Il Salotto di Malcom: Silvia Conti

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Nastro rosa per il Salotto di oggi. Finalmente una gentil signorina che ahimè scopro soltanto oggi e in questa chiave – come dire – moderna. Lei che invece di vita da raccontare ne ha tantissima e forse Sanremo del 1985 non è che uno dei passaggi di questa lunga storia di Silvia Conti. Dai figli dei fiori al teatro, dai grandi media alle piccole scene attraversando una moltitudine di collaborazioni. Oggi per mano della RadiciMusic di Firenze esce questo nuovo lavoro di suoi inediti personali. Ed io la immagino “A piedi nudi”, la immagino come in copertina, di mille colori, dall’arancio alle sfumature di giallo passando per l’azzurro ed il rosso. E questo suono assai curato le regala un carattere che la sua voce roca e vissuta – che un poco rimanda alla Bertè, ma giusto di striscio s’intenda – ci restituisce fiero e spavaldo di bellezza e maturità. Un disco sociale. Davvero un disco da ascoltare con attenzione. Tanto di cappello alla donna che è diventata Silvia Conti:

Ho spulciato in rete e da più parti leggo frasi del tipo: il ritorno di scena. Dopo tantissimo teatro e una carriera di musica, perché si parla di ritorno in scena?
Musicalmente parlando era un bel po’ di tempo che non facevo qualcosa di interamente mio; ho fatto molte collaborazioni, anche prestigiose e ora avevo voglia di esprimermi in toto. In questo senso è un ritorno, anche se non me ne ero mai veramente andata.

E allora parliamo di ritorno: che cosa hai trovato oggi in giro per le strade musicali italiane?
Purtroppo poco, soprattutto nei canali ufficiali; in realtà c’è molta vita creativa “underground” ma poco spazio e poca risonanza: sicuramente da qualche parte c’è un Michelangelo o un Jimi Hendrix che sono costretti a lavorare in un call center mentre il mainstream ci propone spesso nullità elette a divi.

Raccontami dei piedi nudi. Per Tracy Chapman significa “aver paura”. Per Silvia Conti?
Per me significa il contatto con la terra, con il suolo ma non nel senso più scontato della frase “rimanere con i piedi per terra”; piuttosto la riscoperta del contatto fisico con la natura, il nostro essere animali, il nostro cogliere da loro la stupefacente bellezza della vita.

Ci sono momenti del disco in cui sfogli grandi tradizioni italiane. Per esempio nel brano “Mattina” o anche ne “Visioni”. Sono solo sensazioni?
Sicuramente la tradizione italiana è parte di me ma non credo che sia portante nel disco. Il primo brano del cd ha come sottofondo una voce che elenca una lista di album che hanno fatto di me quella che sono e che sono fonte costante di ispirazione; credo che dal lavoro fatto si senta e traspaia che è quella la musica che principalmente ascolto, raramente legata alla tipica forma-canzone italiana.

Chiudiamo con il singolo “Tom Tom”. Partendo dal fatto che YouTube ormai ha censurato le visualizzazioni di tantissime cose, è corretto se ti dicessi che questo brano fotografa il messaggio di questo disco con una splendida metafora? Ma proprio di tutto il disco…
È corretto e sono molto felice che questa cosa sia stata notata, tanto che in poco più di una settimana abbiamo raggiunto con il video quasi ventimila visualizzazioni. “Tom Tom” nasce da un evento drammatico ed è la mia maniera di reagire alle avversità, rielaborando un nuovo itinerario: tutto il disco, come dici giustamente tu, ne è impregnato. Non credo di lanciare messaggi ma se lo dovessi fare sarebbe: mento rivolto al sole.

Di certo questo singolo “Tom Tom” ne ha parecchi di messaggi tra le righe e forse comprendo la scelta di puntare più sul dettaglio di una frase che sul fascino di un ritornello. Malcom ve lo mette in play e vi invita a fare attenzione…




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