Il Salotto di Malcom: SUVARI

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Scene di un altro film. La vita è la stessa ma il film che la racconta è decisamente cambiato. Dai Lags ad oggi, in solitaria ascesa. Benvenuto a Luca De Santis che con lo pseudonimo di SUVARI pubblica questo bellissimo disco dal titolo “Prove per un incendio”. Brit-pop da una parte, nebbia di quartiere e suoni provinciali dall’altra. Ma sopra ogni cosa il cesellato sostegno di elettronica in tutte le salse. La rivoluzione parte dal basso e dunque il nostro SUVARI parte dal bassissimo fondo in cui la vita lo ha costretto. E si rialza in barba a chi, come dice nella canzone, “si lamenta senza fare niente”. E si rialza prima Luca De Santis e poi SUVARI e questo disco signori suona bene anche da solo. Bentornato in scena e soprattutto benvenuto SUVARI.

SUVARI: un nuovo nome, un nuovo progetto… come mai la trasformazione?
Aggiungerei un nuovo me. Suvari è stato un pretesto per passare il tempo e sfogare delle emozioni troppo forti in un momento nel quale, a causa di una malattia paralizzante, mi sono ritrovato a casa dei miei genitori, in campagna lontano da tutto. Quindi un’esigenza sia fisica che espressiva. Era il momento di ricominciare, darsi un nuovo punto di partenza. La musica in questo funziona davvero bene, può essere terapia, sfogo, passatempo, e come tutte le arti creative aiuta nella riaffermazione di noi stessi.

Cambiare significa per te rivoluzionarsi o precisa evoluzione?
Sicuramente nel mio caso il cambiamento è avvenuto tramite una rivoluzione di me stesso, cambiare il punto di vista delle cose, sconvolgere le mie abitudini e il mio approccio al quotidiano. In maniera drastica ma niente è più lo stesso.
Una malattia ti fa vedere il mondo con altri occhi, la voglia di superarla e non arrendersi fa rivoluzionare l’individuo.

Una domanda difficile… senza computer SUVARI avrebbe coltivato altro tipo di musica o di espressione?
Suvari è una diretta conseguenza delle opportunità date da un computer. Direi che questo progetto non sarebbe esistito senza questo supporto. Non che questa musica non sia replicabile in altri modi, ma in quel momento l’unico mezzo per crearla poteva essere il computer. Forse senza computer ci sarebbe stato un altro progetto, dalle sonorità simili, perché poi non sono molto versatile in ciò che creo e nel mondo che mi influenza, sono sempre io. Ci tengo comunque a dire che la spinta a fare delle canzoni è arrivata con un percorso di musico-terapia, nessun computer, strumenti suonati. Quello mi ha aiutato a rivivere il suono, la voce, e l’espressione dei sentimenti con la musica.

Un disco per far fronte a delle limitazioni. Questo secondo te ha generato creatività o, appunto, limitazioni alla creatività?
Creatività come mai prima. Nel paradosso del dramma mi sono trovato per la prima volta in vita mia con fin troppo tempo a disposizione, potevo passare giorni interi al computer a pensare alla musica, alle parole, ad ascoltare dischi. Anche se il disco include 9 brani credo di aver raggiunto nelle demo circa 30 canzoni.
In passato il mio approccio alla musica era sempre legato ad una chitarra, a volte ad un basso, adesso invece con un computer ho avuto l’opportunità di diventare una band, pensare alle batterie, ai sintetizzatori, e a tutte le rifiniture da inserire in una canzone che suona già da disco, e non da sala prove.

Il prossimo disco di SUVARI? Computer o suoni dal mondo?
Bella domanda. Se dovessi pensare a nuovi brani ho davvero tante idee in testa che comprendono entrambi gli approcci. Vedremo!

Che poi da questi video che troviamo in rete vien fuori quel sapore davvero lounge di club da luci soffuse. Non saprei sinceramente spiegarlo in altro modo. Di certo c’è del fascino che mi prende bene e riporta a galla vecchie sensazioni…




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