Faenza presenta il MEI 2.0!

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Scritto da Angela Mingoni


Venerdì 26 Settembre
ci sentiamo ottimisti; la sveglia è impostata alle 7 in punto, perché siamo carichi e vogliamo goderci l’intera giornata. Ma è di fatto solo alle ore 9.30 che riusciamo a riemergere dal mare di scartoffie per la macchina a noleggio.
Fase due: grazie ad un super sistema ad incastro, stipiamo tutta l’attrezzatura nella vettura, secondo la nostra comprovata filosofia: spingi dentro e chiudi di colpo sperando che il baule non esploda.
Siamo ovviamente in ritardo sulla tabella di marcia, ma a dire il vero quella nemmeno esiste per cui stiamo tranquilli e ce la prendiamo comodissima.
E poi come dice mia mamma: non abbiamo neonati che piangono a casa e non c’è nessuno che ci corre dietro.
Lei dice anche che dobbiamo sempre indossare la biancheria giusta, senza buchi o ingiallita, che non si sa mai, che magari ci portano d’urgenza in ospedale e ci fai brutta figura se sei in disordine.
Grazie mamma, terremo tutto a mente.

Ore 10, dunque, partenza. Il fedele navigatore è impostato sulla nostra meta: Faenza.
Così dopo due pause caffè e tre ore di viaggio, arriviamo baldanzosi a destinazione.
Ci prendiamo tutto il tempo per capire cosa sta per succedere attorno a noi e nel frattempo incontriamo Lorenzo, uno degli organizzatori del MEI 2.0, che ci mostra la zona in cui passeremo praticamente l’intero week end; la postazione delle web radio e dei magazine è in Piazza Nenni, dove si erge maestoso il Teatro Masini.

Giordano Sangiorgi, colui che appena dici MEI, anche per sbaglio, alza la testa e drizza le antenne, arriva sulla sua fedele bici e pedala mentre sta al telefono. Ci saluta col sorriso e non sembra affatto turbato dalla nostra rapida intromissione. Cellulare, bici, noi, bici, noi, cellulare: un perfetto uomo multitasking.
Intanto il tempo scorre veloce e dopo una doccia ed un po’ di riposo, ci ritroviamo al Corona Cocktail Plaza per assistere alla finale del Superstage.
L’ organizzazione è impeccabile ed all’orario stabilito, sale sul palco Petit Singe.
A prescindere dal fatto che è l’unica ragazza ad esibirsi, è anche la sola a non stringere una chitarra tra le mani.
La sua è pura sperimentazione, nella musica qualcosa sta cambiando.
Davvero coraggiosa, voto: 7.

Diciamo pure che questa serata la aspettiamo con un po’ di emozione in più, perché tra i finalisti c’è anche Enrico Cortellino, in arte Cortex.
Triestinazzo patocco, lo conosciamo da tempo e non possiamo non essere orgogliosi di vivere questa avventura al suo fianco.
Sale sul palco per secondo, chitarra, pedalina e faccia tosta sono pronte, via con il live.
Voto: 8
I Suntiago hanno la stoffa per ottenere tutto quello che desiderano dalla loro carriera, grazie ad uno stile sporco e puro che li porta a collocarsi una spanna al di sopra di molti altri.
Voto: 8.
Chiudono il contest The Panicles, gruppo di Portogruaro, che non si lascia minimamente intimidire quando, all’improvviso, saltano luci ed elettricità sul palco.
Il cantante rischia la voce improvvisando un siparietto canoro. Genio.  
Voto: 7.

Vince il MEI Superstage Cortex.

I vincitori dello scorso anno sono i Pagliaccio che, ormai veterani, si esibiscono in un mini concerto frizzantino con tanto di campanelli per bici, prestati al pubblico indisciplinato come accompagnamento al pezzo Zerbino.
Nota personale; se a qualcuno magari il disco non piace, vada a vederli live, cambierà subito idea.

A mezzanotte scatta il coprifuoco sonoro e tutto deve tacere. Tra una piadina e le ultime chiacchiere andiamo a dormire attorno alle 2, la sveglia suonerà presto che a noi piaccia o meno.
Ah sì, quasi dimenticavo, non ho ancora scritto che al Corona c’erano anche i ragazzi e le ragazze di Exitwell, Cheapsound e Radio Kaos Italy in tutto il loro splendore.
Notte.

