Abbiamo fatto ascoltare Le Strade ad un nostro blogger

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Abbiamo proposto a Tommaso Germinario di ascoltare qualche brano della band bolognese Le Strade e poi di scrivere quello che pensa.

Scritto da Tommaso Germinario

Il progetto Le Strade nasce a Bologna nel 2011, riscontrando un immediato successo nella città natale. I componenti della band sono: Alessandro Brancati (voce), Davide Baldazzi (chitarra) e Alessandro Soggiu (percussioni).

Dopo i primi concerti sui palchi del Covo Club e dell’ Estragon di Bologna, si esibiscono al Frogstock di Riolo Terme (Ravenna) e anche allo storico Circolo degli artisti di Roma.

Nel 2013, Marco Bertoni, tastierista dei Confusional Quartet e produttore dei Subsonica, produce il primo album della band: In fuga verso il confine.

Il genere dell’album è il Rock alternativo, a tratti elettronico, con brani scritti rigorosamente in Italiano, con testi pensati ed originali.

“Prendi tuo figlio
non lo lasciare
e non pensare alle valigie
che lì non te le fanno portare.
Dove stai andando?
che ti faranno?
Sono arrivate
tutte le truppe
siete spalle al muro, adesso siete persone disarmate.
Non ti hanno visto,
ora sei salvo”

(Dal singolo In fuga verso il confine)

A Novembre 2013, arriva il singolo e il videoclip Come un Laser.
Il genere de Le Strade si avvicina di più al Rock elettronico.

“Un giorno come gli altri ti svegli
e sei completamente solo
accerchiato da belve e pesci
con cui passare il tempo,
infettato, accetti il tradimento come comandamento
debilitato, i virus proliferano senza lei, purificante anticorpo”

(Dal singolo “Come un laser”)

A Novembre 2014, esce l’ultimo singolo della band: Campo 38.
E’ senz’altro il brano della maturità, in cui sintetizzatore e chitarra distorta raggiungono un certo equilibrio.

Il timbro vocale è inconfondibile; il testo è provocatorio e audace, dimesso a tratti.

“La minaccia sta crescendo,
la paura è un incantesimo;
meglio la videocamera in bagno,
o un proiettile nel cranio?”

(Dal singolo “Campo 38”)

Viviamo in un tempo in cui ci si ritrova presto alienati, esclusi, consumati, prigionieri, calpestati. Questi aggettivi alle volte hanno valore metaforico, in altri casi sono reali.

Che fare, quindi? Vivere sommessamente? Diventare carnefici?

C’è un’altra strada, quella del senso della misura, i cui contorni sono sfocati e personali.

Questa è la strada del risveglio, come la definirebbe il filosofo Eraclito.

Difatti, Brancati scrive: “vi cantiamo in faccia!” e un coro risponde “nananananana!”.

Questo coro, che tanto mi ricorda la musica dei Kasabian, è definito ossimoricamente, nel ritornello, “un canto silenzioso”. Anche un canto così incisivo, infatti, può perdersi, quando il Campo 38 incombe:

“Come in un campo di grano
adesso non sento un urlo.
Il nostro canto è silenzioso”

(Dal singolo “Campo 38”)

Campo 38 è disponibile in download sulle principali piattaforme, tra cui iTunes.

 

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