11…il numeri magico di silek

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SILEK – UNDICI (autoproduzione)

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UNDICI, il nuovo disco di Silek. Un progetto musicale adulto, reale, ruvido, ampio e complesso, con le radici nell’hip hop ma immerso in sonorità che partono dal Rap, per spaziare tra la Dancehall, il Boom Bap e l’elettronica, con rime sporche, l’amore per gli incastri, testi sociali e scrittura intima. Disco che alterna momenti di riflessione a brani d’impatto, attraverso un rap tecnico, intenso e diretto. Composto da 13 tracce, prodotti da Silek stesso, oltre che da Nevo. Al microfono si alternano altre voci che contribuiscono ad arricchire ulteriormente il racconto: Paupers in “Tic Tac” (Tempo Riddim), Radio in “Post”, Boa in “Ombre”, Paradox (NY) in “Underdog”. Il disco è stato registrato e masterizzato da Nevo presso UNDERDOGS Studio a Padova.

Come definiresti con quattro aggettivi la tua/vostra musica?
Libera, reale, emotiva, hip hop.

Come si intitola la tua/vostra ultima fatica discografica e come è stato il percorso di produzione della stessa?
Si chiama UNDICI.
È l’undicesimo progetto in studio fra album in collettivo, progetti paralleli e solisti, ma fa il gioco alla lontana con Stranger Things e significati cabalistici a cui sono affezionato, l’ 11 rappresenta la convivenza fra 2 mondi, il lasciarne uno per entrare nell’altro.
Ho prodotto in prima persona la maggior parte dei beats e altri mi sono stati proposti musicisti con cui collaboro (Nevo, Skinny e Touch Enabled.)
Sono nate così 13 tracce, sonorità differenti legate da un filo conduttore, una profonda radice Hip Hop che si espande in direzioni diverse, reggae, dub, elettronica, hip hop classico attualizzato e sfumature jazz.
Dalla musica sono venute le parole. I testi hanno fotografato un momento, molti dubbi, un passaggio.
Undici é un album molto reale, intenso, emotivo, senza personaggi immaginari, parla di me, della società e del mio rapporto con la società.
Per la parte di scrittura ho facilitato il lavoro di comprensione per l’ascoltatore, alternando una scrittura “multistrato” ed ermetica a cui sono molto legato a delle parti esplicite e davvero chiare, così chiare che ho dovuto mettere l’avviso di testi espliciti in copertina.
Ho concepito UNDICI come un progetto di comunicazione con un filo conduttore preciso che ha attraversa tutte le tracce.

Se ti chiedessi quanta gente “mi porti” ad un tuo concerto, come reagiresti?
Risponderei che sicuramente verrà il mio DJ, il resto veda lui, l’attività di promozione è del locale.

Quanto sono importanti i social per la tua/vostra musica?
I social sono importanti, li uso, cerco peró di diffondere quello che faccio con una linea editoriale “sobria”. La musica é al centro.
Se i live funzionano, le cose vanno da sole: altri live e altri “fan” che diventano followers.

Oggi c’è troppo rumore sui social, tutti che urlano sbracciano e mostrano cose che spesso non hanno, spesso il nulla però confezionato bene; sembra il mercato del pesce, ma senza il pesce.
La musica è fuori, fare il musicista in cameretta e su IG non porta da nessuna parte se non in cameretta.

A quanti concerti di musica di altri artisti indie sei stato negli ultimi sei mesi e cosa ne pensi dell’underground indipendente?

Negli ultimi 6 mesi concerti non ne ho visti, quando non stavo in studio e non pensavo alla mia musica, sentivo il bisogno di pensare ad altro.
La musica è INDIPENDENTE, la creatività lo è,, il creare qualcosa che prima non c’era è di suo un atto libero e non subordinato.
La logica di essere dipendente è già di per se una sconfitta.

Nell’ underground cè un flusso di musica nuova che si muove senza chiedere nulla a nessuno, perché mai dovrebbe farlo?
Mi pare che vada piuttosto bene., si aprono altri panorami, nuovi crossover di stili e nuove correnti cantautorali.