Disco-foto-grafie: Rocky Horror Fuckin’ Shit – Sciogli il tempo

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Recensione di A. Gonzalez

Cover

Quando leggo Rocky Horror, nella mia mente si creano due immagini distinte:

a) Musical squisitamente anni ‘70
b) Drag queen e follia in pieno stile Priscilla la regina del deserto

…eeeeeeeeeee invece no! Già da un primo ascolto, le due immagini si dissolvono e se ne crea una nuova, un ibrido tra il movimento delle varie posse italiane con pizzichi sparsi di rock, hardcore classico, tipo Negazione quando avevano lo spacciatore buono e quel vago sentore di funky che sta bene ovunque e renderebbe migliore anche la peggio musica!

Questo quartetto di Foggia ha capito cosa vuol dire crossover, un termine che ormai viene utilizzato per indicare un genere quando non lo si capisce, infatti per definire quello che fanno, avrei dovuto usare 3 righe di questa recensione, tipo postnewrockncorefunkyskaveganm achiddiavolomelofafareadinvent armiungenere.
Non voglio dilungarmi troppo sezionando ogni singola traccia dell’album, preferisco analizzare l’intero.
Visto il cantato rappeggiante, iniziamo con i testi.
Tralasciando la cover di Stop al panico della Isola Posse All Star, c’è da divertirsi, dai contenuti social-rivoluzionari all’introspezione, insomma dei testi da ascoltare, non da sentire e basta, magari più di una volta. I cori, sono un ibrido tra le enfatizzazioni del rap ed i bei sing along dell’hardcore punk, senza scadere nell’oi! da osteria (che tra l’altro adoro, ma qui stonerebbe).
Le strumentali sono in equilibrio tra riff easy e chicche tecniche, una sezione ritmica che avvolge bene sia le chitarre che il cantato.
Il tempo dedicato alla musica senza cantato è appropriato e non invasivo, non lascia troppo spazio a virtuosismi eterni, solo per questo le mie orecchie gli saranno eternamente grate!
Basta frugare un po’ online ed ovunque viene citata la marea di featuring contenuta nell’album, una cosa già vista, ma raramente mi è capitato di sentire un album carico di ospiti che non perde la sua natura di base. Qui le collaborazioni si fondono talmente bene da far pensare che il gruppo abbia una formazione enorme già dai natali.
Consigliato ad un pubblico un po’ smaliziato, se ascoltate solo Iron Maiden o Tiziano Ferro, potrebbe aprirvi gli occhi su un mondo nuovo, ma potrebbe non piacervi.

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