Il Salotto di Malcom: Sara Piolanti

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Oggi faccio pulizie. In questo salotto torna di scena la musica che attinge il pane in un sugo che mescola di tutto un po’…c’è un solo dannato filo conduttore che torna, ciclico, costruttivo per l’attenzione, esteta di se stesso e portatore sano di fascino. Un ciclico buon gusto di parole e verbi e suoni e cadenza che fanno bene alle orecchie e all’anima. Chiacchiere eteree direte voi però io vi invito all’ascolto del bellissimo disco di Sara Piolanti dal titolo “Farfalle e falene”. Mette un bel play vicino al singolo di lancio “Muore di me” oppure lasciatevi sedurre da brani come “Il nuovo schema”. E ancora scure facce da tenere distanti in brani come “Il patto”. Ci sono sottili momenti di se e rabbiosi istanti di tutti. Non è un disco rock. Non è un disco di cantautorato. È un disco di Sara Piolanti. Capiamo solo che forma dare ai signifcati distorti dalla scena:

Mi viene subito da chiederti una cosa che butto li sul generale: nei dischi della scena INDIE spesso si urla (nel tuo caso fortunatamente con intonazione ma spesso manca anche quella). Come mai questa ricorrenza stilistica?
Se la consideriamo una scelta stilistica consapevole,possiamo dire che da sempre, a torto o a ragione, si identifica l’urlo con un’attitudine libera e ribelle, forse contrapposta al manierismo, al buonismo e alla sdolcinatezza spesso ricorrenti nel cantato pop.
Del resto è una manifestazione molto umana, un modo che l’uomo ha di esprimere liberamente e concretamente il dolore, il disagio, la gioia, la paura.
Si urla per farsi sentire e in mezzo a tutto questo casino spesso si urla anche per riuscire a sentire sè stessi e non è una prerogativa solo dell’indie, il rock in generale è sempre stato così.
In certi casi poi credo si urli semplicemente perchè forse non si sa cantare bene in altro modo,attribuendo all’urlo una certa personalità e forza espressiva in grado di supplire a carenze di altro tipo.
Personalmente amo declinare la voce in più modi,giocare con le sue potenzialità e le sue sfumature, esplorando il più possibile l’immenso spazio che sta tra un sussurro e un urlo.

Hai affrontato quasi da sola la produzione del disco. Ti sei chiusa a contaminazioni esterne? Se si per quale motivo?
No, non è stata una chiusura a contaminazioni esterne, piuttosto un’apertura al mio sentire più intimo e profondo, un modo per conoscermi meglio e semplicemente per cimentarmi in qualcosa di nuovo usando una modalità diversa da quanto fatto fin ora.

Dall’underground un tempo partiva la sommossa e la rivoluzione giovanile. Oggi invece che cosa cresce dall’underground?
La musica e l’arte in generale sono riuscite in passato a piantare semi carichi di voglia di libertà,amore e giustizia. Semi carichi di sogni,dai quali sono nati e cresciuti idee e movimenti che hanno cambiato la storia. Perchè oltre ad avere scopi puramente ricreativi, l’arte ha il privilegio e forse anche il dovere di raccontare la realtà del nostro tempo, denunciarla o glorificarla, dare spunti di riflessione, incitare al cambiamento. Se manca in questo credo fallisca in uno dei suoi principali obiettivi.
Per definizione è soprattutto la scena underground ad avere il coraggio e la spregiudicatezza di farlo e lo fa, lo fa anche oggi, ma l’impressione è che attualmente ci sia il seme ma sia molto più difficile piantarlo e far sì che cresca, pur avendo apparentemente più canali disponibili per la divulgazione.
Il messaggio è lo stesso ma sembra abbia meno peso, difficile dire se sia un problema di interlocutori intorpiditi o debolezza della carica espressiva e rivoluzionaria.

E Sara Piolanti con la Tv e i Social che rapporto ha? Se non ci sei sui social sei davvero fuori?
Ho un pessimo rapporto soprattutto con i social.
Starne fuori sembra quasi una scelta amorale, sospetta, sicuramente un deficit per chiunque voglia far conoscere il proprio lavoro o la propria arte. E forse è vero, soprattutto nell’ambito della musica indipendente è sempre più importante un’abile autogestione che passa necessariamente per questi canali.
Io non sono brava a svelarmi, a promuovermi, mi manca forse un po’ di fiducia e non sono abbastanza spregiudicata. Ma vorrei esserlo, pur credendo che la dimensione personale vada curata e protetta.
La realtà virtuale rischia di sostituire quella fattuale, ci sentiamo parte di comunità infinitamente grandi ma rischiamo fortissime solitudini e alienazione rispetto ai normali rapporti tra persone. È necessario qualcosa che favorisca questa compensazione, in modo che la qualità della nostra vita non si misuri solo in like o followers.

Tu sei una farfalla o una falena?
Tutti siamo sia farfalle che falene. Dipende da quale parte di noi decidiamo di nutrire, la luce o l’oscurità.

Chiudiamo con un cenno metaforico alla donna e all’artista: la Sara Piolanti della copertina è la stessa che si mostra nel video? Ed è la stessa che vive tutti i giorni la sua vita?
Sono tutto quello che sono e che posso. Mi declino in vari modi e tutti sinceri, senza darmi troppi limiti ma anche con quella sana insicurezza e curiosità che mi permettono di imparare ed evolvere.
Nella copertina del disco volevo rappresentare una sorta di bozzolo, l’intimità con sé stessi, la ricerca interiore che però alimenta la promessa di un meraviglioso volo al di fuori, la promessa di ali spiegate. E questa sono io.

Insomma dietro la polvere e dietro il ferro non ci sono filtri e non ci sono fantasmi. Io avrei lasciato un po’ da parte quel solito modo di fare musica indie in Italia però è anche vero che delle volte esce fuori qualcosa di bello. Play Loud Gente…