, partendo da idee melodiche o ritmiche grezze e lavorando tanto in salaprove. Il disco è il risultato di un lavoro di gruppo, in cui ognuno ha contribuito col peso del proprio strumento. I brani hanno preso una forma musicale a volte subito, altre volte dopo tanto lavoro per diventare definitivi. Cerchiamo di essere attenti ad ogni dettaglio e ad ogni singolo colpo, è un approccio a metà tra la spontaneità dell’ispirazione e la razionalità dell’arrangiamento in salaprove. “Isolamento Momentaneo” nasce, comunque, da un periodo buio, è l’analisi delle fasi di una crisi esistenziale di chi ha scritto queste canzoni.

Se ti chiedessi quanta gente “mi porti” ad un tuo concerto, come reagiresti?

E’ difficile capire l’origine del problema. Gli spazi per la musica indipendente sono pochi, mentre la richiesta è altissima. Sopravvive chi ha un seguito, spesso fatto di amici e conoscenti, quindi un seguito fine a se stesso. I locali promettono una visibilità che alla fine dei conti non offrono, e sulla base di questo si crea un circolo vizioso per il quale il locale comunque non rischia niente e non ha interesse a promuovere i concerti, mentre per gli artisti resta l’unica vetrina possibile per farsi largo. E combattere questa battaglia è davvero dura.

Quanto sono importanti i social per la tua/vostra musica?

La musica è comunicazione e la comunicazione è cambiata tanto. E’ diventata fulminea, ha lo spazio di uno scroll, di un titolo a effetto e un ritornello martellante. Evolvi o muori, i social stanno diventando una parte fondamentale per noi e cerchiamo di stare dietro a tutte le piattaforme, senza quest’aspetto è impossibile andare avanti.

A quanti concerti di musica di altri artisti indie sei stato negli ultimi sei mesi e cosa ne pensi dell’underground indipendente?

Seguiamo molto la musica indipendente, soprattutto quella degli artisti in erba. Tutti gli eventi dove è possibile andare li frequentiamo, dal concertino all’evento indie al concerto da stadio. Quest’anno abbiamo visto Motta, i Joe Victor, Truppi, il Teatro degli Orrori, andremo a vedere i Guns’n’Roses, per esempio. E’ importante giudicare dopo aver sentito una performance. L’underground indipendente offre spunti, ma solo quando smette di somigliare tutto a se stesso. C’è un mare di gruppi tutti uguali, figli dell’Indie modaiolo fatto di ritornelli scanzonati, quattro accordi e il baffo hipster. Quello non ci piace per niente, ma raramente troviamo qualcosa di veramente nuovo e spontaneo. Tra i cantautori ci piace molto Chiara Vidonis, tra i gruppi i Joe Victor o gli ElleBorn, parlando della scena romana emergente. In generale ci piacciono gli artisti che non salgono sul carro dei vincitori ma che portano se stessi sul palco. Per questo il nostro principale riferimento è il Teatro degli Orrori: non somigliano a nessuno, hanno un’identità chiara e concisa, senza fronzoli nè paura. E’ così che vorremmo essere.