La Concertini di Musica Brutta ha un nome ingannevole e ce lo spiega Simone

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Terza intervista dedicata a coloro che lavorano nell’ombra;
questa settimana tocca a La Concertini di Musica Brutta, raccontata dal suo fondatore Simone Barra. 

Intervista a cura di Angela Mingoni

 

La Concertini di Musica Brutta. Come biglietto da visita potrebbe essere alquanto scoraggiante. Non credi sia una scelta coraggiosa? Perché proprio “musica brutta”?

Scoraggiante lo è, di sicuro… ma solo per chi si lascia scoraggiare, cari miei.
“Musica brutta”, comunque – come motto – viene dritto dritto dal mio precedente (e forse anche attuale e futuro) blog di musica (Acidi/Viola: www.acidiviola1.altervista.org), che come motto aveva proprio “Solo Musica Brutta” e anche, ma soprattutto, perché in Italia (per non dire in Europa, per non dire in tutto il mondo) sono tutti bravi a fare le cose belle, le cose che funzionano, le cose studiate in ogni minimo dettaglio e noi, invece, no.
Ecco svelato l’arcano.

Come lavora esattamente La Concertini?

In realtà, non c’è un metodo di lavoro preciso. Spulcio decine e decine di pagine ogni giorno, in modo totalmente diverso di volta in volta. Scopro gruppi, li contatto, ci parlo e, se si arriva ad un accordo, si decide insieme che “strategia” usare… ma la cosa realmente importante è una e solo una: arrivare a più orecchie possibili. Farsi ascoltare, insomma, non tanto per un fatto di popolarità ma perché secondo La Concertini è giusto far conoscere gente in cui, La Concertini prima di tutti, crede tantissimo.

Devo ammettere che vagliando il roster dei tuoi artisti, mi è scappato un sorriso; The bad mexican, 23 and beyond the infinite, The selfish cales, My speaking shoes, La Macchina di Von Neumann, Lago Vostok, Latex Teens First Attack, Globetrotter, Moheir…
Ne ho conosciuti alcuni e sono personaggi pazzeschi, nel senso più positivo del termine.
Ma dunque le band, le scegli in base al nome?
Sono tutti pazzi, e io i gruppi li scelgo proprio in base a quello. Le persone normali (quelle di cui sopra, che fanno le cose belle) sono composte per il 90% d’acqua. I musicisti che collaborano con La Concertini, invece, sono composti per il 90% di follia (se non di più). Poi ci sono io, che sono fatto per il 90% di Peroni, ma questa è un’altra storia.
Ora, bypassando le stronzate, parlo seriamente: anche in questo non c’è niente di premeditato… come ti dicevo prima, ascolto i gruppi, se mi piacciono si collabora. Poi boh, sarà un caso che i nomi sono tutti così assurdi? Non saprei dirti…

Raccontaci un po’ di te Simone, come nasce il tuo amore per questo mestiere e cosa ti ha spinto a dare vita al tuo ufficio stampa?

Eh, bella domanda… È partito tutto per colpa di papà, che quando ero piccolo mi scarrozzava in macchina con musica a tutto volume. E poi da lì, un po’ la curiosità, un po’ il troppo tempo libero ho cominciato ad occuparmene, senza nessuna competenza particolare (infatti per molti sono un ignorantone, figuriamoci).
A me, comunque, piace “promuovere” bravi musicisti tutti i giorni, in qualsiasi momento della giornata: lo faccio sempre, non solo tramite La Concertini, ma anche mentre cucino, quando scelgo i pezzi da mettere in macchina, quando invito le persone a venire ai concerti con me… Mica è una passione, è una vera e propria malattia… povero me, che brutta fine.

La Concertini organizza anche eventi, quindi avrai avuto modo di venire a contatto con diverse realtà e con parecchi gestori di locali. Ci vuole il pelo sullo stomaco? Quali sono le maggiori difficoltà che hai incontrato? Dai, facciamo del gossip, ma senza i nomi eh!

La Concertini organizza eventi solo con gente davvero appassionata, ci tengo a dirlo. Capita di organizzarli, ma raramente e solo perché ho incontrato persone a cui quello che propongo interessa seriamente (parlo dei ragazzi dell’Ynot Bar di Avellino, oppure del Club Dell’Olmo di Grosseto – che ringrazio ogni volta e per ogni piccola cosa). Per il resto, posso solo dirti che – per scherzo – una volta ho detto “il booking non lo augurerei neanche al mio peggior nemico” e beh, fai tu 2+2 :D
Di difficoltà in questo campo se ne incontrano tantissime, che te lo dico a fare. Ci sono quelli che non ti vogliono pagare, quelli che ti promettono una cosa e ti danno tutt’altro, altri che si lamentano che la serata è andata male senza aver fatto nemmeno un po’ di “promozione” della serata stessa, quelli che ti chiamano a suonare a mille kilometri da casa e non arrangiano nemmeno un lettino sul quale riposarti, quelli che a fine serata, quasi quasi, ti lasciano la scopa e la paletta e ti chiedono di pulire il locale. Insomma, un bell’ambientino.
Ben inteso che non è un discorso generale… in tutti i campi ci sono le dovute eccezioni. Ti capita di trovare gestori ed organizzatori che sono un amore, così come puoi trovare il musicista stronzo che ti rompe le palle perché nel locale non c’è l’acqua minerale della marca che piace a lui. La conclusione è una sola: qualsiasi cosa tu faccia, c’è sempre qualcuno pronto a romperti il cazzo. Quindi, sul serio vogliamo dannarci? “Chi cazz m’ ‘o fa fa” dicevano gli Squallor, e io sono totalmente d’accordo.

Grazie Simone!

E di che… grazie a te/voi per lo spazio e per lo stomaco forte che avete dimostrato intervistandomi. Un abbraccio a tutti :)

 

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