Il salotto di Malcom: VonDatty

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Un barone nel salotto di Malcom? Davvero non ci credevo eppure è accaduto anche questo. Dietro la coltre noir di certe dimensioni c’è anche tanta leggerezza e la canzone di VonDatty, giovanissimo ancora, laziale di origine e internazionale di vedute, sembra aver racchiuso in se ogni cosa. Quando da Sfera Cubica mi hanno proposto l’ascolto di questo nuovo disco dal titolo “Ninnenanne” ho pensato di dovermi confrontare con un saccente filosofo della notte eppure scopro di cuore di aver di fronte un ragazzo artista, semplice e controverso con un gusto naturale per la verità delle cose. Ed è vero, ora che ci penso, che nella notte i pensieri solitari dicono di noi più di quanto ci si aspetterebbe…

Senti prima di tutto c’è quell’effetto sulla voce che avete messo in “Dalla carne”. Come mai? Come sei arrivato a questo?
Salve, la questione degli effetti sulla voce parte essenzialmente dalle idee di Fabio (Martini, co-produttore artistico del disco), fin dai primi discorsi tra di noi, in fase di pre-produzione, lui aveva ben chiara l’idea di quello che dovevano essere i “colori” caratterizzanti di queste canzoni. Non so a quale effetto in particolare ti riferisci, riguardo “Dalla Carne”, mi piace però parlare di quello che enfatizza, in qualche modo, la parola “melodia”, o del finale in cui la mia voce e quella di Fabio cantano insieme. Il lavoro sulla voce è stato comunque una delle caratteristiche più importanti dell’intero lavoro, una delle cose che sicuramente mi ha fatto crescere.

Ok torniamo a parlare del disco. C’è di tutto. Pop. Touch song, Direi anche del “prog” con le dovute virgolette. C’è dell’America di Tom Waits. Niente facce definite come nei sogni?
Volevo fare un disco omogeneo, ovviamente, ma volevo che rappresentasse tutte le facce della musica che amo. Mi rilego in qualche modo al discorso di prima, sui colori, nel riascoltare il disco in ordine mi rendo conto spesso di quanto di me ci sia nelle canzoni che ho scritto. Per quanto riguarda i sogni, sono abbastanza fanatico di artisti come Salvador Dalì e Federico Fellini, che sul concetto di “sogno” hanno costruito buona parte della loro creatività, ma purtroppo questa cosa non è ancora parte del mio background, magari in futuro…chissà…a forza di parlare di sonni infausta e di notte…

Sottoterra esiste una vita?
Non credevo che il parlare di qualcosa che accade “sottoterra” potesse creare così tanta curiosità, anche perché non avevo nessuna intenzione di parlare del tema della morte, un tema importante, fondamentale, per tutto il mondo dell’arte, ma estremamente delicato da affrontare, forse una parola spesso usata con eccessiva leggerezza. Il mio “sottoterra” ha decisamente più a che fare con il tema del nascondiglio, un posto nascosto, un riparo lontano da tutto, forse più vicino al termine inglese “underground”…Tra l’altro, lo studio in cui il disco ha vissuto la sua fase di missaggio r postproduzione era situato proprio sottoterra, neanche a farlo apposta.

Senti ma perché tante colorazioni scure, intime, sospese, tetre…ma il sano ritmo da ballare proprio non ti piace?
È una domanda strana e inaspettata, poiché credevo proprio con questo album di aver espresso la mia passione verso un certo “groove”, lo dico pensando a “Grigioperla”, in cui ci sento molto molto “esotismo”, molto “Brasile”, come spesso mi piace dire, al country che appare in “Non credere ai fiori” o alle chitarre di Giorgio Baldi in “Ad ogni piccola morte”. Ma anche il Charleston forsennato de “La parte mancante” affonda le sue radici nella passione per la musica elettronica di Fabio. Non sono di certo un ballerino, sono sicuramente stato più volte a teatro che in discoteca, eppure in questo lavoro il ritmo ha, secondo me, un ruolo molto più importante che nei precedenti.

Alla fine manca un video: e qui ero davvero curioso di vedere come avresti raffigurato tutta questa musica…
Il video arriverà presto e riguarderà “Non credere ai fiori”, il singolo di lancio. È un video molto insolito, forse distante dalla mia immagine e a tratti molto divertente. Non anticipo altro.

Aspettando il video ufficiale vi propongo questo screenshot per un ascolto immediato. Un disco sottile, che sfugge, che non insegna ma raffigura. La notte è una visione, il giorno sembra divenire una sensazione. VonDatty ha un suono distorto se e solamente se riuscirete a comprenderlo. Oltrepassiamo la linea delle evidenze…




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