D.In.Ge.Cc.O Si Racconta Al Pubblico Di Radio Tweet Italia

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01 Il tuo primo LP intitolato “Y.S.I.L.F.U.” è del 2013, cosa è cambiato e cosa è successo negli ultimi anni?

Quando decisi di pubblicare Y.S.I.L.F.U. il mio primo LP da solista, avevo già lavorato a diverse collaborazioni e pubblicazioni insieme ad altri produttori che gravitavano nel mondo musicale delle produzioni elettroniche e non solo in chiave prettamente dance ma anche sperimentali e pop. Già in quel periodo però stavo già lavorando e da tempo, al mio progetto da solista. Volevo infatti dare corpo ad un qualcosa che fosse esclusivamente mio e in grado di rappresentarmi musicalmente ed artisticamente. Quando si parla di musica le collaborazioni sono sempre stimolanti ma, in un certo senso, ti imprigionano. Per quanto mi riguarda ho sempre creduto che quello che deve spingere un musicista o un artista in generale, a farsi conoscere, sia proprio il desiderio di superare questo sentirsi prigioniero. Prigioniero delle mode, del modo degli altri di vedere le cose, a volte del proprio stesso ego. Spesso ci si autolimita, ci si autoimpone un rigore ed una disciplina che diviene poi un alibi per non fare un passo avanti. La pubblicazione del mio primo LP fu un grande passo avanti, un passo che conoscevo, che avevo già sperimentato quando pubblicai il mio primo libro, un passo dal quale, sapevo bene, non si poteva trovare indietro. Y.S.I.L.F.U. nacque, quindi, con questa consapevolezza. In fondo, riascoltandolo, mi sembra di avere dato vita ad un opera coerente con quello che mi ero prefisso di fare all’epoca ma anche coerente con il successivo passo che poi, a distanza di 5 anni, ho fatto con la pubblicazione di G. 
“Your Spirit is looking for you”, questo il significato dell’acronimo Y.S.I.L.F.U. spiega, esso stesso nel significato delle parole, uno dei temi che mi è stato sempre a cuore. La ricerca di se stessi. Un tema che ha tante sfaccettature e che si ripropone imponente anche in G. 
Da un punto di vista stilistico Y.S.I.F.U. è un disco improntato ad un certo minimalismo che però non tradisce quell’attitudine a trovare armonia tra la ritmica e la melodia evocativa, tra la confusione dei rumori e i voli pindarici verso altre dimensioni, insomma tutte cose che si possono ritrovare anche in G anche se con modalità stilistiche molto differenti. 
Nei 5 anni che separano i due lavori la mia ricerca interiore e artistica si è evoluta, coerente con se stessa, e non ho sentito la necessità di produrre un lavoro compiuto sinché non ho capito che avevo qualcos’altro da dire oltre a quello che avevo già detto con Y.S.I.L.F.U. 
Insomma credo che ci sino delle fasi della vita in cui è giusto prendersi il tempo necessario per poter elaborare la propria esistenza o il proprio cammino interiore o artistico, senza avere l’ansia del dover rispondere ad un produttore in perenne attesa che sforni qualcosa di nuovo o ad un dovere prettamente borghese da impiegato dell’arte…. per come la vedo io credo che la creatività debba seguire meccanismi diversi.
Questo non significa che un lavoro di grande qualità debba necessariamente essere prodotto dopo uno studio o un’elaborazione durata anni… i Beatles registrano St. Pepper in una settimana, Franco Battiato impiego mesi per finire una sola canzone come la splendida “L’Ombra della Luce”. Insomma “it depends”. Posso dire che attualmente mi sento in un periodo molto produttivo.

