PIQUED JACKS e il loro rock in divenire

74

Piqued Jacks – The Living Past
Se non vi dicessimo che sono italiani, Piqued Jacks potrebbero tranquillamente passare per una band d’oltre oceano. Già il fatto di essere andati da Michael Beinhorn (Soundgarden, RHCP, cui hanno affidato la pre-produzione di un brano che ha anticipato l’uscita del disco prima dell’estate (la bellissima e Wildly Shine”) dimostra le velleità internazionali di questa band. Il disco stesso è stato prodotto da Dan Weller (Enter Shikari, Young Guns) in una casa di campagna del ‘700, studio di registrazione e dimora comune, scelta per un’immersione totale in suoni, natura e chimica umana. La quasi perfetta pronuncia del cantante per testi tutti in inglese fa anch’essa la differenza. Ma poi, su tutto c’è la musica. Musica in libertà, legata al rock americano degli anni 90 (grunge, post grunge, rock fm o psichedelia che sia), ma allo stesso tempo, slegata e quindi non derivativa. Qui la differenza sta tutta nella indubbia tecnica della band (che gira a mille), ma soprattutto nella grande capacità di scrivere brani che al loro interno cambiano passo, atmosfere, diventando un momento rock puro e il momento dopo fluttuante ambient rock/pop. In più se si aggiunge la grande e innata attitudine a scrivere canzoni molto fruibili, possiamo dire con tranquillità che questo è disco da non perdere.
Come definiresti con quattro aggettivi la tua/vostra musica?
Passionale, cangiante, fresca, spumeggiante (cit.).

Come si intitola la tua/vostra ultima fatica discografica e come è stato il percorso di produzione della stessa?
“The Living Past” è stato prodotto da Dan Weller (SikTh, Enter Shikari, Young Guns), in una vecchia casa di campagna in Toscana, trasformata da noi in studio di registrazione e dimora per due settimane, con lo scopo di staccarci dal mondo e immergerci nella musica, nella natura e nei rapporti umani.

Se ti chiedessi quanta gente “mi porti” ad un tuo concerto, come reagiresti?
Ti direi che nessuno di noi ha la patente D ma che possiamo venirci incontro.

Quanto sono importanti i social per la tua/vostra musica?
Sono fondamentali per mantenere i contatti con i nostri fan, soprattutto quelli oltreoceano o oltremanica. Anche se l’importanza vera – per noi – sono i concerti.

A quanti concerti di musica di altri artisti indie sei stato negli ultimi sei mesi e cosa ne pensi dell’underground indipendente?
Ho visto cinque concerti: Alessandro Nerli, Fantastia Pura Italiana, Kudoclasm, Salinger in the Rye e La Malinconia della Luna a Mezzogiorno. L’underground indipendente in Italia è circondato da ambienti e mentalità (salvo preziose eccezioni) inadatte ad accoglierlo e farlo crescere.




Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.