BLADE… hip hop ma non solo…musica Testarda, diretta, potente, sincera.

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BLADE – UNO DOPO L’ALTRO (Skillzone Records)

Dopo gli anni di militanza nel collettivo Etna Riot Blade pubblica il primo album da solista, “Uno dopo l’altro. E’ un disco dalle sonorità molto varie, come di consuetudine per l’Mc e Producer catanese, che spazia dai brani lenti e personali a sonorità più hard core. A tratti suona come un film horror, o come un disco prog, o meglio ancora come gli mc più dark del momento (Desiigner). In altri momenti come il meglio del laid back californiano. In questo guazzabuglio di suoni, troviamo testi altrettanto eclettici, che portano l’attenzione di Blade sulle tematiche sociali del lavoro, sullo stravolgimento del mercato musicale e sulla passione per tuttò ciò che è“nerd”, toccando anche temi più intimi come l’amore e il rapporto di coppia.

Come definiresti con quattro aggettivi la tua/vostra musica?

Testarda, diretta, potente, sincera.

Come si intitola la tua/vostra ultima fatica discografica e come è stato il percorso di produzione della stessa?

Il disco si intitola “Uno dopo l’altro”. È il frutto del mio desiderio di un prodotto solista, dopo anni tra palchi e studi di registrazione in gruppo, con Etna Riot. Mi sono nuovamente calato nel doppio ruolo producer/mc, come ho spesso fatto, lasciando andare la mente. Ne è risultato un lavoro di due anni, con tracce scritte di pancia e altre più ponderate, assieme a qualche ospite. Senza dimenticare il fatto che il disco ha visto la luce grazie agli sforzi di Skillzone Records, che ci ha creduto fortemente.

Se ti chiedessi quanta gente “mi porti” ad un tuo concerto, come reagiresti?

Malissimo. Questa visione assurda che l’artista debba essere contemporaneamente PR, animatore e macchina fabbrica-­‐soldi è, secondo me, il vero male della musica.
Io ti porto la mia musica, la mia professionalità, il mio “show”, senza risparmiarmi e senza richieste eccessive o megalomani. Il fatto che da anni, ormai, si punti alla ricerca dei numeri facili a discapito della qualità è avvilente, tanto che vedo e ho visto artisti di grande valore suonare meno della metà di colleghi molto meno bravi, ma con più attitudine a “portare gente”.

Quanto sono importanti i social per la tua/vostra musica?

Sinceramente non molto. Chiaramente sono un ottimo mezzo per la divulgazione, ti permettono di arrivare ad orecchie che sarebbe difficile raggiungere altrimenti e, a volte, sono un buon “termometro” per le reazioni della gente. Ma, personalmente, sono ancora legato al concetto per cui il posto della musica è il palco, a stretto contatto con il pubblico, magari anche qualcuno che non ti conosce, è stato trascinato al tuo live dall’amico e, perché no, ti ascolta per la prima volta e ti apprezza. Insomma, credo che la musica da un po’ di tempo a questa parte sia fin troppo ossessionata dai numeri dei social.

A quanti concerti di musica di altri artisti indie sei stato negli ultimi sei mesi e cosa ne pensi dell’underground indipendente?
Nel mio ambiente, il rap, ho visto diverse esibizioni di artisti indipendenti, negli ultimi tempi, ed ho trovato molta qualità.

Innovazione, coraggio, ma soprattutto tanta voglia. Per la mia esperienza personale l’underground indipendente è ancora in gran parte formato da artisti veri, che amano quello che fanno prima di ogni cosa.