Il Salotto di Malcom: Santino Cardamone

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Breve. Succinto e compendioso. Anzi direi sintetico e la cosa non è che mi ispira molta simpatia. Sarà che il vostro Malcom non fa domande assai intelligenti o forse non merita l’attenzione che deve. Poco importa e sicuramente poco deve intaccare il mondo musicale di questo nuovo disco che ci fa conoscere Sfera Cubica dal titolo “Mondocervello” che il buon Santino Cardamone tira fuori come rinnovamento, come voglia di proseguire un percorso per niente fermo al pop e alla semplice canzone d’autore… che poi da essa, signori miei, prende spunto seguendo i dettami delle sue pagine migliori. E dai classici a qualche sferzata di forma per niente futuristica ma assolutamente acqua e sapone, Cardamone colpisce e ci piace. Anche questa poca premura di impacchettare i suoni e la voce restituisce al disco quel grado di purezza che oggi sinceramente un poco abbiamo perso di vista. E lui che proviene da i Talent della televisione ne sa qualcosa… benvenuto in questo salotto Santino… se solo fossi rimasto un pochetto di più…

“Mondocervello”… manca il cervello a questo mondo o manca un mondo utile da dare al cervello… ?
Diciamo che il titolo è una parola che nasce dal mio vocabolario personale. Sono le mie canzoni che sono racchiuse nel mio cervello.

Come dire: sei tornato da dove eri partito? Parlo dei suoni e della forma canzone…
L’anima folk si sente sempre in me, i suoni forse nell’ultimo disco sono un po’ più moderni, ma perchè le canzoni di “Mondocervello” richiedevano arrangiamenti diversi forse un po’ più pop.

E il prossimo disco? Hai pensato a qualcosa che sia ancora un cambiamento?
Per il momento non ci penso, però sto già scrivendo canzoni nuove.

Ma queste inflessioni di voce? Nel main stream sarebbero vietate… e invece tu riesci anche a renderle preziose…
Grazie, anche se non mi è mai piaciuta la mia voce, ma la ritengo discretamente buona per cantare le mie canzoni. Forse è vero nel mainstream sono vietate, ma se tutte le voci sono impostate nello stesso modo non c’è più originalità. Quindi ben vengano le voci fuori dal solito coro.

E alla canzone d’autore di stampo classico, diciamo i sempreverdi, diciamo gli immortali… quanto devi a loro?
Tantissimo, io sono cresciuto con pane e cantautori. E’ chiaro che si sente tanto nel mio modo di cantare e suonare, ma l’obiettivo di un artista è trovare una propria identità.

E questa “Irene” non è forse quanto di più classico si possa trovare oggi? Eppure c’è tanta ma tanta ma tante personalità. E andiamo così…




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