JM.. il rap “positivo” e intimista contro gli eccessi della trap

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JM – UNO (Jap Records)
JM, all’anagrafe umbra Matteo Fioriti, pur adottando il “flow”, le rime rap per esprimersi, si colloca anni luce dalla trap che va di moda. Lui infatti è più un cantautore d’oggi, sempre attaccato alla sua chitarra (suo fratello). In più suona il disco con accanto a sé una band vera e propria. Non samples. Sudore e passione. Groove (elemento centrale di molti pezzi funky in stile old skool, con beats “back in the days”, bassi furibondi che fanno pensare ai Beastie Boys. In più JM pensa ritornelli pop, arrangiamenti emozionanti, con ballate e mood che non sono per niente rap. Una bella scoperta da seguire assolutamente.

Come definiresti con quattro aggettivi la tua/vostra musica?

Queste domande mi mettono sempre in difficoltà! Ahaha! Qualcuno di esterno a me dovrebbe dirlo, ma comunque potrei dire: funky, intima, diretta e decisa.

Come si intitola la tua/vostra ultima fatica discografica e come è stato il percorso di produzione della stessa?

L’ultimo lavoro è UNO. Si tratta del mio primo album dopo l’EP “Born on Five” uscito nel 2016. E’ stato davvero un lungo percorso, pieno d’ostacoli, ma anche di tanti insegnamenti. Ho iniziato a scriverlo subito dopo l’uscita dell’EP, oramai quasi 3 anni fa e solo dopo 2 anni di intenso lavoro ha raggiunto la dimensione che avevo in testa.
Inizialmente ho preprodotto a casa i brani, poi grazie all’infaticabile JapRecords ho avuto la fortuna di poter registrare tutto quanto di nuovo al Jap Perù Studio per avere una maggiore qualità del risultato finale. Tanti amici musicisti hanno supportato il disco aiutandomi e sostenendomi anche suonando alcune parti: Andrea Spigarelli, ad esempio ha registrato tutte le batterie, Giulio Catarinelli il basso, Daniele Ghiandoni i piani in “Agape” e “Aux” e Eugenio Roccetti i synth sempre in “Agape”. E’ stato davvero un lavoro mastodontico!

Se ti chiedessi quanta gente “mi porti” ad un tuo concerto, come reagiresti?

Mi metterei a ridere! Se lo sapessi.. ahah!

Quanto sono importanti i social per la tua/vostra musica?

Purtroppo sono fondamentali. Dico purtroppo perchè sono tutt’altro che un amante dei social, specialmente nell’ambito artistico. Io credo che un artista viva in modo particolare un mondo che va al di sopra di tutto quello che realmente viviamo ed è da lì che arrivano le sue opere. Condividere costantemente tutto quanto elimina quel mistero che si dovrebbe creare e che personalmente amo nei musicisti e compositori che seguo con passione. Chi seguo ha mantenuto quel mistero in qualche modo. Per me, oltre che da elemento parte del mondo musicale, è fondamentale anche da ascoltatore perchè apprezzo molto di più le composizioni che sento; quel “non sapere a fondo” è fonte di grande ispirazione e immaginazione.

A quanti concerti di musica di altri artisti indie sei stato negli ultimi sei mesi e cosa ne pensi dell’underground indipendente?

Non saprei dirti precisamente. Ti dico la verità, sto parecchio nelle mie, specialmente negli ultimi tempi, e molto spesso mi perdo tanti bellissimi concerti. Comunque amo tutto l’underground indipendente, a prescindere anche dalla musica che può essere più o meno affine ai miei gusti.

Questo perchè chiunque ha scelto l’underground, ha scelto la via più dura, ma quella più bella, più vera e quella che può garantirti su tutto un’identità che francamente vedo e sento più poco, per quanto conti il mio parere. Chi ha scelto di partire da “sottoterra” lo vedo come chi vuole una rivoluzione, una rivoluzione che distrugga tutto dalle fondamenta!