Suoni internazionali made in Italy; intervista agli Amycanbe

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In attesa del tour estivo che coinvolgerà gli Amycanbe, abbiamo fatto quattro chiacchiere con Mattia Mercuriali, bassista della band che ci ha raccontato del nuovo album Wolf, dei progetti e del suond particolare degli Amycanbe.

Intervista a cura di Angela Mingoni

 

Ciao Mattia e benvenuto!
Con questo nuovo disco, intitolato Wolf, “siamo di fronte ad una band che ha raggiunto l’invidiabile momento in cui quello che fanno è cosìassolutamente particolare e riconoscibile”
Cari Amycanbe, come ci si sente ad essere unici?

Wow… unici!!!
Non vorrei peccare di falsa modestia… ma temo siamo bel lungi da poterci definire così… anzi, a dirla tutta… credo che chiunque creda o supponga di esserlo esageri in autostima… a meno che con “unici” non volessi intendere inascoltabili? ahahaha….!!
Scherzi a parte, fa piacere almeno ogni tanto non sentirsi paragonati a band (soprattutto quando si tratta di band mai sentite nominare…)..quindi grazie!

Però,onestamente, per quanto possa risultare detestabile ragionare per compartimenti stagni; come vi definireste artisticamente parlando? Aiutateci a capire.

Ecco appunto… per ricollegarmi alla prima domanda….potremmo definirci i Portishead italiani..!! :)
E’ una domanda talmente difficile che non saprei da che parte farmi…già parlare di Arte e associarlo a quel che facciamo mi sembra eretico.. come diceva il mitico Edoardo..? “sono solo canzonette”… ed è vero.

Cercando di fare un’analisi spiccia del vostro nome ma per me estremamente affascinante;
Amy can be, dunque Amy può essere… cosa? O chi? Chi è Amy? Perdonate la mia curiosità frivola!

Un nome nato dal puro caso, da un sogno di Francesca… ma che alla fine si è rivelato azzeccatissimo, perchè Amy..se vogliamo intenderlo come “l’insieme del gruppo” può essere. Nel senso che può esistere, perchè no..ma può essere quello che ognuno vuole vederci… qualsiasi aggettivo l’ascoltatore voglia associarci…senza preconcetti.

Chi la fa, invece, la parte del lupo (dal titolo Wolf,ndr)?

Il Lupo..è la personificazione di tutte le paure… da quelle più antiche e ancestrali.. a quelle del presente… il Lupo è paura di non farcela, ma allo stesso tempo la speranza che laciando fluire le energie tutto andrà al posto giusto.

La descrizione di Wolf cita, fra tutte, Bring Back the Grace, pezzo preso come esempio tangibile per tentare di spiegare cosa aspettarsi dal disco.
Io però, scorrendo la tracklist sono rimasta colpita all’istante dal titolo di un altro brano: Orata.
Con tutti i pesci che esistono, decisamente più affascinanti, proprio l’orata mi andate a pescare? 

Ma vogliamo mettere quanto è gustosa invece una orata al cartoccio? Mi ricordo ancora perchè questo pezzo si è trascinato questo nome…fina dal primo provino registrato in fretta un pomeriggio in sala prove da me e Marco, mentre pensavamo alla cena che avremmo preparato la stessa sera da me..e anzi, sono sicuro esista anche una versione dal nome Orata sfilettata..(per gli sfaticati) nel suo computer.

Grazie Mattia per la pazienza ed in bocca al lupo per tutto!

Grazie a voi!

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