A spasso per l’America con Stella Burns

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Un bel disco di americana, alt. country e shuffle pop questo esordio di Stella Burns, al secolo Gianluca Maria Sorace già leader degli Hollowblue con i quali ha pubblicato 3 dischi. L’album, finanziato attraverso la piattaforma di crowdfunding Pledge Music e uscito per Twelve Records con distribuzione Audioglobe, è un viaggio attraverso le strade polverose d’America, le sonorità mariachi del Messimo e quelle paludose del Mississippi; dentro ci si trovano con facilità echi di Calexico, Nick Cave, Black Heart Procession e di John Fogerty. Dall’oscuro folk blues del Delta di “Who burned the town” alla cavalcata garage Sixties di “You can’t be safe from the effects of love” – dove viene preso a prestito il riff di Personal Jesus di depechiana memoria – è tutto un abbecedario della storia della musica americana; nulla di nuovo all’orizzonte per carità ma proposto con una credibilità al di sopra della media generale.

Ascoltando il disco con gli occhi chiusi si perde facilmente il contatto con il proprio “hic et nunc” per abbandonarsi a visioni di nativi americani, cowboys, fuochi accesi con persone sedute intorno a intonare la propria tradizione. Eppure tutto questo non suona artificioso o caricaturale perchè alla base c’è una buona scrittura della canzoni: si pensi ad esempio al malinconico valzer di “The big tide”, come fosse stato pensato ed eseguito dai Bad Seeds. Insomma, per questo primo disco di Stella Burns, “tanto di capello” (da cowboy, ovviamente).