Il Salotto di Malcom: Luciano Panama

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Scena indie e provincia dannata. Oltre il buio delle cose, oltre le ossa, oltre l’ingenua libertà di essere e di credersi, arriva una musica che in qualche modo salva e rende – davvero – liberi. Finalmente il suono indie di questi nuovi sacerdoti del pop d’autore trova la giusta dimensione e sono canzoni di rinascita, di analisi e di adolescenziali moti di rivoluzione. Luciano Panama che sia il benvenuto. Non aveva questa forza con gli Entourage. Oggi pubblica “Piramidi” e il disco si fa a scoltare ancora e ancora e ancora. Spolvero questo salotto e verso qualcosa di forte da bere…

Dal “pop” degli Entourage che cosa hai portato via? Che poi in fondo possiamo dirlo che non è cambiato granché visto che eri tu la motrice portante?
Direi che dal “sound” di Entourage ho portato via tanto. Credo che Piramidi sia il seguito migliore di tutto quello che avevo fatto sinora. Sì ero la matrice portante di quella band ma Francesco e Paola, lavorando con me giornalmente, portavano idee ed energia. Credo di aver sviluppato un linguaggio capace di arrivare a più gente, almeno queste sono le mie impressioni dopo qualche settimana dall’uscita di Piramidi!

Dalla provincia quindi si coltivano solo illusioni o si può emergere in qualcosa?
Se parli di coltivare il tuo essere uomo, questo lo puoi fare più o meno ovunque. Per quanto riguarda l’illusione di poter vivere di musica, direi che Milano Bologna e Roma restano sempre le migliori città per proporre un progetto simile al mio, lì si trova un terreno più fertile, in altre città come Messina è più difficile, ci si deve scontrare con delle realtà più spigolose che ancora non riescono a capire bene l’importanza che possono avere delle attività culturali come la mia o come molte altre. Però ho voglia di farlo, di scontrarmi e confrontarmi con visioni della vita diverse dalla mia, credo la mia città ne abbia bisogno ed io ci provo.

L’immagine dei vinili sulla scrivania penso sia davvero storica ed emblematica. Come ti è venuta? Aiutaci a leggere tra le righe…
Il vinile è da sempre un formato che mi affascina. Ho avuto sempre l’intenzione di realizzarlo per ogni disco che ho pubblicato, poi per vari motivi non si è mai concretizzata l’idea. Durante un viaggio a Bologna ho conosciuto Ciccio Gallea e Luca Macaluso, i ragazzi di Khalisa Dischi – un’etichetta che stampa solo in vinile – ed ascoltando l’album insieme abbiamo deciso di collaborare alla realizzazione di PIRAMIDI. Sono molto contento di questa co-produzione. Ascoltare la musica in vinile è diverso, gli stessi dischi in cd o su file digitale hanno un sapore diverso, in alcuni casi anche un senso diverso. Ecco voglio dare a chi ne ha voglia la possibilità di dedicarsi a Piramidi in un altro modo.

“Le Ossa”: parafrasando e neanche tanto, trovo che non solo questo bellissimo brano ma anche questo disco nel suo complesso stia inseguendo le origini delle cose… non trovi?
Si sono d’accordo! C’è una ricerca ed una voglia di tornare alle origini o più semplicemente ritrovare sé stessi, i propri valori interiori, per tirare fuori da sé l’idea più autentica, quella che si avvicina di più a ciò che siamo realmente, per analizzarsi e poi scegliere come proseguire in questa vita. I titoli dei brani, il titolo dell’album, il modo in cui è stato realizzato, sono tutti degli elementi che mi fanno pensare a tutto ciò. Credo sia importante oggi, anche attraverso la musica, parlarne. Fare un disco per me è un atto sociale, politico, liberatorio, bisogna farlo con molta attenzione, responsabilità, consapevolezza!

La scelta di una ragazza nuda nel video? Perchè non totalmente nuda a questo punto? Scusa la domanda, lungi dal voler fare cenni di sterilità erotiche… parlo proprio del concetto di nudità…
Non siamo partiti immaginando il video con i corpi nudi. Ci sono state diverse riprese in cui eravamo anche vestiti e diversi montaggi del video, poi Andrea Liuzza, regista del videoclip, ha trovato un equilibrio che stava bene a tutti attraverso questa versione. Avevo paura che l’immagine della donna venisse fuori in modo diverso da quella che ho io! Nel rispetto di tutte le parti è riuscito a creare delle ottime proporzioni tra arte e nudità. Il video è stato ispirato da una performance di Marina Abramovic e da alcune opere come ad esempio “La Crocifissione” o la “Pietà”, ma non volevamo la nudità a tutti i costi, più che altro ricercavamo una sorta di danza della vita e della morte, ma lavorando ci è parso che il contrasto tra il corpo vivo e la sua struttura ossea, per così dire, messa a nudo, cogliesse il senso viscerale del brano.

Oltre le “Ossa” esiste davvero tanto da trovare ancora. E se non ci hai capito una mazza allora impara a respirare. Dalla radice. Torniamo alla radice delle cose. Torniamo alle rotelle delle nostre biciclette…




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