“Party Animals”, il nuovo lavoro dei Bikini Death Race, che consigliamo!!!

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Raramente mi stupisco nel sentire una band italiana in grado di riproporre i suoni a cui la mia anima è in grado di legarsi a “primo ascolto”. Sto parlando dei “Bikini Death Race” con il loro primo Album “Party Animals”, uscito da pochi mesi e prodotto e registrato da parte di Valerio Lundini (BlackTape Studio – Roma), il produttore artistico di “Party Animals”.

Duo animalesco romano, connubio delirante tra il ragazzo con la maschera da panda e la ragazza con la maschera da gatto, un tornado electroclash / electropunk, che si scuote ironicamente all’interno di questo album. Un flusso elettronico sincopato che ha chiare influenze post punk, new wave, synth pop, electro pop, industrial, e che si inserisce tra pilastri quali i Ramones, Le Tigre, Kap Bambino, Crystal Castles, Tuxedo Moon, Ladytron, Depeche Mode, Cock Sparrer e…gli Ace of Base!

Dieci tracce che affogano e si dimenano all’interno dell’incomunicabilità, nel disagio, nell’inadeguatezza; la psicoterapia dell’idiozia come risposta a questa incapacità di comunicare nonostante i mille modi che la tecnologia oggi ci offre.

* Celestico : ispirazione elettronica a Celestica dei Crystal Castles, fanatica corsa immaginaria.

* The Rabbit Hole : che mi ricorda una Guen Stefani più sintetizzata, trasfigurata in Alice che sperimenta tecniche di sopravvivenza in una realtà parallela in cui regna la moda dell’eccesso e del cattivo gusto, si cerca la cosiddetta luce in fondo al tunnel ( o tana del coniglio).

* Zombie Posers : ed ecco questa sonorità cosi Joy Division mixata ai Digitalism, un epilepsy dance al cubo, che vuole scuotere i posers virtuali, i quali si salutano senza nemmeno sapere realmente chi sono, una perdita di identità sociale che ci rende morti e apatici.

* OH OH! : uno scossone ritmato che vuole svegliarci.

* Don’t Talk : C’è che devi tacere ogni tanto per poter essere baciato, accompagnato da un sensualissimo sound alla Röyksopp.

* Party Animals : omonimo singolo dell’album ; il ricordo dello zoo da bambino e forse ed il tentativo di ricreare l’atmosfera in salsa techno negli anni felici dell’adolescenza e dei rave.

* Fuck off and Die: un vero proprio mandare a quel paese urlato sulle stridenti note electropunk.

* Not sorry : la quotidianità lavorativa, una tortura, in cui non ci si dispiace più per l’esaurimento che questo può provocarci.

* Have you ever seen : la traccia più punk dell’album; in cui si narra di una bottiglia rotta in testa all’amico pittore che ha vissuto a Bali, ha scritto un libro e ha fatto un film inguardabile. E del quale non ci frega nulla.

* Time machine : “Io ho inventato una macchina del tempo! È giù in garage…è solo che non ho mai il tempo di usarla” cit. Ragazzo con la maschera da panda. Un ironico gioco di parole che epslica come in quest’epoca spesso ci troviamo a non avere il tempo per occuparci di ciò che veramente amiamo. Per via di quello che “dobbiamo fare”. Per affermare uno status. Per responsabilità oppure semplicemente per mangiare.

Un album che sto ascoltando da due ore, che sta dissipando i miei pensieri, in cui vengo trasportato nell’after più magico della mia vita, in cui elettronica, voci, chitarre si fondono facendomi ballare e dimenticando per qualche ora del resto, una vera propria psicoterapia dell’idiozia ma che per me è pure dell’anima. Voto dieci a questo duo, che non è mai sceso nel banale in ogni traccia, che ha il grande coraggio di attingere a molteplici influenze musicali facendole proprie in una chiave decisamente originale.

10/10




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