Il Salotto di Malcom: Pier Bernardi

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Bellissimo incontrare il suono. Spolvero anche le mensole più in alto per ospitare in questo dannato salotto il suono…e nient’altro. Che quasi ad ascoltare questo disco torno ad avere quella straordinaria sensazione che preme sulle vene di quando al suono non devo dare una faccia ed una voce…la stessa che troppo spesso i cantanti vip fanno con il loro suono. Nella musica così facendo si torna a depredarla del ruolo di protagonista dando importanza solo alla dannata faccia di chi canta. Nel disco di Pier Bernardi non c’è alcun vip a fare da prima donna ma solo il suo basso e un manipolo di altri grandi musicisti…a darsi man forte per realizzare un album che vi consiglio per i vostri personalissimi momenti di evasione. Si intitola “Re-Birth” ed è finalmente pace per i sensi, ed è guerra e rivoluzione…ed sostanzialmente il suono e soltanto lui ad avere davvero importanza. Speriamo che la voce di Pier Bernardi in questa intervista renda merito alla responsabilità di farsi portavoce del suo suono:

Bellissimo il video di “Grace”. Dov’è stato girato? Che cosa ci vuoi raccontare?
Grazie! Le riprese sono state realizzate da Tim Williams sull’Oceano Pacifico e a New York, la regia e il montaggio sono di Stefano Grilli, un regista emiliano.
La narrazione del video si snoda sulla polarità tesi-antitesi: la calma e gli spazi aperti della natura in contrapposizione alla claustrofobica città e a tutta l’atmosfera metropolitana.
Allo spettatore il ruolo di identificarsi in uno o nell’altro ambiente e di interpretare il video nel modo che più sente proprio.
Tanto nella musica come nei video mi piace dare suggestioni più che trame precise. Mi piace che coinvolgere il pubblico, chiamarlo a dare un personale significato ai contenuti. Questa per me è l’essenza della musica e le immagini devono ampliare le suggestioni e fungere da cassa di risonanza.

Da quanto ho capito leggendo le tue note di stampa, “Grace” che ascoltiamo sul disco è una versione live in studio. Ce lo racconti?
Sì è corretto! In origine “Grace” sarebbe dovuta essere una traccia di solo basso. Non prevedeva altri strumenti, ci piaceva così com’era.
Pochi giorni dopo che l’ebbi registrata fui chiamato dal mio produttore per registrare un altro disco, Fermi Paradox, con Paolo Vinaccia alla batteria, Roger Ludvigsen alla chitarra e David Rhodes all’altra chitarra. Dopo qualche giorno di registrazione a Giovanni Amighetti, il mio produttore appunto, venne in mente che quella formazione avrebbe potuto regalare a Grace “un vestito” ancora migliore quindi provammo a suonarla tutti insieme in studio. Facemmo due take e la seconda è la traccia numero 6 del disco.
Inutile dire che meglio di così non poteva riuscire!

E poi il resto del disco…sbaglio o gran parte delle sue melodie nascono al momento?
Dipende, alcune come Grace, Dresses upon you, Stars and Stones o While you are sleeping sì sono nate in momenti diversi tra di loro ma abbastanza di getto. Sono partite da mie composizioni e poi suonate insieme agli altri musicisti della band, Ace, Michael Urbano e Giovanni Amighetti, hano acquisito elementi in più.
Altri brani sono invece nati da idee in studio come I’m Ready now che nasce da un riff di Ace a cui poi noi altri siamo andati dietro. Così è nata la sua struttura, tutto in modo molto naturale e sotto la supervisione costante di Amighetti. Altre ancora (ad esempio Little Square of miracles) sono state scritte prima da me in preproduzione ma poi completamente stravolte una volta suonate con la band. Ogni brano ha la sua particolare genesi e tutti hanno un’origine unica.

Mi incuriosisce una cosa: perché le chiami canzoni? In effetti non ci sono voci e cantanti…ma solo strumenti
Avrei potuto chiamare un cantante che facesse dei vocalizzi e degli arpeggi con la voce ma questa scelta le avrebbe trasformate in canzoni? Secondo me no.
In “Re-Birth” ci sono sia voci che parole. La voce è il mio basso, è quello attraverso il quale mi esprimo e quindi la mia voce, le parole sono poche ma ci sono e sono i titoli. Per me racchiudono tutto un mondo dato che so per chi o per quali momenti le canzoni sono state scritte, mentre per il pubblico i titoli sono utili in quanto danno una suggestione che, insieme alla musica, ampliano la potenza interpretativa dei significati.

E per chiudere: non pensi che un disco strumentale sia quanto di più lontano dal commercio di oggi?
Ti rispondo così: “Re-birth” è un album che va oltre il mercato.
E’ completamente strumentale e questo di certo lo esclude da un certo ambito mainstream, però i musicisti che hanno suonato sono conosciuti su larga scala sia per i loro progetti attuali sia per il loro background artistico. Lo definirei un disco astuto che può piacere sia a una nicchia di alte pretese, sia a un pubblico su larga scala.
Noi abbiamo puntato primariamente sulla qualità: musicisti di grande livello e una scelta ben precisa a livello di produzione che ha escluso in assoluto l’edit in postproduzione. Re-birth suona come i musicisti l’hanno suonato senza nessun altra manipolazione. Sono sicuro che questo incuriosirà un largo pubblico, perché abbiamo fatto una scelta forte che è diventata una marca artistica.

Dolce e suadente dietro le finestre di casa. Li vedo passare uno ad uno i miei sogni e i miei fantasmi. L’eterna danza della vita. In un disco che sinceramente non mi aspettavo…la rete mi restituisce questo bellissimo video che il vostro Malcom vi invita a guardare…e a fare vostro. Play Loud gente…




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