RICCARDO GILENO… LA MUSICA COME TERAPIA

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RICCARDO GILENO – THE CURSE EP (Tunecore)
Iperprolifico e puntiforme (suona in due band differenti), Riccardo Gileno si propone questa volta in veste cantautoriale. I punti di riferimento non sono quelli del cantautorato italiano. A chi sono piaciuti artisti come Jeff Buckley, Bon Iver, Nick Drake o Damien Rice, beh… questo esordio piacerà di sicuro. Anche perché questa volta Gileno usa la musica come terapia. Dopo essere caduti, uno cerca di rialzarsi. Gileno lo fa bene… E la maledizione scompare a suon di melodie.

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Come definiresti con quattro aggettivi la tua/vostra musica?

Eterea, onesta, personale e semplice.

Come si intitola la tua/vostra ultima fatica discografica e come è stato il percorso di produzione della stessa?

Il mio ultimo (ma anche primo) EP si intitola “The Curse” ed è stato prodotto da me e Matteo Brenci ai Magic Cut Studios di Trieste. E’ stato tutto molto immediato: un paio di chitarre, una tastiera, qualche percussioncina e la mia voce. In un paio di mesi tutto era pronto.

Se ti chiedessi quanta gente “mi porti” ad un tuo concerto, come reagiresti?

Purtroppo è una domanda che mi è stata già posta in passato. Non è una cosa positiva, però mi sa che è lo specchio dei tempi in cui viviamo: una volta c’era più passione per la musica dal vivo e il bacino d’utenza era molto più ampio. E in questi tempi di “sopravvivenza commerciale” non si guarda più a ciò che si ascolta o a ciò che si propone, ma si guarda solamente a ciò che è più conveniente.

Quanto sono importanti i social per la tua/vostra musica?

Direi che lo sono moltissimo, ma per la musica in generale, non solo per la mia. Si collega un po’ alla risposta che ho dato prima, forse si va di meno ai concerti anche perché c’è la possibilità di seguire la scena musicale stando comodamente seduti a casa, con un solo click. Stanno diventando, o meglio, sono già diventati il mezzo principale di comunicazione nel mondo e gli artisti li sfruttano per ampliare il numero di ascoltatori. Per noi artisti emergenti sono quindi ancora più importanti: partire da zero è sempre molto difficile e se c’è qualcosa che ci può aiutare, è giusto farne uso.

A quanti concerti di musica di altri artisti indie sei stato negli ultimi sei mesi e cosa ne pensi dell’underground indipendente?

Sono stato a moltissimi concerti negli ultimi sei mesi e devo dire che la scena underground è in fermento, fortunatamente. Ci sono un sacco di proposte, alcune veramente molto interessanti. Ed è molto bello vedere come ci siano degli “addetti ai lavori” che ne danno importanza sul web, sui magazine e sulle radio. Trovo che la musica indipendente sia sempre molto più “sincera” di quella mainstream. Mi spiego meglio: penso semplicemente che l’artista indipendente dia spazio a ciò che più ama ed esprima ciò che desidera veramente esprimere, senza essere influenzato da fattori terzi che possono contaminare la purezza di ciò che scrive.

 




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