Abbiamo ascoltato il Seme della Follia dei Peter Punk

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Scritto da Max Pirovano

 

E’ sempre una grande emozione per me parlare di “punk italiano” visto che non è mai stato un genere davvero florido nella nostra penisola, se ovviamente vogliamo parlare di punk fatto bene. Se sei un amante di questa musica ed hai seguito anche l’evoluzione che ha avuto in Italia, non puoi non aver sentito parlare dei veneti Peter Punk.Per chi non li conoscesse, invece, i Peter Punk sono un gruppo formatosi nel 1994 che, dopo tre album, si scioglie nel 2004. Ed eccoli qui, direttamente dagli anni ’90 ritornare con la stessa formazione (Nicolò Gasparini al microfono e chitarra, Stefano Fabretti alla chitarra, Nicola Brugnaro alla batteria ed Ettore Montagner al basso) con un nuovo disco autoprodotto Il seme della follia.

L’album si apre con Lo stesso fuoco, una traccia pop punk che presenta letteralmente il disco e, quindi, il nuovo progetto.Il pezzo è subito seguito dai ritmi leggeri adatti a pomeriggi di cazzeggio; Sasha Grey è dedicata alla pornostar contemporanea più famosa.

Poi i toni cambiano in I veri ladri con un testo colmo di risentimento verso l’attuale situazione socio politica italiana. Subito dopo arriva Il seme della follia, una title track che omaggia l’appartenenza al punk rock per eccellenza.
La quinta traccia è la mitica Trashers scelta come singolo ed accompagnata da un videoclip, che avevo già avuto il piacere e soprattutto il divertimento di guardare su Youtube questa estate. Il pezzo è un attacco mirato contro i “popolari trash miti del web”. Guest star d’eccellenza azzeccata: Andrea Diprè.

Il disco scivola bene con due pezzoni punk rock da pogo Ombra longa day e Odio per poi continuare in Nucleo storico un’ode agli animali da bar come me, cito: “facciamo tutti parte del gruppo alcolico / guarda il curriculum siamo il nucleo storico”.

I testi si addolciscono in I ricordi che non ho ma non gli arrangiamenti che continuano in maniera sincopata fino a The pug song, una “figata” di pezzo che inneggia l’anarchy punk life.
Con 20+1 abbiamo un altro pezzo quasi ‘pornopunk’ che fa sorridere “se mi incontri non ti penti / di centimetri ne ho 20″, ma l’album ritorna subito sull’hardcore peso con la successiva Panico.

Destini vuole presentarsi come pezzo per destabilizzare l’ascoltatore: parte lenta quasi a ricordarci che il disco sta per concludersi ma poi a metà ecco la batteria ritornare sui ritmi punk, e poi in chiusura la canzone viene di nuovo rallentata.
Il sogno vive in me è la degna conclusione di quest’album, il significato del testo ci da la certezza che i Peter Punk resteranno, almeno quando imbracciano gli strumenti, degli eterni ragazzi con un sogno ma bloccati in un limbo – Enrico Brizzi mi perdoni l’uso della parola – tardo adolescenziale.

In conclusione, il disco Il seme della follia è consigliatissimo per chi vuole ascoltare del buon punk rock italiano fatto bene, la batteria sempre presente ma mai fastidiosa, la super precisione del basso, gli accordi azzeccatissimi di chitarra e la voce piacevole dei Peter Punk lo rendono un album da tenere a portata di mano per risollevare qualche “pomeriggio da scazzo”.

 

 

 

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