02 Quale delle canzoni del nuovo album ti rappresenta meglio?

Questa è, per eccellenza, la domanda più difficile che si possa fare ad un musicista. Dirti che ogni canzone ha una sua storia ed è un pezzo di te e che quindi tutte ti rappresentano in egual modo è la risposta più semplice, di certo la più banale ma, al tempo stesso, anche la più vera nel mio caso, quando penso a G.
Poi alcune canzone prendono corpo nel tempo…per esempio se mi facessi la stessa domanda in merito a Y.S.I.L.F.U. non avrei dubbi nel dirti che “Space Lab. Of Broken Dreams”  è di certo la canzone che più amo di quell’album.
Ora, volendo darti una risposta su G, ti dico che “Birthday will exist 4 ever” è chiaramente un pezzo importante che rappresenta anche stilisticamente un esperimento azzardato ma credo ben riuscito e che quindi rispecchia molto il mio modo di fare musica oggi. Tuttavia ultimamente sono molto legato a “Because you try to catch the last train” che, ti confesso, è quella che riascolto di più in questo momento e che ho scelto come nuovo singolo estratto dall’LP (uscirà un video e probabilmente dei remix di questo pezzo). Ma se poi devo dirti qual’è il brano cha ha rappresentato una sfida non solo stilistica ma soprattutto tecnica sia dal punto di vista compositivo che di ricerca è “Sunlinesudr”. Un pezzo complesso e che amo davvero nella sua complessità perché è uscito fuori esattamente come lo volevo.
Ma poi anche Die Asthetick der Brughis, Heart loves Pluto, New mind, Quite needs, Teacher dream in the park…insomma…mi rappresentano tutte e a tutte sono affezionato ed è questa la banale verità (e torniamo a quello che ti dicevo all’inizio). Certamente se mi rifarai la stessa domanda fra qualche anno ti saprò dire meglio!

03 Quali concetti espressi nel disco vuole trasmettere al pubblico il tuo ultimo video?

La metafora che caratterizza tutto il video è quella della prigione che porta alla perdita d’identità. Il desiderio di un uomo senza volto imprigionato in una sorta di fatiscente manicomio, di apparire e voler essere comunque se stesso (il balletto che improvvisa è come un atto di ribellione contro l’omologazione che la prigione gli impone e la perdita della propria d’identità) le paure, le fobie che possono nascere da questo stato di solitudine (anche nei confronti di una semplice palla che rimbalza e che vuole rappresentare il gioco, la fantasia e quindi il desiderio di libertà quasi perduto). 
L’idea principale del video è anche quella della ricerca di una via di fuga che alla fine si concretezza e riappacifica (apparentemente) il personaggio col mondo e con la fantasia (la palla) e la libertà. Ma per conquistare la libertà c’è bisogno di avere la forza per cercarla. All’inizio il protagonista ha paura è consapevole che l’idea della fuga è pericolosa, rappresenta un’incognita rispetto a quella falsa esistenza che, sebbene sia falsa è comunque protetta, ….il protagonista sa di non avere la forza necessaria per affrontare questo sogno e desiderio di fuga, né, forse, la volontà. 
Ma non si da per vinto. Ad un certo punto del video il protagonista si reca in una immaginaria palestra per poter acquisire questa forza e riappropriarsi della voglia di fuggire da li… si allena, anche se ironicamente senza saper fare granché. Il suo allenamento è più mentale che fisico. Prova poi a bere qualcosa di super energetico per cercare di acquisire ulteriore forza (è una metafora di come l’alienazione spinge l’individuo a cercare palliativi per cercare delle vie di fuga dalla realtà) e torna ad allenarsi in modo sempre più compulsivo ma ugualmente non trova la via d’uscita sinché rallenta, vede una sorta di luce, riprende ad essere se stesso prodigandosi in un ballo sempre più frenetico per ricordarsi che è ancora vivo, che esiste e che può farcela ad uscire… apre un varco nella sua mente ed alla fine la trova questa via d’uscita…ed esulta per poi riposarsi, stanco…rimanendo però ancora un individuo senza volto…desidera davvero la libertà in quanto tale? O gli è bastato dimostrare che volendo poteva raggiungerla?
Insomma tutto il video rappresenta una critica, più o meno riuscita, all’omologazione, alla perdita delle identità individuali che una società sempre più omologante ci impone. Ed è un atto di ribellione verso un sistema che tende a isolarci, a chiudere le proprie individualità in una prigione, ad affossare i propri talenti, a imporci solamente di indossare una delle maschere che esso stesso ha progettato per noi, unico modo per essere socialmente accettati. 
E’ un inno ad un atto di ribellione che vuole dire: ecco ci sono, esisto anche io! In fondo il titolo vuole rappresentare proprio questo concetto: io sono e sarò per sempre perché ho messo piede in questa esistenza (il giorno del tuo compleanno esisterà per sempre) e questo malgrado tutto e tutti.
Chiaramente il video esula un po’ dal solito stereotipo del clip con atmosfere all Blade Runner o alla Kraftwerk tipico di certa musica elettronica. L’idea era quella di creare un contrasto, qualcosa che destasse curiosità e che fosse, in un certo senso, disturbante. L’ho ideato e girato con un giovanissimo e talentoso video maker all’epoca 19enne che si chiama Simon Gray. Malgrado la durata del video che supera i 5 minuti, credo che siamo riusciti nell’intento di creare interesse e curiosità, viste anche le considerevoli visualizzazioni sino ad oggi ed i commenti fatti su i social.

