Intervista ad Electric Floor per Radio Tweet Italia

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Raccontateci la vostra storia fino a qui…

Electric Floor è nato nel 2009 con un’altra formazione, un genere diverso e cantato in italiano. Abbiamo iniziato con i contest regionali, poi il tempo è volato. Sono arrivati due album e le prime soddisfazioni. Dal 2013 è iniziato il cambio di line-up, che ci ha portato ad amare le programmazioni elettroniche e a cambiare approccio alla canzone. Dopo mesi di rodaggio abbiamo lanciato due singoli che hanno suscitato un inaspettato interesse dall’estero. Tutti i passaggi in radio, le recensioni, le richieste di intervista e le partecipazioni a compilation, ci hanno premiato per i sacrifici sostenuti. Adesso è il turno di ‘Fader’, un lavoro decisamente più maturo, meglio ragionato ma sempre libero e sincero.

Tra i tanti generi musicali perché proprio Shoegaze e synthwave?

Non abbiamo scelto un genere musicale in mezzo ad altri. Suoniamo per istinto, per passione, tutt’ora è complicato dire che genere facciamo. Quando si è trattato di dover catalogare la nostra musica, abbiamo scelto i due generi ai quali ci sentiamo più vicini.

Da quale strumento nasce la realizzazione dei vostri brani? Quale componente si occupa del songwriting?

Lo spunto iniziale di un nuovo pezzo è perfettamente divisa fra noi, una volta tocca alla chitarra, una vota al basso e una volta al Synth. Del songwriting se ne occupa Emanuele, il cantante chitarrista.

Cosa dovrebbe convincere il pubblico ad ascoltare proprio il vostro materiale in mezzo ad una concorrenza così vasta?

Non è nostra intenzione convincere il pubblico ad ascoltarci. Noi ci presentiamo, chi ha la curiosità di schiacciare ‘Play’ e ci dedica quattro minuti di tempo, ci rende felici. Siamo piuttosto umili, ci emozioniamo con poco.

Riguardo il vostro nuovo singolo Bluedive ho letto che: “Il testo della canzone parla di romanticismo e tristezza, di rabbia e di esortazione”. Provate a commentare questa affermazione…

Bluedive è nata In un momento di tensione, come uno sfogo rabbioso. Successivamente abbiamo smussato le parti spigolose, ma mantenendo intatto il carattere del brano ed esaltato le linee melodiche. E’ un pezzo con stati d’animo contrastanti, scritto in un momento difficile e assemblato in un momento bello. Il testo, coerentemente alla storia del brano, contiene metafore che permettono all’ascoltatore di interpretarlo come meglio crede. E’ un racconto che oscilla fra il bello e il brutto, fra lo statico e il dinamico.

Tra quando uscirà il vostro prossimo disco? Cosa c’è dentro? Potete dirci qualcosa in anteprima?

Il nostro ep ‘Fader’ registrato con Alberto La Riccia (Echo Mobile Studio), uscirà nei primi giorni di Marzo per la Vipchoyo Sound Factory Label (NA). Sarà disponibile in CD e presente su tutti gli Store digitali. Inizialmente era un album di dieci brani, poi ci siamo presi del tempo e ne abbiamo accantonato la metà. Abbiamo scelto le cinque canzoni più importanti, quelle che sono strettamente collegate fra loro.

Quali sono i vostri obiettivi per il futuro?

Il nostro obbiettivo è imparare più cose possibili dalla musica. Grazie per l’intervista, è stato un piacere.

 

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