BETULARIA e la pura sopravvivenza

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BETULARIA

Pura sopravvivenza

Seahorse Recordings

A sei anni di distanza da “La stanza di Ardesia” (disco supportato ai tempi da Gianni Maroccolo dei CSI) esce “Pura Sopravvivenza”, il nuovo disco dei Betularia. L’album raccoglie 7 brani accomunati da arrangiamenti volutamente scarni, canzoni sospese tra scure ballate, dotate di un incedere tranquillo, con tessuti sonori ridotti all’osso a far emergere la vena cantautorale della band. Le eleganti armonie della chitarra acustica sono la trama centrale dei brani, basso e tastiere completano il piano compositivo sul quale si poggia con consapevolezza e maturità vocale un testo mai banale, che con poche parole crea immagini concrete e indefinite al tempo stesso, fotogrammi a colori e velatamente malinconici.

Come definiresti con quattro aggettivi la tua/vostra musica?

Intimistica, suggestiva, cupa, spontanea.

Come si intitola la tua/vostra ultima fatica discografica e come è stato il percorso di produzione della stessa?

Il nostro nuovo album s’intitola PURA SOPRAVVIVENZA eper noi comporre è tutt’altro che una fatica. Credo che il maggior ostacololo abbiamo avuto soprattutto nella fase di riassetto del gruppo, di fatto in questo disco ci sono cose molto diverse rispetto ai precedenti, ma la situazione si è comunque sviluppata in modo molto naturale, seguendo quello che ci andava di fare, e la stesura del disco è stata molto veloce, quasi di getto. Probabilmente ne avevamo bisogno.

Se ti chiedessi quanta gente “mi porti” ad un tuo concerto, come reagiresti?

Ti rispondo che conta tanto anche quanto fa schifo il tuo locale.

Quanto sono importanti i social per la tua/vostra musica?

Importantissimi, sono attualmente il canale principale attraverso il quale diffondiamo e promuoviamo la nostra musica.

A quanti concerti di musica di altri artisti indie sei stato negli ultimi sei mesi e cosa ne pensi dell’underground indipendente?

Noi non ci definiamo artisti indie, andiamo a vedere concerti di tutti i tipi e non ci poniamo il problema se quello che ascoltiamo è indipendente o no, ma se ci piace o meno. Indipendente più che una definizione sembra un tentativo andato male di fare comunione, ecome definizione di genere risulta un po’ infelice. L’underground è un mondo dove puoi trovare di tutto, bene che ci sia tanto rumore di fondo è segno di vita ma è più importante cosa ne pensa l’ascoltatore medio dell’underground, noi ci siamo dentro e quello che facciamo funziona o meno in base al pubblico, non ai colleghi.