04 Come definiremmo il sound di questo disco?

Se proprio vogliamo identificare il sound di questo disco direi contemporaneo e futuribile. Il genere? Elettronica. E’ un disco di musica elettronica del suo tempo con l’ambizione di voler essere proiettato verso il futuro. Faccio parte di quella generazione che è stata molto influenzata dalla musica dance e che ha visto nascere ed evolversi questo genere così come ha visto anche svilupparsi le enormi potenzialità dell’uso dell’elettronica in generale per fare musica.
La musica house, così denominata perché nata proprio come musica fatta in casa grazie alla tecnologia, ha di certo un ruolo primario , come concept,nel mio modo fare musica. Il beat ha caratterizzato tutta la musica dance elettronica degli ultimi 40 anni e di certo rappresenta un elemento imprescindibile della produzione del mio ultimo LP. La mia generazione è la generazione del beat. Dal beat nasce il rap e tutta la musica pop degli ultimi anni. La forza tribale dei beat generati dai sintetizzatori ha caratterizzato una nuova ritualità collettiva che si è espressa e anche se meno di una volta, si esprime ancora attraverso i luoghi di ritrovo collettivo chiamati clubs o discoteche. Una sub cultura che ha segnato il nostro tempo musicalmente parlando e che ha saputo evolversi. La cosiddetta musica elettronica dance e’ riuscita ormai da anni, ad uscire dai clubs e a diventare una corrente musicale a se stante. 
Ecco, il sound di G prende le mosse da questa consapevolezza a cui ho aggiunto, però, parecchio del mio. La ricerca, la passione per la musica elettronica d’autore (Berio, Maderna, Nono, Stockhausen, Battiato) e contaminazioni derivanti dalla musica classica più tradizionale sino alla psichedelica pop degli anni 60,70. Insomma un disco che si muove nel presente per tentare di aprire squarci verso il futuro senza rinnegare il passato. Ecco, questa definizione mi sembra coerente e azzeccata per descrivere il sound del mio ultimo lavoro. 