 

Dopo una colazione che sarebbe bastata per sfamare l’intera Faenza, ci catapultiamo in Piazza Nenni, con la consapevolezza che la mattina del Sabato è il momento meno rilassante in assoluto.
Trovarsi davanti alla montagna di cavi e prolunghe mette un forte senso di disagio, soprattutto a me che sono l’incarnazione dell’inutilità tecnica e dell’incapacità manuale.
Per cui, come nel migliore dei clicet, al montaggio ci pensa Guido ed è solo questione di tempo: l’attrezzatura è vinta, non resta che dedicarsi a birra e piadina.

Intorno alle 15, arriva il momento tanto temuto: si inizia a lavorare.
Corri di qua e corri di là, vedo i Cockoo e provvedo subito a braccarli procurandomi così un’intervista e terrorizzando la ragazza del loro ufficio stampa, che impallidisce all’ idea che le si scombussolino i piani.
Ah, se uno sguardo potesse incenerire.
Sfrutto il fatto di aver già parlato un paio di volte con Andrea, il cantante, per cui non può dirmi di no.

Dopo pochissimo arrivano al nostro stand, piacevolmente condiviso con la trinità Exitwell, Cheapsoud e Radio Kaos Italy. Esaurite le domande di rito, riusciamo a chiacchierare tutti insieme senza troppa frenesia.
Intanto ho già intervistato Paolo Zamma, che ha allestito la mostra Best Art Vinyl Italia; un duro e puro del vinile, il guru della musica in 45 giri.
Paolo mi racconta di essere sempre alla ricerca di band o label per le quali realizzare copertine di eventuali album, rigorosamente in vinile.
Ma cerca anche grafici e designer, abituati a creare copertine per Lp.

Durante la giornata, gli incontri sono mordi e fuggi e la concorrenza sleale è qualcosa di snervante.
Salutiamo la concorrenza sleale e la ringraziamo per averci spronati a fare le cose sempre più in grande, tipo i mini live acustici.
Davanti alla nostra postazione si è esibito, primo fra tutti, Lorenzo Malvezzi che ci ha presentato il suo nuovo singolo Manifesto Popolare un inno liberatorio, una scarica di energia contro i soprusi e le ingiustizie.
La sua gentilezza nel fermarsi proprio da noi, ha scatenato una piacevole catena di performance.
Cortex ha dato di nuovo sfoggio delle sue doti e chi non lo aveva sentito la sera precedente, ha capito il motivo della sua vittoria.
Le rivelazioni del tardo pomeriggio sono due;  Matteo E. Basta, altro cantautore triestino, ha lasciato il pubblico a bocca aperta, chi passava davanti al teatro non può non fermarsi incuriosito dalla sua voce morbida.
Andrea Castelfranato, però, non è da meno grazie alla sua impeccabile maestria con la chitarra.

Lentamente arriva la sera  e verso l’ora di cena decidiamo che è il momento di sbaraccare. Vorremmo goderci qualche concerto, come ad esempio quello di Fluon sul palco di Music Raiser, ma gli occhi si stanno chiudendo lentamente, per cui scegliamo di mangiare qualcosa con Cortex e Matteo per poi tornare nella nostra stanza e svenire sul letto senza quasi la forza di infilare il pigiama.

 

Al grido di Buongiorno un cazzo!, inizia il briefing dei nostri vicini di stand. Noi i briefing non li facciamo, perché siamo troppo rock’n’roll.
La mattinata comincia con i primi timidi avventori e, dopo un profondo confronto sul perché le band di oggi non facciano vera musica come 48 anni fa e dopo le fatidiche domande: “ ma ci mangiano con sta roba? Ma hanno famiglia? Ma davvero sto rumore va di moda?”, arriva Ross dei Trip Tracks.
Abbiamo conosciuto lei e Giulian in principio grazie al loro mitico singolo One Small Step ma poi lo scorso anno erano pure loro al MEI e li abbiamo finalmente visti in carne ed ossa.

