Il Salotto di Malcom: OTTODIX

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Forse una delle interviste più interessanti che ho avuto il piacere e l’onore di fare. Tubi di alluminio e luci di led. Poi appendo frattali matematici e estemporanee astratte ispirate da viaggi interstellari. Accolgo il grande Zannier detto Ottodix levando il cappello e facendo un inchino alla creatività spaziale di questo artista giunto ormai al suo sesto disco. Sesto lavoro dal titolo “Micromega” che vuole investigare e raccontare e alla fine anche mostrare l’epica genetica evolutiva di un uomo proveniente dal quantum della materia fatta poi scimmia…e così via…dalla Terra che abita al Cosmo con ci ospita e viceversa. Micro. Mega. Una canzone d’autore digitale che guarda oltre e che non lascia spazio alla superficie delle mode. Onorato di spulciare nei tuoi cassetti Ottodix:

Benvenuto Ottodix. Alessandro Zannier viene sempre con te oppure è una di quelle persone da lasciare a casa per la vita normale? Insomma, mandi lui a fare la spesa?
Ciao Malcom. In verità è Ottodix quello che mando sempre più spesso a fare la spesa. Era il nome della band da cui provengo e che ho adottato come pseudonimo dopo che il cantante di allora lasciò il progetto, lasciandomi col fardello (piacevole) non solo della composizione e scrittura, ma anche della performance canora.
Poi, via via, l’artista visivo Alessandro Zannier ha (ri)preso sempre più spazio trasformando il progetto musicale in un contenitore di idee da declinare a piacimento in più discipline.
Detto questo, ti assicuro che ho un umorismo basso, grasso e gioviale e che amo fare la spesa, cucinare e stare con gli amici. Il mio ufficio stampa te lo potrà confermare a microfoni spenti! E con la band, perché sono comunque un animale socievole, godereccio e sociale, a dispetto delle apparenze.

Delle tue istallazioni cosa ci dici? Subiscono evoluzioni insieme alla tua musica o sono progetti paralleli che di quando in quando si danno appuntamento?
Lo erano, ora sono progetti pianificati in largo anticipo e assolutamente paralleli.
La mia sfida, da un po’ di anni, è di presentarmi come artista visivo nel panorama musicale e viceversa negli ambienti dell’arte contemporanea. E’ una formula ostica, lo so, ma credo che verrà capita col tempo. Per adesso ho l’urgenza di comunicare delle idee e di pubblicare più materiale possibile. Ci vuole un grande dispendio di energie e di tempo e la vita è breve e va spremuta quando il fisico regge bene. Mi tengo il giardinaggio, la cucina e lo scrivere per la terza età, per ora far mostre e concerti in giro on the road è la mia priorità.

A questo punto parliamo della copertina. Che poi la scimmia è la vera grande protagonista…di questo disco…della vita…
La copertina è un’installazione che ho presentato alla Biennale Italia Cina 2016 a Pechino, voluminosa e complicata da assemblare.
La scimmia fa il verso alle cavie delle missioni spaziali degli anni ’50-’60 e ovviamente rappresenta la conoscenza arretrata del cosmo e del mondo fisico in cui siamo immersi. Con l’aggravante della paura di sapere: infatti si copre il volto con gli occhi, accecata dalla luce della verità razionale. Micromega (l’album) prende il titolo da una novella di quel mangiapreti di Voltaire, in pieno Illuminismo. Mi pareva molto attuale e di buon auspicio citare un certo tipo di esaltazione della verità scientifica, in un periodo di oscurantismo e di confusione irrazionale come questo. Poi sono un amante di Kubrick e certi rimandi mi escono anche involontari, ormai.