05 Come hai scoperto la musica, quali sono stati i tuoi primi ascolti?

I miei genitori mi hanno raccontato che verso i 3 anni fui mandato alla scuola materna Montessori (all’epoca andava di moda) e che un giorno l’insegnante di musica (perché il metodo montessori prevedeva e dava molto spazio alla creatività dei bambini e quindi anche alla musica) mandò a chiamarli perchè voleva fargli sentire come riuscivo ad andare perfettamente a tempo e a creare ritmi personalizzati, suonando le maracas e un tamburo. Ho un vago ricordo di quell’esibizione ma credo sia stato un passo fondamentale per la crescita della mia sensibilità musicale.
Per fortuna sono nato in un ambiente e una famiglia dove la musica non è mai mancata. Mi ricordo che la radio era sempre accesa e i successi di quegli anni, poi, nel tempo, li ho come riscoperti atavicamente, quasi fossero innati in me. Dalla musica pop e dance a partire dai Bee Gees, alla disco music di Disco Inferno a quella delle Baccara con “i can boogie….” quando divenni più grandicello iniziai a studiare pianoforte e Beethoven divenne la mia ossessione. Mi ricordo quando all’età di 10 anni mettevo a suonare il vinile della sesta sinfonia (la pastorale) arrampicandomi sull’armadio dove c’èra posizionato il giradischi e sognavo, incantato, ascoltando quelle note. 
Da li non mi ricordo un momento della mia vita che non sia collegato ad una canzone che faceva da colonna sonora. E delle sigle dei cartoni anni 80 ne vogliamo parlare? E delle serie tv tipo Star Treck o Spazio 1999? Credo che la sigla di Daitarn 3 fu uno dei primi dischi che mi feci comprare insieme alla sigla di Capitan Harlock. A 11 anni divenni un fans sfegatato degli Alphaville. Il 45 giri di “Sounds like a Melody” penso di averlo consumato. Da li un escalation tra Duran Duran, Depeche Mode, Prince, Michael Jackson, insomma gli anni 80. Il primo LP che mi ricordo comprai con i miei soldini, quelli della paghetta, fu “Flunt It” dei Sigue Sigue Sputnik. Prima di scoprire il gusto di comperare un vinile ascoltavo tutto nelle cassettine che pitturavo dentro e fuori con dovizia di particolari. Poi verso i 14 anni iniziarono le cosiddette fissazioni. Nell’ordine i Beatles (di cui i miei avevano gran parte della discografia), Bob Marley (di cui comprai l’intera discografia) Pink Floyd (amore breve ma intenso) i Doors (discografia accaparrata alla Standa, per chi se la ricorda la Standa, in un sol botto dato che svendevano quei vinili essendo iniziata l’era dei cd). 
In termini di fissazioni ho attraversato anche un periodo decisamente trash metal (Slayer, Entombed, Death, Metallica,Megadeath) a cui corrispose il mio interesse per la musica elettronica dell’epoca… la prima house, la trance, la techno (non sembra ma i generi metal e techno dell’epoca, emotivamente andavano a braccetto) mi fermo qui….dopo i 20 anni ho cominciato davvero a sviluppare una sensibilità musicale molto esigente…. posso dire che non sono mai stato monotematico, malgrado le fissazioni ho sempre ascoltato di tutto…tutto quello che riusciva a muovere la mia sensibilità, a toccare certi tasti… per quanto riguarda la musica italiana posso dire che, a parte Battiato, che ascoltavo sin da ragazzino, mi sono avvicinato al cantautorato per intenderci, molto tardi…e secondo me è stato un bene!

06 Ci sono novità che vuoi rivelarci in anteprima?

Il 12 ottobre uscirà un nuovo EP dal titolo The FUNKATRONICKISS EP che si può già preordinare in tutti i più importanti store on line.
L’idea iniziale era quella di fare uscire dei remix di “Birthday Will Exist 4 ever” in chiave dance house ma poi alla fine…. un andirivieni da e verso Berlino ha ispirato i due inediti contenuti in questo LP. Tutti e due in chiave house. Il primo con sonorità molto cupe ma potenti. Un omaggio a certe atmosfere di certi locali di Berlino. Apro una parentesi. a Berlino ci sono tra i migliori club del mondo oggigiorno e non sono il primo a dirlo. 
Berlino ha saputo reinventare i locali da ballo ovvero il concept del club. E’ come se il tempo li non si fosse fermato nell’evoluzione naturale delle discoteche, cosa invece che è avvenuta in Italia, ad esempio, dove, dopo il boom degli anni 90, l’omologazione dei clubs aperti a tutti e che fanno tutto e il contrario di tutto (musicalmente parlando) l’ha fatta da padrone. 
Tornando all’EP, il secondo inedito è un pezzo house con atmosfere molto bohémien e con influenze molto jazzy soprattutto nell’improvvisazione che ho suonato al piano forte. E’ stato registrato tra Berlino e Milano. Gli altri due pezzi sono delle rivisitazioni di Birthday Will Exist 4 Ever più che dei remix. Il primo è in puro stile dance Balearic anche se arricchito di sonorità anche molto deep. Il secondo è un omaggio al nuovo campione dei pesi massimi messicano ed alla sua mitica impresa sul ring di qualche mese fa. Una rivisitazione ricca di funky e con toni trionfali. Musica che fa sudare, un misto di sudore che nasce dalla lotta nel ring e di quello che scaturisce ballando freneticamente in discoteca. 
Abbiamo fatto girare i promo dei 4 pezzi dell’Ep tra i migliori Dj del mondo e i risultati dopo pochi giorni, sono andati aldilà delle nostre aspettative. Ne sentiremo parlare prossimamente nei clubs di questo EP. 
Tornando a G, come ti accennavo prima, posso dirti che entro l’Autunno uscirà il secondo singolo estratto dall’LP con un nuovo video. Che dirti di più…ci sono altre cose ma per adesso le tengo per me…di certo per ora non riesco a fermarmi. State sintonizzati quindi e grazie davvero a tutti voi che state dimostrando attenzione per me e per il mio lavoro.