MAIO e “L’amore in tempo di Crisi”

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In questo sipario di fine estate, tra tramonti densi e prime brezze autunnali, mi sono imbattuto in questo album di esordio da solista di Enrico Maiorca “Maio”: “L’amore in tempo di Crisi”.

Maio già conosciuto precedentemente, come cantante e leader della stoner band “Il Vile” (prima ancora con i “Juda’s Kiss”), elabora un progetto dalle vibrazioni scure e malinconiche.

Un’ EP impregnato dalle tipiche influenze e sonorità quali il primo Mark Lanegan, echi di Tom Waits, Nick Cave, Afterours, Marlene Kuntz, e chiaro riflesso della collaborazione ed amicizia, qui avvenuta, con Michele Anelli.

Otto track taglienti, una vera e propria cornucopia che sfuma tra il post punk/new wave ora alternative rock, che si divincola tra ricordi, frammenti di vita, per lungo tempo lasciati nel cassetto ed ora rielaborati e sintetizzati.

L’album si apre con l’omonima canzone, L’amore in tempo di Crisi, ballad melanconica, vocalità alla Manuel Agnelli, un canto realisticamente disilluso dall’amore.

Notturna, un grido notturno, una riflessione durante le lunghe ore della notte, su presente e passato, ed infine una richiesta di serenità, di amore, di tregua e perdono per il passato tumultuoso.

L’assassino di Emily è un lento racconto, una poetica ombrosa che si culla tra le note di una straziante chitarra.

Giuda (la condanna): gli echi corali ricordano i veterani CCCP, narrazione sulla quotidianità asettica di ogni giorno.

Ombra, elettrica e sintetica narrazione, in cui la composizione melodica la fa da padrona, ci accompagna e ci immerge al suo interno.

La lettera (che non vi ho mai scritto), una lettera di addio, un ricordo doloroso, sottolineato dall’ululato di chitarre e batteria, forse la traccia più intimista dell’album.

Sulla riva dell’ago una corsa frenetica, eco dell’amore per Nick Cave, con brevi pause melodiche, ombre e ansie vi si intrecciano simbioticamente.

La menzogna del tempo che guarisce un altro frammento di intimità, che ricorda nella sintetizzazione dei suoni lo scatto di una vecchia macchinetta fotografica, la quale cerca di ricordare e di fissare nel tempo quel qualcuno che continuerà a mancarci.

Un progetto davvero intenso, le cui noti cupe e malinconiche non diventano mai banali, e che riesce a raccontare, anche affrontando esperienze particolarmente soggettive, le varie sfumature del dolore/ amore personale. Un lavoro che nella sua chiarezza e scrupolosa realizzazione è un onesto nove nella scala decimale.

9/1o




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