Il Salotto di Malcom: Lo Yeti

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Direi che da un nome d’arte così ci sono ben poche prospettive di serenità. Almeno questo avrebbe a dettare l’istinto di ognuno. Eppure già da quando entra in questo salotto, slanciato nella sua fisicità e visionario nella sua fantasia, Lo Yeti non sembra proprio avere quel carattere burbero e aggressivo. Anzi, un po’ come il suo “Amore Bufalo”, un po’ come fanno i suoi testi, un po’ come fa un fiore in mano ad un soldato. Un disco d’esordio dal titolo “Le memorie dell’acqua” che mi piace tantissimo per la sua delicatezza, per il suo sottile modo di farci sentire innamorati, per il suo elegante inchino alla semplicità. Una chiacchierata con Lo Yeti sembra quasi poter durare finchè le stelle non abbiano tutte quanto un nome…e la citazione non a caso…

In questo disco c’è del lo.fi un po’ ovunque. Ma soprattutto in alcune chitarre che strizzano l’occhio al grunge. Quanto sono fuori pista?
Il lo.fi credo sia un discorso di approccio, che ho deciso di dare al progetto fin dalla sua genesi. Volevo riuscire a rimanere slegato da discorsi di genere, per poter mettere insieme brani che avevano differenti sfumature e influenze musicali. Le chitarre volevo fossero riconoscibili sia su pezzi più tendenti al pop acustico sia su quelli più elettrici. Poi credo che ci sia una influenza un pò inconscia quando scrivi e componi un brano, data dai vari ascolti che fai, che portano questo verso determinati lidi. Sicuramente c’è anche qualcosa del primo grunge. Poi c’è tutta la componente produttiva, che porta gli arrangiamenti e il sound generale verso una sua completezza musicale; su questa c’è stato un grande lavoro di Marco Milani, che ha sposato con me il progetto fin dall’inizio, Pierluigi Ballarin che ha curato la gli arrangiamenti e Angelo Epifani che ha lavorato sulla produzione e sul mastering.

Ma quanto tempo hai investito ad ascoltare i Beatles?
Quanto ne investo ancora! Ci sono dischi e artisti che ti fanno scoprire qualcosa di nuovo ad ogni ascolto, qualcosa che non avevi notato, tante piccole sfumature, che poi rendono grande un disco. Il loro lavoro, anche nella loro carriera solista, è sicuramente una delle mie più grandi ispirazioni. Credo che all’interno de Le Memorie dell’Acqua, ci siano tantissimi richiami e omaggi, più o meno volontari; Da La Nostra Rivoluzione, che parte da una mia vera “ossessione” per Blackbird, a Rita che credo sia pervasa dal mio amore per Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band. Potrei continuare, ma poi sembra che io abbia fatto un album di cover.

E come ci sei finito tra le grinfie di Angelo Epifani?
Mi ha rapito! Scherzi a parte, tramite una amicizia comune, che ha portato ad Angelo una prima versione del mio lavoro (grazie Marcella). Da lì siamo entrati in contatto e Angelo ha sposato il progetto e ha voluto produrlo, assieme anche a Daniele Calandra di SRI Productions. Mi ha aiutato molto a trovare una mia dimensione musicale e con lui stiamo lavorando adesso alla promozione dell’album e sulla struttura dei live che presenteranno il disco. Non posso che ringraziarlo, per la sua competenza e professionalità.

Bellissima “Intrepida”. Ma che ci fa in questo disco? Sembra proprio una scrittura diversa…
Come dicevo, mi sono accorto fin da subito che il materiale che avevo messo assieme in fase di composizione, fosse piuttosto diversificato, che andasse a toccare in modo trasversale differenti generi. Non ho voluto cercare di amalgamare il tutto sotto una unica etichetta musicale, sotto un solo genere, ho preferito che i brani mantenessero una loro indipendenza musicale di fondo, sapendo che comunque sarebbero rimasti legati da un discorso verbale, di testi, parole. Queste credo siano la base di tutto l’album.
Intrepida è sicuramente il brano più smaccatamente Pop e così ho voluto mantenerlo tale, senza però andarlo a riempire o sovra produrre, anzi, ho cercato di asciugarlo il più possibile.
L’album intero è stato scritto nell’arco di un anno circa e ogni canzone credo rispecchi abbastanza il mio umore nel momento in cui l’ho scritta.

Ma secondo te oggi arriverà davvero l’acqua a lavar via il brutto che c’è e a portare a riva nuove cose?
Ciò che mi affascina dell’acqua è il suo ossimoro intrinseco, il cancellare e il trasportare. Questo il primo pensiero che ha generato l’album.
Vorrei immaginare che l’acqua potesse portare esperienza, il messaggio di qualcuno, che si è preoccupato del prossimo e che ha abbandonando alla corrente un suo pensiero facendolo arrivare a qualcun’altro.

Chiudiamo con una riflessione. Che poi l’acqua è anche fonte di grandi tragedie quando arriva… certe volte…
Sì, ed è più grande di noi e ci spaventa, come ogni forza della natura. Queste mettono in mostra il nostro lato più debole, nella necessità umana di dover sempre cercare un colpevole, un capro espiatorio.

E allora mettiamoci in cerca delle stelle. Eccovi il Video di lancio, ecco come gira la metafora de Lo Yeti quando ci parla di un “Amore Bufalo”. Ecco i disegni visionari di una nuova voce della canzone d’autore italiana.




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