Alessandro Battistini racconta le sue Cosmic Sessions

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Oggi siamo in compagnia di Alessandro Battistini, che ci racconta il suo primo progetto solista: Cosmic Sessions.
Leggi anche la recensione Cosmic Sessions 

Intervista a cura di Angela Mingoni

Benvenuto Alessandro,

1- Quando hai capito che quello che volevi fare veramente era il musicista?
Com’è stato quindi, il tuo approccio alla musica?

Avevo circa quattordici anni e a casa di amici dei miei ho visto The Song Remanis The Same dei Led Zeppelin; sono rimasto affascinato dalla musica, dalla storia e dal loro appeal sul palco e quando ho visto Jimmy Page dimenarsi con una les Paul all’altezza della ginocchia ho capito all’istante che era quello che volevo fare… c’era qualcosa di viscerale, semplice e irresistibile; quel giorno Dazed and Confused mi è entrata nel cervello e non ne è mai più uscita!

2- Tu sei fondatore e frontman della rock band Mojo Filter, ma Cosmic Sessions è il tuo debutto come solista.
A cosa si deve il desiderio di dare vita ad un album in solitaria?

Non era previsto; i Mojo Filter si sono fermati per cause di forza maggiore e per qualche incomprensione… io mi sono trovato solo e ho capito che era il momento di rimboccarsi le maniche e cercare nuove strade; chiaramente non aveva senso fare una seconda versione dei Mojo e così mi sono spinto su altre direzioni… mi sono ricordato dei giorni interi che passavo da ragazzo ad ascoltare i Buffalo Springfield, Byrds, Grateful Dead ma anche i Traffic, i Jefferson Airplane… e così è nato COSMIC SESSIONS

3- Nothing More to Say è il primo singolo estratto.
Come mai la scelta è ricaduta proprio su questo pezzo? E’ la prima track dell’album, ma dubito sia questo il motivo! 

Nothing è una canzone che avevo scritto inizialmente per i Mojo Filter, nel nostro ultimo periodo insieme; scrivendola ho scoperto un aspetto diverso del mio song writing… senza volerlo ne è uscita una canzone folk, una sorta di hippie tune.. l’atmosfera mi è piaciuta subito e ho deciso di provare a scrivere qualche altro pezzo di quel tipo;

4- Esiste anche un videoclip(di Nothing More to Say,ndr) in cui ci sei tu accompagnato dai Salty Frog. In sostanza venite ripresi mentre vi esibite in quello che sembra un salotto.
La semplicità del video è una scelta per sottolineare forse in quale dimensione vi trovate più a vostro agio? 

Si, avevo voglia di fare un video live per cominciare a fare conoscere i Salty Frogs, ma volevo anche che fosse una cosa reale e onesta, senza troppi fronzoli e così lo abbiamo girato in una baita dalle nostre parti… trovo che quell’ambiente si sposi abbastanza bene col tipo di musica che stiamo suonando.

5- Il tuo Cosmic Sessions è un album dal forte sapore sixties, sull’onda del folk, rhytm’n’blues e psichedelica. Quali sono le tue affinità con questi generi? E quali sono i tuoi punti di riferimento?

Il mio background è sicuramente di stampo vintage…negli anni e con i Mojo ho suonato molto rock and roll ma ho sempre avuto il desiderio di sperimentare e spingermi oltre… era da tanto che avevo voglia di dimensioni acustiche alla Donovan, Dylan ma anche di sana psichedelia west coast alla Jerry Garcia… mi piace la possibilità di improvvisare sul palco e rendere ogni gig diversa dall’altra.

6- Jono Manson (cha ha lavorato con, solo per citarne alcuni, Bruce Springsteen e Joan Baez) si è occupato della masterizzazione del tuo album. Come è nata la vostra collaborazione?

Jono ha prodotto Mrs Love Revolution dei Mojo Filter e il lavoro che ha fatto in quella situazione mi è piaciuto molto così mi è venuto naturale chiedergli di partecipare anche a Cosmic; sono felicissimo che lo abbia fatto e, in particolare, che abbia voluto cantare Home: ho trovato la sua interpretazione molto emozionante.

7- Quanto può essere complesso,se per te è complesso, proporre un lavoro come solista?

Ti esponi in prima persona, ci sei solo tu, viene meno la “protezione” del gruppo alle spalle, con cui condividere gioie e dolori.
Ho sempre creduto molto nella dimensione del gruppo, proprio perché è bello avere un obbiettivo comune, un progetto da realizzare… spesso nella musica i diversi punti di vista che si uniscono nel momento di scrivere o arrangiare un pezzo danno ricchezza e complessità al risultato finale… la carriera solista di john lennon è folgorante ma la musica dei beatles era sicuramente più varia e ricca, c’erano più sfumature.

8- Come è stata la reazione del pubblico nei confronti di Cosmic Session?

Molto buona. se devo essere sincero, molto al di sopra delle mie aspettative. Mi è piaciuto che in molti l’abbiano definito un lavoro vario, naturale e credibile… anche all’estero.

9- Potresti definirti un artista “social”?
Noi lavoriamo molto con Twitter e quindi per noi, i social sono fondamentali.

Negli anni sessanta non esistevano i social, quindi non ti nascondo che per me creare un profilo facebook è stato abbastanza traumatico… scherzo, mi rendo conto che i social oggi sono diventati degli strumenti imprescindibili, ma cerco comunque sempre di ricordare che la vera musica si fa on the road.


10- Prossime date in giro per l’Italia? Quanto è difficile farsi accettare dai gestori dei locali?

Adesso stiamo per chiudere un primo giro di concerti che ci ha portato a suonare molto e soprattutto a rinforzare le connessioni e le alchimie all’interno dei Salty Frogs… è stato molto bello e siamo cresciuti molto; abbiamo aggiunto nuovo materiale elettrico, affrontato situazioni diverse e imparato a suonare ‘Cosmic Sessions’ con le formazioni più disparate e nelle situazioni più varie; per quest’estate abbiamo un po’ di date che presto troverete su alessandrobattistini.com ma diciamo che ci prenderemo un po’ di tempo per preparare le novità del prossimo autunno e lavorare ai nuovi pezzi.

Grazie Alessandro.

Ciao a tutti, grazie di cuore

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