Mr. Ferri e le orchestrazioni. Come mai questa scelta? Ma sono sempre orchestrazioni digitali?
Sono due cose separate. Le orchestrazioni sono sempre di più una mia ossessione e restituiscono solennità ai temi trattati. Il precedente Chimera (2014), ispirato alle utopie fallite del XX Secolo, era straripante di fiati e orchestre da me arrangiate. Ho fatto impazzire un bel po’ anche Flavio con questi tessuti sonori, anche se lui se la cava benissimo davvero in tutti i campi. E’ un altro eclettico come me, infatti ci siamo capiti. La collaborazione con lui è nata da un’amicizia musicale che risale ai DeltaV degli anni d’oro, quando con gli Ottodix aprivamo i loro concerti. E’ passata attraverso alcuni suoi remix e un duetto nel 2009 con G. Kalweit, la cantante di due tra i loro migliori album, divenuta una cara amica mia e di mia mogie, arrivando ad oggi. Mi aveva proposto la sfida di comprodurre un mio album, cosa per me traumatica all’inizio, ma stimolante. Sono andato a Barcellona dove lui ora vive e abbiamo parlato tanto, discusso ogni nota dei miei arzigogolati provini, fino a trovare un modo che conciliasse il suo approccio produttivo con la mia visione complessa e complicata di un album.
È stato un momento di crescita e confronto bellissimo. Flavio inoltre è un ottimo fotografo e assieme a un altro geniaccio, che è Fabrizio Rossetti, mi ha realizzato ben due videoclip, uno dei quali è proprio il singolo “Micromega Boy”.

Io vedo la tua musica come delle preziose indagini artistiche sulla genesi e sulla vita in generale…in tutte le sue forme…hai trovato una soluzione, una risposta, una qualche tipo di spiegazione al motivo delle tue indagini?
Ti ringrazio. Affronto il mio lavoro molto seriamente e ho una fase preliminare di studio sempre più meticolosa. Credo di avere un rapporto da regista con i miei album. Il cinema è forse il linguaggio più affine al lavoro che faccio. Il motivo della scelta di questo atteggiamento risale sicuramente alla formazione che ho come artista visivo nell’arte contemporanea. Tuttavia, proprio contestando a questo ambiente un eccessivo ermetismo sterile, mi sono inizialmente allontanato da certe dinamiche di gallerie e di frequentazioni, attratto dalla musica elettronica e pop.
Il potere di veicolare contenuti in forma ridotta, per slogan, mi è sembrato sempre molto stimolante. Quello che sto provando a fare ora è di cercare attraverso ritornelli, strofe,riff e album, di proporre al pubblico dei contenuti altrimenti a uso e consumo di questi ambienti elitari, tentando di veicolarli, di trovare una quadra. Odio in musica i minimalisti e gli ermetici del suono, così come mi danno fastidio in arte. Dall’altra parte c’è il mainstream pop e il cattivo gusto. Due mondi che non si parlano.
Possibile che nessuno voglia ricucire questo strappo?
Per me è questa la priorità.

Per chiudere: hai mai pensato di adottare un linguaggio più sociale e meno artistoide? Insomma hai mai pensato di andare verso gli altri invece che restar fermo in un punto dove gli altri, se vogliono, possono trovarti?
Se guardi il mio percorso, io ho sempre pensato al singolo, al ritornello e alla comunicazione grafico – video – estetica del mio lavoro. Non è certo un atteggiamento da intellettuale spocchioso.
I singoli di Ottodix sono stati trasmessi anche da MTV, All Music e Virgin Radio, e non ero certo una persona più semplice, prima.
Penso che il problema sia piuttosto un preoccupante abbassamento della soglia dell’attenzione del fruitore. Oggi tutto sembra dover essere semplificato per funzionare.
La società, le società, sono sempre più complesse e noi continuiamo a ridurre capacità di analisi, attenzione, fruizione, visualizzazione a concetti semplici e spartani. “Fast”, per usare un termine caro alla comunicazione moderna. Questo fa sì che il fruitore abbia sempre di più un moto di fatica e fastidio verso le cose complesse, che diventano, in modo dispregiativo “complicate”.
La mia domanda è quindi sempre di più questa: – quanto è giusto continuare a scendere a compromessi ulteriori pur di farsi capire?
Micromega è un album che affronta in forma poetica le fascinazioni che avevo da ragazzo guardando semplici programmi di divulgazione scientifica in tv. Non è un trattato di fisica. Ora sembrano temi da professori universitari, a confronto.
In fondo, il singolo che rappresenta l’album, dice “boy boy, micromega boy, micromega boy – i like, i like it”. Singoli così in altri tempi avrebbero avuto sicuramente più fortuna.
E comunque in palco gli Ottodix, al netto dell’elettronica, hanno un sano approccio rock’n’roll, aggressivo e di divertimento, te lo assicuro. Sono cresciuto a pane e Depeche Mode, non con John Cage e Stockhausen, anche se ne ammiro il lavoro.

Capito il maestro ragazzi? Non aggiungo altro se non invitarvi all’ascolto di “Micromega” prendendo spunto da questo video di lancio che troviamo in rete…buon viaggio dal vostro adorato Malcom.