It’s Time to Think per gli H.O.T.

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Scritto da Angela Mingoni

Nonostante si descrivano come un gruppo dedito al rock alternativo, gli H.O.T., acronimo che sta per Hands of Time, riescono a mostrare un’inclinazione elettro  quasi impercettibile al primo ascolto ma che compare praticamente in tutti e sei i pezzi che compongono l’ Ep.

E’ un continuo susseguirsi di energia, a partire da Time to Think che spinge con il suo riff ripetitivo di chitarra ed esorta gli animi a non restare assopiti, no mystification it’s time to think now, no commiseration it’s time to think now, così recita il ritornello che si infila nella coscienza ed incita alla rivolta.
La nota elettronica abbellisce il pezzo dando un’inclinazione patinata.

L’ascoltatore non può esimersi dal proseguire il viaggio psichedelico e resta a bocca aperta con Mud Fight, che è lotta nel fango, che è peccaminoso.
Alla batteria che pompa il tempo e fa l’occhiolino al basso stiloso suonato da Wido, si aggiungono le distorsioni e gli effetti (ecco ancora che l’elettronica torna) che rendono il sound stridente ma mai lontanamente irritante.
La voce di Leo è qui sensuale e provocante, tanto da ricordare il timbro di quel punk dei seventies con la pronuncia un po’ sbiascicata per camuffare l’origine italiana.

Anche L&L ti costringe a muoverti con un ballo scomposto, al limite del pogo. Ancora synth a confondere le idee, ma questo non é mai invasivo tanto da non coprire l’impronta del rock’n’ roll che persiste nel proporci le chitarre all’ unisono con la batteria di Guglielmo pestata con veemenza.
All’ improvviso, quando ne vorresti ancora tutto tace e si passa ad un altro gran pezzo: War God.

Il dio della guerra ci da dentro col ritmo e sembra impazzisca per le urla, nel suo splendore l’ultima traccia è ingannevole due volte, ti fa credere d’essere elettronica ma non lo è completamente, ti fa credere di finire ed invece continua e la puoi assaporare fino all’ ultima sudata nota.

The Dark Ride e Dollar sono i due pezzi più fiacchi e meno convincenti.

Quello che invece convince sta nell’unione tra  due generi opposti.  Risultare credibili e non pacchiani diventa un compito arduo, ma in qualche strano modo elettronica e rock vanno d’accordo, si intrecciano e non si danno fastidio,anzi creano una vera bomba sonora che vale la pena d’essere ascoltata in cuffia fino a quando le orecchie fanno male, perché  solo all’ora arriva il momento di abbandonare Time to Think.

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