Il Salotto di Malcom: RICCARDO MAFFONI

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Sono quasi 10, forse meno… ma non meno di tanti che delle volte anche solo 3 sono tanti. Parliamo di anni, anni che un artista decide di stare in silenzio (si fa per dire). Anni che in una misura tutta sua sceglie di tenere a distanza il pubblico e la critica dalle sue nuove scritture. E dopo tutto questo tempo, dal 2008 con il suo ultimo lavoro (spero di non sbagliare date) lo ritroviamo oggi, soltanto oggi con nuovi inediti in un disco dal titolo “Faccia”. Lui è Riccardo Maffoni che in questo Salotto penso ci stia davvero alla grande. Ed infatti conto di aprire qualche buon vecchio rum americano visti i suoi trascorsi spesso fedele ad una linea rock on the road, dalla Sprigsteen alla Vasco e compagnia cantando. Un rock d’autore. Attendiamo il video ufficiale e intanto ci rallegriamo lo spirito con questo nuovo disco che vi invito ad ascoltare: raccontare se stessi mettendo assieme il puzzle di tessere diverse, a volte lontane, a volte dai colori sgargianti altre volte intime e segrete. Sottovoce o con l’ampli a palla. Poco importa. Questa è la canzone d’autore di Riccardo Maffoni:

Canzone d’autore oggi. Un bel tema non trovi? E come non chiederlo a te che tra lunghe carriere e tanti palchi sei stato lontano dai nuovi inediti per quasi 10 anni… ?
È vero, non pubblico un album di inediti dal 2008, dieci lunghi anni nei quali ho passato la maggior parte del tempo a fare concerti, non solo in Italia, ma anche negli Stati Uniti e in Svezia. Nel 2011 ho pubblicato un EP di cover in inglese, classici del rock più un mio nuovo brano in inglese. Mi son dato da fare, ma pubblicare un nuovo album di brani interemente miei è un’altra cosa. Scrivere canzoni, entrare in studio per arrangiarle, produrle, è un lavoro che personalmente considero qualcosa di cruciale, è sempre un nuovo inizio, una ripartenza, un rimettere le cose in ordine dopo tanti chilometri e nottate passate a buttar giu nuove idee. Oggi ci sono veramente tanti interessanti autori e cantautori, anche se spesso, vedo che si dà poca importanza a chi ha scritto quella o questa canzone. Credo che si dovrebbe porre la giusta attenzione a chi scrive versi e musiche di brani che poi vengono interpretati da cantanti molto conosciuti a livello nazionale. La canzone è il centro della musica, senza non esiste niente.

Sinceramente trovo molta indifferenza dal pubblico. Questo “Faccia” non ha tanto il sapore di un disco sociale, politico, impegnato in qualche modo sfacciato. È stata una scelta vista l’importanza della canzone oggi oppure è stato un tornare alle origini romantiche dell’ispirazione?
Ho sempre scritto partendo da quello che sento dentro, da quello che vivo, dalle mie emozioni e penso che a volte racconto se stessi raccontiamo un po’ anche gli altri. Voglio dire, io stesso mi immedesimo in molte canzoni che ascolto, la classica sensazione che ti fa dire, questa canzone è perfetta per me, sono io. Il sociale siamo noi, tutti noi, insieme, una sorta di coscienza collettiva, tanti essere umani, tante emozioni, tante vite, tanti disagi, divisi ma allo stesso tempo uniti. Tutto questo si riflette nel percorso personale di chiunque, e artisticamente e umanamente parlando la reazione è diversa per ognuno. In questo album c’è un brano, Provate Voi, dove ho messo l’accento sulla presunzione che oggi è ovunque, per strada, nei bar, sui social, questo guardare sempre gli altri per giudicarli, senza pensare, senza sapere cosa realmente stanno vivendo, cosa stanno passando. In questo album ho voluto mostrare la mia faccia, raccontarmi. Questo sono io. La mia vita è qui dentro, in queste 14 canzoni.

Elettronica. Un tema portante visto che oggi sembra essere il marchio della canzone indie… tu cosa rispondi?
Forse non ho mai utilizzato troppo l’elettronica nelle mie produzioni ma ho sempre apprezzato chi ne fa un uso intelligente e non scontato.
Ho il mio stile, ma cerco sempre di farmi contaminare, sono sempre attento a scoprire qualcosa di nuovo, anche se fuori dai miei canoni, ed è questo il bello. Credo che un artista debba sapersi muovere restando comunque se stesso, mantenendo la proprio identità.

Bella l’idea di raccontare la “Faccia” di una persona attraverso tante angolazioni diverse. Ma sono anche tanti linguaggi diversi. E sono anche tante emozioni diverse. Ma alla fine, secondo te, il quadro è completo? Oppure avresti potuto aggiungere altre canzoni, altri punti di vista, altre emozioni?
È completo per quel che riguarda la mia vita oggi, sicuramente il quadro domani avrà nuovi argomenti, ci saranno nuovi linguaggi,
è un percorso, è la vita che scorre, è un viaggio, di città in città, e questo è quello che sono in questo momento, a 40 anni, soprattutto questo è quello che ho voluto raccontare.

E chi ti dice che la sintesi è il vero punto di arrivo per l’espressione, tu cosa rispondi?
La sintesi è molto importante, sono d’accordo con questo e nel corso degli anni la mia scrittura è cambiata tenendo conto di questa cosa. Ma dipende a cosa è riferita questa sintesi, è una sintesi di cosa? I 14 brani di questo album potrebbero essere la sintesi di 20 brani, o anche di più. L’importante è saper dire quello che si vuole veramente comunicare senza distogliere l’attenzione dal concetto che si sta creando. Personalmente ci tengo molto a produrre quello che voglio produrre, a dire quello che voglio dire, che può sembrare una cosa scontata, ma non lo è affatto. Nell’arte si è sempre influenzati da quello che viviamo, credo si debba saper delineare una linea di confine oltre la quale non far entrar più niente, per mantere il tutto coerente con l’idea originale.

“SCALA D”: unico strumentale anche se poi alla fine un coro c’è… bellissimo. Come mai questo bisogno di levare le parole?
Grazie per l’apprezzamento e per aver scelto di parlare di questo brano. Sono chitarrista, e i primi anni di questa mia lunga passione li dedicavo allo studio della chitarra, e nel tempo, oltre a scrivere brani cantati ho sempre abbozzato anche brani strumentali che non sono mai riuscito ad includere in nessun mio lavoro. Scala d è uno strumentale che nella scaletta dell’album segna un momento molto importante, una sorta di arrivo, una pausa, una riflessione. Questo volevo comunicare con Scala D, quel momento della giornata, del viaggio, senza usare parole, soltanto le note di pochi strumenti, e delle voci, lontane.




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