Artisti del Colore Sociale – Adrenocromo per Radio Tweet Italia

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Adrenocromo viene presentato come un ep, ma un ep di 7 tracce somiglia esageratamente ad un album. Superando questa piccola incoerenza, che non ci aiuta ad inquadrare il cabotaggio di questo lavoro, possiamo dire che gli Artisti del Colore Sociale proprio una cosa non sono: ambigui!

Finalmente una band che fa sul serio e che si prende sul serio. Finalmente una band che trova il coraggio di superare le finte ingenuità naif del tempo che viviamo e colpisce dritta allo stomaco, senza troppo girarci intorno. A queste latitudini la parola “indie” ritrova il suo significato originario. Un mix di trap ed elettronica a fare da base a testi meravigliosamente impegnati. Si critica il “sistema”, si sbatte in faccia senza ritegni stilistici, tutto quello che non piace e che si nasconde dietro i sorrisi plastificati di chi gestisce le “cose”.

Il progetto parte da Senigallia, ma non pare avere troppa voglia di starsene in silenzio. C’è la rabbia vera di chi vive la provincia mansueta ed addomesticata da un benessere ipocrita. Si recupera tantissimo della cultura hip-hop primigenia. A quel paese dj Ax, Jovanotti, e tutte le partenogenesi fasulle di quella che era un’arte nobile, quanto poteva esserlo la boxe nel mondo ellenico.

Si riparte da pattern cadenzati, su strutture dai forti echi industrial. C’è tantissima roba in queste sette tracce. Non poca qualità negli arrangiamenti ossessivi. Il maglio che batte sull’incudine solo per chiarire meglio il concetto. La semplicità è solo una facciata, all’interno dell’hangar cova la rivolta. Riccardo, Simone e Filippo sono la prima cellula di resistenza. Il fiammifero che inconsapevolmente appicca l’incendio. Sono la speranza che la musica di fiera protesta, in questo Paese, non sia morta del tutto. Sono i veri epigoni di De Andrè. Sbagliate ad andarli a cercare nei poser senza spessore che, chitarrina alle mani, scimmiottano i cantautori anarchici.

E’ Adrenocromo, questo ep o album corto che sia, il testamento olografo di un nuovo modo di esibirsi, di crederci, di vegliare. E’ “Formaldeide” il singolo che se fossimo in un libro di Bradbury, i militari requisirebbero. E’ “Formaldeide” l’inno che si passerebbe di mano in mano i sovversivi di un ipotetico scenario post atomico. E’ “Formaldeide” il pezzo che ridà dignità ad un’intera generazione “Mainstream”.

Gli elementi si combinano alla perfezione. I ritornelli non sono mai banali slogan “acchiappalike”, ma pallottole per cuori che hanno bisogno di morire prima di risorgere.

Adrenocromo+Formaldeide+Plastica non è semplice chimica. E’ rappresaglia. E’ ordigno preparato in clandestinità. E’ odore di centro sociale. Gli studenti tornano a pensare, a protestare, a svegliarsi… magari in un incubo peggiore del sogno che vivevamo, ma almeno si torna a dare un significato alle cose. Si torna a dare una forma al significante, a pesare le parole, non ci importa quanto il risultato alle volte possa risultare “wannabe”.

Time Hole, la traccia di chiusura, è degna della scena finale di un film di Ridley Scott. Il piano elettrico scandisce le azioni del protagonista, quella bomba di cui parlavamo è stata finalmente innescata… Buona deflagrazione a tutti!