Ore 11.45, Birra di classe ci ha preso in simpatia:  ci servono due volontari, ossia voi, che provino sta birra perché abbiamo appena attaccato la spina. Ti vogliamo bene ragazzo di classe.
Mentre ci godiamo il sapore del luppolo, in sottofondo le casse risuonano di Pan del Diavolo, Internet latita, i nerd del wi-fi complottano, gli adesivi vanno via come il pane. Insomma tutto normale.
Ma all’ improvviso ecco che arriva lui; Manuel Agnelli ci passa davanti quasi in punta di piedi, il tempo di cambiarsi ed è subito pronto per affrontare i suoi impegni, mano nella mano con la figlia e la compagna.
E’ un uomo come tanti anche se spesso non ce lo ricordiamo abituati come siamo a vedere gli Afterhours in tv o sul palco e lo stesso vale per Pierpaolo Capovilla che nonostante la fretta, trova qualche secondo per parlare con Guido e fingere di avere davvero il tempo per rispondere, più tardi, alle nostre domande. Ma lo fa con una cortesia ed una gentilezza tali che alla fine a lui si perdona tutto.

L’era delle interviste ha inizio con Max Mura, creatore della Compagnia Mura di Flamenco.
Davanti ai nostri microfoni si siedono poi Il dOnO, I Giorni dell’Assenzio, Marti Stone, Gigius ed i Rajas,  cui toccava l’arduo compito di chiudere il MEI essendo in effetti l’ultimo gruppo in assoluto ad esibirsi al bar Corona.

Ciò che davvero preferisco in questi eventi non è tanto il riuscire a toccare o vedere dal vivo quelli che poi sono i propri miti musicali, ma è la facilità con cui si riesce a parlare, anche brevemente, con emeriti sconosciuti che ti lasciano sempre qualcosa a prescindere dalle domande che fai e dalle risposte che ricevi.
Pausa pranzo. Piadina. Ancora. Buonissima.

Tocca ammetterlo, noi di Radio Tweet Italia abbiamo un problema: ci piace il rumore e non ci possiamo fare niente.
I moniti servono, va bene, ma a noi le regole stanno sempre più strette.
Ecco perché facciamo esibire chiunque voglia suonare, e siamo talmente democratici che Matteo E. Basta
e Cortex suonano pure oggi, davanti ad un pubblico sempre più nutrito ed estasiato.

La sorpresa più grande, però, ce l’hanno riservata gli Ossi Duri.
Li avevamo invitati il giorno prima ed in tutta onestà non avremmo mai pensato che ci avrebbero preso davvero in considerazione. Così non è stato ed il loro concertino ha inchiodato in piazzetta molti avventori e curiosi, attirati dal suono di basso, chitarra, tamburo ed armonica.
Il chiosco delle birre artigianali, ricordiamo #birradiclasse, aiuta comunque l’andirivieni e facilita la convivialità.

Anche noi abbiamo voglia di un’altra bella birra fresca ed infatti, dopo aver smontato tutto, caricata di nuovo la macchina e chiuso lo stand, ce la godiamo seduti come turisti qualsiasi. Giordano si siede con noi, stravolto, ma ancora non è finita, l’imprevisto è sempre in agguato.

Infatti, nemmeno a farlo apposta, eccolo che esce fuori. Morgan, contrariamente a ciò che era stato programmato, non poteva essere presente, ma se hai Skype il gioco è fatto.
Un microfono ed una cuffia salveranno il mondo. Noi, prima o poi, salveremo il mondo.
Ah, sì certo, avevamo già incastrato l’attrezzatura nel baule e sì certo, abbiamo tirato fuori tutto perché il trolley che ci serviva era sommerso dal resto.
Ma ne valeva la pena per dimostrarci indispensabili o per lo meno, utili. Visto che come sempre, non potevo essere di nessun aiuto, mi appollaio su uno sgabello e mi godo i live al Corona.
Siccome fa decisamente troppo freddo, mi scavo un buchetto su una sedia attorno al tavolino che per l’occasione è diventato postazione tecnica. Vicino a noi sono seduti sia Giordano che Cristina, sua moglie, nonché altro punto di riferimento per il MEI.
Tutto quello che ho potuto origliare in quei momenti non lo saprete mai.
Conclusa l’intervista a Morgan, che vince il premio per Altrove come miglior video, si sbaracca e si salutano quelle persone che in questi tre giorni sono state per noi, fondamentali.

Spaghetti Notte è l’ultima tappa prima di immergerci nel vortice comatoso. Lunedì arriverà troppo presto, anzi è già qui.

 

Citazioni:

“ Non esiste il soundcheck se fai il punk”.

“ Ma perché non inventano un telefonino che se lo usi tutto il giorno la batteria dura comunque 24 ore? Altroché ‘ste applicazioni del cazzo.”

“ Facciamo ancora due pezzi per farvi sentire l’intero Ep, che tanto il punk dura poco.”