Piero Dread… il nuovo disco… reggae… musica solare, autentica

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PIERO DREAD – #INTERPLAY (Halidon/Bizzarri Records)

13 tracce miste in italiano e inglese, liriche attuali di valenza globale, tematiche sociali, e lover songs sono gli ingredienti principali affiancati da rimiche New roots, reggae, R&B, sapientemente miscelati con suoni classici e moderni che sanno accarezzare l’orecchio, strizzando l’occhio al Pop e alla World Music. Molti i guest di grande profilo a dare supporto al “nostro”. Da una leggenda del reggae italiano come Bunna (Africa Unite, alla talentuosa Sistah Awa, a Esa (ex OTR e veterano dell’Hip Hop italiano). In più Piero Dread può contare su una produzione internazionale a cui hanno preso parte oltre 20 musicisti, tra cui gli Smoke (band di Nina Zilli) e House of Riddim, band europea di Anthony B, indiscussa star internazionale con cui Piero ha già collaborato in passato. Da sottolineare anche il prezioso contributo artistico di producers come Jeeba, Niam, More Love, e Princevibe che ha mixato l’intero album.

Come definiresti con quattro aggettivi la tua/vostra musica?

Solare – Autentica – armonicamente e politicamente corretta

Come si intitola la tua/vostra ultima fatica discografica e come è stato il percorso di produzione della stessa?

Nel 2017 pubblica il secondo album come autore e cantante solista dal titolo #Interplay, ispirato all’interazione musicale tra voce e strumenti, che creano quella “magia unica e irripetibile” tipica di ogni “session”. Da cui vengono estratti il singolo “Ain’t got no easy” e un video mix anteprima di tutte le songs.

Se ti chiedessi quanta gente “mi porti” ad un tuo concerto, come reagiresti?

Sono un musicista non uno scafista…scherzi a parte….questa è una mentalità ancestrale tutta italiana. È chiaro che un evento deve autosostenersi altrimenti si sbriciola. Ma è altrettanto vero che essere direttori artistici non è cosa facile. Quindi se il richiamo è basso o nullo l’artista non può pretendere + di tanto. Ciò che invece è assurdo è strapagare artisti con inadeguato valore professionale perché in quegli eventi se si floppa—il buco è grave e ciò toglie energie anche agli emergenti che pur di esibirsi sono disposti ad andare a gratis rovinando un settore che sempre più è sofferente anche a causa del ritardo delle politiche di digitalizzazione della musica.

Quanto sono importanti i social per la tua/vostra musica?

Ormai se non sei social non esisti. Io ho avuto un passato artistico in cui i social erano in via di sviluppo e non erano ancora cosi determinanti pero è interessante capire come uno puo essere forte sui social è scandaloso su un palco o in studio davanti ad un microfono. Cosi come c’è chi è capace di incantare con carisma e intrattenimento senza avere tanti follower. La tendenza di mostrarsi dietro ad un profilo fa si che anche le emozioni diventino anch’ esse digitali.
Io invece rimango per quelle analogiche.

A quanti concerti di musica di altri artisti indie sei stato negli ultimi sei mesi e cosa ne pensi dell’underground indipendente?

Quasi settimanalmente vedo concerti dal vivo, un po’ per curiosità e un po’ per lavoro e sono sempre più convinto che l’underground indipendente sia la vera linfa vitale della musica. Penso invece che bisognerebbe fare più concerti anche in posti informali e atipici ma con uno scenario dal forte impatto.
Ciò avvicinerebbe il pubblico musicale alla scoperta di luoghi che non avrebbe visitato se non per via della musica e al contempo porterebbe musica nelle orecchie di chi non se lo aspetta.

 

facebook.com/PieroDread




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