Il Salotto di Malcom: Lush Rimbaud

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Ci sono giorni in cui la luce non entra dalle finestre. Ci sono giorni in cui i pensieri non lasciano le mie mani. Ci sono istanti preziosi dietro il vetro della finestra che puoi soltanto vederli passare, intoccabili, lucidati per le luci dei riflettori. Dietro, al segreto della tua anima, trame e doppi sensi, immagini e psichedeliche sensazioni di estasi, istantanee che cerchi di scrivere in musica per fermare quel prezioso istante di tempo. Seguendo filosofie ugualmente eteree ascolto da giorni e in anteprima il nuovo disco dei Lush Rimbaud che esce sul mercato proprio oggi dopo aver bussato alla porta dei saggi conoscitori di musica con un video tutt’altro che banale. Un sound raffinato, intenso e lievemente minimale con intrisi giochi di luce e atmosfere eteree di metallo e droghe pesanti. Lo scenario dei marchigiani L.R. è direttamente proporzionale a quanto di visionario esista nel resto del mondo. Da oggi ho qualcuno di speciale con cui parlare. Benvenuti in questo salotto ugualmente concreto:

Terzo capitolo già criptico dal titolo. “L/R”. Guardatevi indietro: cosa siete diventati?
Per rispondere a questa domanda dovremmo raccontarvi da dove siamo partiti..siamo amici da una vita, cresciuti insieme a pane, Fugazi e Kraut Rock, ma abbiamo sempre sentito la necessità di testare sonorità nuove, approcci differenti, magari involontariamente agli inizi, poi in modo sempre più consapevole col passare degli anni. Restare uguali a sé stessi può essere un pregio in alcuni aspetti della vita, sebbene in campo artistico lo riteniamo un limite: cambiamo come individui e con noi cambiano i luoghi, le persone e le circostanze delle nostre vite; come potrebbe la nostra musica rimanere immune a tutto ciò? é come se, trovandoci in mare aperto, pretendessimo di non muoverci dal punto in cui siamo: noi vogliamo seguire la corrente senza però andare alla deriva.

Marchigiani con un disco che non è neanche italiano. Tanta visione extra europea come fa a nascere dalla provincia Marchigiana?
Al di là del cantato in inglese, che deriva dal nostro background musicale, e del sound, che è comunque frutto della rielaborazione di tutti gli ascolti fatti in questi anni, in realtà i pezzi raccontano spaccati di vita, riflessioni e sensazioni che soltanto la provincia produce. Noi li abbiamo filtrati in una dimensione onirica e alterata, ma il senso di straniamento e di malinconia che permea tutto il disco probabilmente viene proprio da lì. Marche paranoiche, per fare una citazione.

Berlino, NewYork, Johannesburg. Lasciando la musica libera di andare, dove si sentirebbe a casa?
New York City. Moltissimi gruppi che amiamo provengono dalla Grande Mela, è una città fondamentale per quello che ha sfornato in termini artistici negli ultimi 60 anni.

E in questo mare di elettronica e psichedelia, parlatemi di questo meraviglioso sax in “Never Regret”. Che storia è?
In realtà è una tromba ed è opera di Abramovic, eclettico musicista anconetano e amico di vecchia data. Abbiamo apprezzato la sua tromba morbida e sinuosa con la sua precedente band El Cijo. Lo abbiamo fatto venire in studio per improvvisare su alcune canzoni..col senno di poi, possiamo dire che ha dato al nuovo lavoro quel quid in più, contribuendo a creare un immaginario maggiormente suggestivo e cinematografico, a tratti noir.

L’Italia che dice? Ci ha capito qualcosa?
Non ascoltiamo molte band italiane..Abbiamo però visto un’infinità di band del sottobosco underground italico durante questi anni, e tra le migliori che ora ci vengono in mente potremmo citare i Plasma Expander, i Fuzz Orchestra, i Ronin, i Buzz Aldrin, i Movies Star Junkies, la scena marchigiana in genere (Jesus Franco & the Drogas, i Vel del compianto amico Francesco Vilotta, solo per citarne un paio) o anche i più recenti Giovanni Truppi, Godblesscomputers e Sonic Jesus. Anche se non rientra nel circuito a noi più familiare, abbiamo avuto modo di apprezzare quest’estate al New Evo Festival, organizzato dall’agenzia Molotov Booking, di cui facciamo parte come band, anche un giovane e promettente artista anconetano, Stèv. Per il resto, di questi tempi se sei italiano e non fai musica solo per partecipare ad un talent show, è già grasso che cola.

Intellegibilità o incertezza. Chiarezza di un messaggio o mistero di una visione astratta. I Lush Rimbaud cosa inseguono? A fine concerto o a fine ascolto sono le parole o gli stati d’animo che volete lasciare al vostro pubblico?
La nostra è una visione sfumata, in divenire, diffidiamo di chi dispensa risposte semplici e nette, soprattutto in tempi come questi. Vorremmo fornire all’ascoltatore una colonna sonora per i suoi sogni più intimi, per i suoi trip più mistici. Riteniamo che nell’oscurità vi sia la condizione ideale per l’ascolto di Lush Rimbaud, lasciando la mente libera di vagare.

Pietre e metalli pesanti. Grattaceli e infrastrutture di ultima generazione. Luce a led anche sulle macchine. E poi il classico sapore di una notte di periferia. Non manca niente. Questo è il nuovo disco dei Lush Rimbaud.