L’universo sintetico dei Go Koala: Electronic Skulls Radio

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Go Koala, band proveniente da Ferrara, è il classico esempio di come oggi si possa fare musica, e più nello specifico un disco, senza essere troppo pratici di strumenti musicali. La cosa atterrisce un po’ ma non è detta con la spocchia di chi intende tracciare un solco tra chi è musicista e chi non lo è: piuttosto, è un dato di fatto che oggi se si hanno un paio di intuizioni felici a livello armonico, si mastica il minimo di chitarre e bassi e si è smanettoni al punto giusto, ci si può proporre sul mercato con una propria piccola coerenza.

Nel loro album Electric Skulls Radio non ci sono molti strumenti reali da ascoltare, ma canzoni discretamente congegnate che devono le proprie trame sonore a campionamenti, sintetizzatori, software musicali. Il lavoro sulle voci è molto buono, tra armonizzazioni, sovrapposizioni e una linea principale che è perfettamente calata nel contesto emotivo della scrittura (attenzione a una certa ingenuità nei testi e nella pronuncia inglese). Poptronic potremmo definirlo. Che viaggia sul ritmo, la cassa spesso a terra, su un certo registro stilistico che pesca nei fiati e nei tappeti sonori per riempire gli spazi lasciati da un corposo basso distorto.

Wake Me, la ballata Only You e l’americanissima Waiting For sono perfetti esempi di come si fa oggi una canzone pop con il pc; Rain e Hear Me ambiscono ad essere radiofoniche al punto giusto senza perdere quel tocco da rivincita dei nerd che un tale progetto artistico reca in seno. Il punto a favore di Electric Skulls Radio è nella sua intrinseca attitudine radio friendly; nel gusto nel saper utilizzare i mezzi che oggi la tecnologia porta anche nel campo musicale. Il punto a sfavore, proprio questo: forse una eccessiva esasperazione del mezzo. Magari più corde pestate e meno tasti digitati renderebbe il prodotto più bilanciato, sincero  e spontaneo.

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