Paul Pedana – Intervista scritta per Radio Tweet Italia

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Paul Pedana – Intervista per Radiotweetitalia

Sei appena uscito sul mercato discografico con un nuovo album in studio, Ex Human. Puoi presentarlo ai nostri lettori?

Ex-Human è un concept album, un lavoro maniacale di 2 anni. E’ un disco che va ascoltato con cura e nel tempo. Volevo creare qualcosa di abbastanza forte in termini comunicativi, qualcosa che arrivasse alle persone per svegliarle da questo stato di coma sociale. Molte canzoni sono nate da dei film che mi sono fatto in testa, come colonne sonore della mia immaginazione che poi ho riprodotto realmente nelle sceneggiature dei miei video musicali che stanno uscendo ed usciranno.

Che musica hai ascoltato in passato?

Tutto. Mio padre in passato era speaker di una radio locale e sin da bambino sono cresciuto immerso nei vinili e nella musica. Da piccolo mi addormentavo con il Made in Japan dei Deep Purple. A sei anni ho cominciato ad ascoltare musica classica perché studiavo pianoforte e sono sempre stato appassionato di colonne sonore orchestrali tanto che è diventata un’impronta indelebile nei miei lavori.

Come è nato il tuo progetto musicale? Puoi descriverlo a grandi linee…

Per 17 anni sono stato batterista, quello che sta dietro la band, nonostante sono sempre stato il compositore principale e l’arrangiatore dei brani. La mia voglia di stare davanti è semplicemente prevalsa e nel 2015 ho iniziato a scrivere Ex-Human. Mi sono esibito in acustico all’O2 Academy di Londra per la prima volta da solista e li ho conosciuto i musicisti che ora suonano con me, siamo una band a tutti gli effetti.

Come definiresti in poche parole o in un motto la tua musica?

Espressione di esistenza.

Parlaci della fase creativa e della composizione delle tue canzoni…

Non seguo uno schema didattico o fisso, a volte sono in macchina e mi registro con il telefono, altre volte mi chiudo in studio e stappo una bottiglia di vino davanti al pianoforte oppure quando non dormo la notte prendo la chitarra e lascio che le cose vadano da sole. Una volta che la struttura melodica è pronta, comincio a lavorarci a livello di arrangiamento e così via fino a fare una pre-produzione che aspetta solo di essere incisa sul serio.

Puoi descrivermi un tuo concerto? Quando suoni come ti senti?

I concerti sono fatti dal pubblico, non solo dagli artisti perlomeno. Ogni volta è diverso. A volte sei davanti a migliaia di persone e ti senti libero e sciolto come non mai, altre volte sei su un teatrino mezzo vuoto e l’ansia ti divora. Secondo me dipende sempre dal pubblico, l’energia che riesce a trasmetterti è indescrivibile. Non saprei descrivere un mio concerto ma credo che se uno entra nell’ottica giusta possa essere un bel trip.

La tua musica è molto intensa, profonda. Come hai elaborato il tuo sound?

E’ completamente sperimentale. Credo che oltre al lavoro fatto dalle chitarre e dalla sessione ritmica la cosa che più resta in testa siano gli arrangiamenti orchestrali ed elettronici. Penso che la musica sia un po’ come una bellissima donna e gli arrangiamenti come un vestito. Per quanto questa donna sia bella da nuda, non sarà mai splendida come con un bellissimo vestito addosso.

Di cosa parli nei tuoi testi? Quanto è importante far arrivare un messaggio al proprio pubblico?

Il messaggio è la base, la comunicazione, l’espressione. Ogni testo fa parte di un momento della vita che vivo e può variare da un grido esistenziale contro questo mondo oppressivo fino all’innamoramento per qualcosa come un paesaggio, un vino, una figura o una donna. In Ex-Human ci sono moltissime tematiche in realtà. Ci sono testi che richiamano la xenofobia e l’anestetizzazione sociale come su Psyborg e altri di sentimento come su Kate, altri che parlano di una sensazione di smarrimento come Ellie The Alien ed altri ancora che parlano in modo molto astratto di parapendio universale in chiave psichedelica come Suave. Insomma , c’è un po’ di tutto.

Quali sono gli elementi della tua musica che possono incuriosire un tuo eventuale nuovo ascoltatore? Perché dovrebbero ascoltare te e non altri?

Non saprei, questa è una domanda per venditori e io sono tutto tranne che venditore. Non sono mai stato capace a vendermi perché fondamentalmente sono un artigiano. Creo delle forme con le note musicali e le lascio al mondo. Forse mi viene in mente il riconoscersi nelle mie paranoie, ma non saprei.

Come giudichi la scena indie italiana? Quali sono le maggiori difficoltà per una band al giorno d’oggi secondo te?

Non conosco la scene indie italiana perché me ne sono andato diversi anni fa e sono completamente fuori dal giro. So che è molto difficile proporre musica originale e che se non suoni su una c…o di tribute band o non fai liscio sei praticamente destinato a soffrire. Credo che la maggior difficoltà sia il semplice fatto di Esistere. L’orrenda alternativa è sempre diventare lo schiavetto di qualche Talent show e cedere le edizioni a qualche sconosciuto produttore. “Prostituzione musicale” ecco.

In un mondo dove si parla ancora una volta di nazionalismo e protezionismo quale è il ruolo della musica?

La musica dovrebbe tornare ad essere la bandiera delle proteste, l’inizio di grandi movimenti di controinformazione, una vera e propria rivoluzione della bellezza, ma con un popolo ormai strategicamente de-culturizzato alla perfezione questo è alquanto improbabile. Sarebbe come cercare di spiegare l’oltreuomo di Nietzsche ad un batterio.

Siamo arrivati alla conclusione. Lancia un messaggio ai nostri lettori assetati di tanta musica…

Ubriacatevi con un buon vino mentre ascoltate Ex-Human. 




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