Il Salotto di Malcom: MIKELESS

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Morbida semplicità. Niente di erotico amici miei. Solo e soltanto bella musica italiana che non grida alla rivoluzione, non inneggia alla politica, non fa mostra scenica di sofisticate quanto banali soluzioni e…soprattutto…non fa cose che non sa fare. Bene. Arriva Michael Fortunati in questo Salotto che spolvero solo per le feste. Arriva MIKELESS, ragazzone emiliano di professione chitarristica con lunga gavetta su palchi e concerti ad adornare il suo curriculum. Scende in campo da solo. Proprio da solo. Armato di una bella diteggiatura e di gustosa tecnica sulle 6 corde di metallo, una voce sicura e tanto design classico per il pop leggero italiano. Un disco da ONE MAN SHOW dal titolo “Il Maniaco”, aiutato certamente dalla tecnologia digitale a pedale…come nella più intrigante delle icone chitarristiche da rockstar. Il suo disco l’ho spulciato, l’ho veduto, l’ho suonato. Ve lo consiglio ma attenzione gente: niente piglio di saccenza nei suoi confronti ne aspetttive di innovazione. Solo bell’artigianato nostrano. Che di questi tempi, la musica fatta a mano è merce davvero rara.

One Man Show. Retroscena di un narcisista?
Beh, forse un pochino si…ma in realtà ho iniziato con questo mood da solista , un po’ per la necessità del momento e poi perché volevo imitare tutti i grandi artisti che vedevo nei festival buskers o su youtube, con il loro (e adesso anche mio) modo giocoso di approcciarsi alla musica..!

“Il manico”. Secondo te si dev’essere un po’ maniaci per fare tutto da se?
Sicuramente hai 2 facce della stessa medaglia…da solo puoi essere liberissimo di fare ciò che vuoi, improvvisare senza remore. Dall’altra parte però non hai nessuno che “ti copra le spalle” e quindi se sbagli qualcosa devi rimediare da solo. Per fortuna con il tempo si migliora!

Che poi il disco, secondo te, non rischia la monotonia?
Il rischio c’era, però cambiando “genere” praticamente in ogni canzone, mantengo il mio stile ma con un atmosfera sempre diversa, dallo swing de “Il Maniaco” appunto, al tango di “Castigo” al Funky di “Funky Love”

E in fine concludi in tutta “normalità” – parlando almeno per quel che riguarda gli arrangiamenti. Perchè?
hehe…non ho saputo resistere ad arrangiare alla “vecchia maniera” questo pezzo che chiude il disco…ho voluto farmi e fare un regalo agli ascoltatori, dalle chitarre elettriche con mini assolo alla Tom Morello, al riff alla Michael Jackson , piani elettrico, batteria poliziesca e basso groovettoso! Ringrazio infatti Pietro Beltrami, Paolo Codognola,Nino Rivoli e il grande Dado Bertonazzi per la collaborazione!

Un tempo era una vera impresa. Oggi la tecnologia praticamente ci fa essere autonomi. Non hai pensato che potesse essere una caratteristica controproducente oggi?
Già’…forse una volta avrei potuto solo essere un One man band classico, alla Edoardo Bennato ,sai…con sonagli a una caviglia, pedale e cassa con l’altro piede e via così’…oggi ci sono più possibilità, io uso una loop station a più canali , un po’ come faceva Alex Britti in un suo tour dove si divertiva a creare basi e assolarci sopra , ma come tanti altri appunto…penso in definitiva che l’importante non siano i mezzi, ma le EMOZIONI che riesci a trasmettere agli altri…se arrivano, sei a posto!

Far tutto da se, secondo te è un bel messaggio da veicolare?
Sicuramente prima di avere un progetto da soli, bisognerebbe approcciarsi alla musica, condividendola con gli altri, suonando, ma soprattutto ascoltando gli altri. E’ così che si cresce e che ci si fa un bagaglio musicale vero. Poi si può anche suonare da soli per conoscere meglio se stessi. L’importante sono le emozioni.

Come di consueto vi lascio con il singolo di lancio. Suona “Anima”, suona Mikeless, suona la sua chitarra. Questo brano come tutti gli altri d’altronde, si pesca tantissimo in ogni dove delle nuove generazioni della nostra bella e dannata provincia, questo inno alle donne che spunta fuori da un lavoro che a suo modo, e con le dovute proporzioni, mi ha “stupito”. Che Malcom lo sapete, si stupisce ancora di fronte le cose semplici. Ebbene, è si vero che oggi per stupire non bastano più neanche i dinosauri. Play softly…molto softly…