Il Salotto di Malcom: MUNICIPALE BALCANICA

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Come dire che per questa volta non ho cose prettamente a tema per addobbare questo salotto e accogliere i nostri amici della Municipale Balcanica. Potrei indossare un colbacco che ne dite? Ma ascoltando questo loro primo disco di inediti “Night Ride” (primo disco dopo oltre dieci anni di live in giro per ogni dove) direi che posso scegliere qualsiasi cosa abbia a che fare con la vita d’arte on the road di qualsiasi posto del mondo. Di balcanico si sente l’ispirazione e quel mood che fa tanto scena ma poi dentro questo disco ci troviamo di tutto, dal rock, all’indie passando per il frack di Modugno. Certamente etichette esagerate e nomi troppo pomposi ma vi invitiamo all’ascolto e non fatevi ingannare troppo dalle scale arabe: in “Night Ride” la contaminazione è di casa. Dunque benvenuti…

Municipale Balcanica. Questo nome… da dove arriva?
“Municipale” come la banda tradizionale, una realtà a cui siamo legatissimi, che era un vero e proprio ente del municipio e “Balcanica” perché ai Balcani, e alla loro cultura musicale, abbiamo dato il primo sguardo al di fuori dei nostri confini musicali accademici. Quindi il nome è un tributo sia alle nostre radici che alla nostra curiosità e all’apertura verso le altre culture.

“Night Ride”. E questo invece? Scusate, ma io starei ore a chiedere il perché di tutte le cose.
Parlavamo un attimo fa di quanto la curiosità appartenga anche a noi quindi siamo felici di ogni domanda! “Night ride” è un titolo che abbiamo dato dopo che i brani erano ultimati, quando ci siamo accorti che, senza volerlo, avevamo raccontato tante scene notturne. Ci sono riflessioni sotto un cielo stellato, passeggiate nel silenzio, feste scatenate, sogni, piccoli incubi e tante altre immagini ed emozioni, anche contrastanti, che nella notte hanno il loro scenario privilegiato.

Assodati i titoli di riferimento ora vorrei sapere: dai Balcani, a parte quel certo gusto strumentale, che cosa davvero avete preso?
All’incontro con la cultura musicale balcanica dobbiamo, quando eravamo giovanissimi, uno sblocco tecnico e creativo che ci ha portato fuori da un recinto in cui forse saremmo rimasti. Proseguendo poi le nostre ricerche musicali nelle altre culture abbiamo scoperto più punti in comune che differenze. Per esempio ovunque, che si tratti di Balcani, Est Europa, Medio oriente, Nord Africa e Europa mediterranea, la musica è a totale servizio dell’incontro e delle feste della comunità. I musicisti tradizionali ovunque in queste aree non pretendono l’attenzione totale durante la festa di comunità ma suonano per favorire la complicità, l’incontro e la raccolta di energie della collettività raccolta.

Che poi non c’è solo l’inglese e l’italiano o sbaglio?
Con un esperimento molto rischioso, e speriamo riuscito, abbiamo legato la scelta della lingua del brano alla scena stessa che il brano racconta. “Constellation”, il singolo, è in inglese perché usa le parole del pittore Marc Chagall, russo, che fu esule negli Stati Uniti e dovette esprimersi in inglese, una lingua non sua. In altri brani si racconta di stranieri che si incontrano in terra straniera e cercano di comunicare come possono, così come in “Polvo y suenos” c’è lo spagnolo perché è la riflessione sui traffici dell’America Latina che parte da citazioni quasi prevedibili per arrivare a conclusioni più profonde.

E a proposito di italiano: come la spiegate la presenza di un brano come “Ogni stella” in un disco del genere?
Se nelle altre canzoni davamo voce ad altri personaggi, “costretti” a parlare altre lingue, in “Ogni stella” parliamo in prima persona, quasi raccontando la nostra passeggiata notturna, tornando a casa dopo la frenesia di un concerto. Pur essendo una ballata, diversamente dalle altre nostre canzoni quasi sempre scatenate, racconta qualcosa di noi, ed è una buonanotte per chi viene a vedere i nostri live, un modo sinceramente affettuoso per dire a tutti coloro ancora svegli, anche quelli preoccupati da mille pensieri, che “la notte avrà cura di noi”.

Tiriamo fuori dalla rete il bellissimo video del singolo “Transylvania Party Hard”. E che il resto vi si concimi dentro come un germe purificatore…




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