RECENSIONE A “COSA SIAMO DIVENTATI” – DIODATO

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A tre anni dal cd di esordio “E forse sono pazzo” Diodato ritorna con “Cosa Siamo Diventati”, uscito il 27 gennaio 2017 per la Carosello Records.
Oltre alla sua storica band, troviamo due ospiti che hanno collaborato alla realizzazione di questo nuovo album: Fabio Rondanini, batterista dei Calibro 35 e degli Afterhours, e il GnuQuartet che ha registrato archi e flauti per due brani dell’album, “Uomo Fragile” e “Di Questa Felicità”.

In questo nuovo disco il giovane cantautore tarantino riesce a mettere a nudo la propria anima, arrivando a scavare in profondità.
Attraverso i brani che compongono “Cosa Siamo Diventati” Diodato riesce a trasmettere la sua passione per il cantautorato classico, ma anche la sua vena rock. Rappresenta una fotografia nitida delle esperienze e dell’attuale visione musicale dell’artista e, componendo i testi, ha cercato di scavare a fondo del suo animo attraversando fasi molto dolorose. Il suo obiettivo è quello di raccontare tutta la verità cercando di essere più sincero possibile.

Ogni brano rappresenta ogni singola fase che l’artista ha attraversato e descrive tutta una serie di vicende che sono accadute a chiunque come le storie d’amore finite male e la sofferenza che si prova, il timore di essere rifiutati, la sensazione di sentirsi fragili di fronte alle difficoltà, i tentativi di convincere la persona amata a ritornare con noi, i rimpianti di non aver avuto il coraggio di prendere decisioni definitive e di essersi lasciati influenzare dagli altri. Quest’ultima sensazione è ben descritta nel brano “Per la prima volta” dove un ragazzo ha rimorsi per aver ascoltato troppo i suoi genitori ansiosi rinunciando ai suoi sogni. Ad un certo punto afferma che si libererà di tutti i ricatti e gli inganni che ha dovuto subire.

I testi sono stati composti con molta cura e raffinatezza e descrivono perfettamente gli stati d’animo che ognuno di noi prova quando avvengono determinate situazioni e i tentativi che si fanno per cercare di risolverle. L’ascoltatore riesce dunque ad entrare nella pelle dell’artista, facendola propria.

 




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